Tre interventi artistici creati in serie dall’associazione Parsec che hanno suscitato le reazioni più diverse e a tratti esilaranti, compreso l’immancabile dibattito social
di Sara Papini, operatrice della comunicazione
In moltə in questi mesi, passando per via Capo Di Lucca, hanno notato nuove “installazioni” alle pareti del civico 34. In tantə si sono interrogatə su chi fosse il mandatario delle nuove opere esposte a cielo aperto e solo qualche giorno fa è stata resa nota la fonte: l’associazione Parsec (qui)!
Il progetto di arte pubblica è stato ideato da Parsec in collaborazione con Andrea Gianfanti ed è nato con lo scopo di indagare, mediante differenti soluzioni creative, come la narrazione dello spazio pubblico cambia a seconda della diversa modalità di interazione con le superfici urbane. L’intento del progetto è stato quello di ascoltare, valutare e comprendere – mediante osservazioni e analisi etnografiche – la relazione che si è andata a creare tra gli interventi presentati e le diverse possibili forme d’interazione creativa. Il progetto è stato un vero e proprio dialogo tra lo spazio pubblico e le persone che lo hanno attraversato, un dispositivo dinamico che ha stimolato una partecipazione continua e attiva insieme a una riflessione sulle diverse immagini.
L’obiettivo non è stato quindi quello di cancellare o limitare le precedenti forme di street art perché meno meritevoli di quelle proposte, ma di diventare interlocutori e interlocutrici attivə.
Le tre opere proposte hanno ragionato su tre tipologie di immagini differenti: il “carino” dell’era del digitale, la rappresentazione antropocentrica del cambiamento climatico e la ricerca, tramite il gioco, di realtà parallele.
In particolare, proprio il primo intervento è stato forse quello più riuscito a livello di interesse da parte della collettività bolognese. Infatti l’opera proposta non era altro che un collage di gattini “super carini”, immagini che chiaramente conosciamo molto bene grazie alla valaga di contenuti simili che vengono proposti quotidianamente sui social network. Il muro che ospitava l’intervento, infatti, è stato molto ricondiviso sui social, fotografato, decorato e anche criticato.

Come hanno sottolineato le ragazze di Parsec: «In tutti e tre i casi le persone hanno comunque giocato con le nuove vestizioni che il muro di Capo di Lucca assumeva di volta in volta. Scritte, graffiti e interazioni sono state fatte con continuità, ma il muro legato alla cuteness è quello che ha regalato più gioie. Addirittura a un certo punto è stato appoggiato accanto un frigo, che è stato immediatamente soprannominato Frigatto. Per non parlare della condivisione sui social e del dibattito che la cosa ha creato». Questo perché la cuteness è indubbiamente l’estetica più prominente dei nostri tempi e ci tocca sotto molteplici aspetti.
Il secondo intervento, invece, rappresentava un’immagine astratta derivante dalle fotografie satellitari di quello che è effettivamente il paesaggio più vasto d’Italia: la Pianura Padana. Presentata, però, in una veste che ormai conosciamo bene: inquinata.

Il terzo intervento poi è stato totalmente dedicato al gioco con un’opera realizzata dall’artista Tiz Creel; intitolata “Chiunque può giocare in qualsiasi momento”.

Insomma, finalmente il mistero su cosa significasse questo intervento artistico e da chi fosse stato realizzato è stato svelato. Personalmente trovo tutto questo estremamente interessante ed esilarante. Come sempre Parsec ci regala emozioni e ci porta a riflettere anche laddove non penseremmo mai. Grazie a loro!

Un pensiero riguardo “I gattini in via Capo di Lucca: un gioco che ci costringe a riflettere su noi stessi”