Parco Don Bosco, una vittoria contro la crisi climatica

Per sopravvivere agli sconvolgimenti ambientali in atto, dovremmo allontanarci dallo spiccato antropocentrismo che sta guidando il nostro agire e smetterla di piegare quello che ci circonda ai nostri esclusivi bisogni

di Bruno Berselli, Comitato Don Bosco


Leggendo gli articoli dedicati al ripensamento di Matteo Lepore riguardo al problema della scuola Besta e del Parco Don Giovanni Bosco, si incontrano qua e là immeritati, ingiusti pregiudizi e semplificazioni sulle persone che hanno dedicato diversi mesi della propria vita alla difesa di questa importante area verde della zona fieristica di Bologna.

La soluzione annunciata giorni fa dal nostro primo cittadino non è una vittoria dei facinorosi (Lega) e non è una concessione ai più violenti (Sassone di FdI) o a chi agisce insultando ed esprimendo favoreggiamento della violenza (Comitato Quattrofoglie).

La nuova scelta non può essere, come dice il sindaco, solo un tentativo di evitare lo sgombero mediante centinaia di poliziotti e carabinieri, generando una situazione simile al G8 di Genova e avendo la meglio su cittadini inermi. Neppure può essere un tentativo di evitare la riprogettazione della nuova scuola, che avrebbe portato i ragazzi di San Donato ad aspettare cinque anni prima di poterla utilizzare.

Aver deciso di non cementificare una parte naturale del parco dovrebbe invece avere la propria ragione, innanzitutto, nel fatto che ci troviamo in una grave e pericolosissima emergenza climatica, dove le piante, ce lo ripetono gli scienziati da ogni parte del pianeta, hanno un ruolo centrale nella mitigazione delle micidiali ondate di calore a cui tutti noi siamo sottoposti proprio in questi giorni.

Possiamo anche sostenere che sia importante proteggere e conservare gli alberi per ridurre gli effetti perniciosi del riscaldamento globale sulla popolazione umana, oppure raccontare in giro che il taglio di un albero sia un atto politico (lo ha ribadito il sindaco in un suo recente video su Facebook), però questo ci impedisce di riconoscere un aspetto importante e cioè che gli alberi sono esseri viventi e hanno tutto il diritto di stare al mondo, come lo ha ciascuno di noi o un riccio, un airone, una megattera. Gli alberi non sono oggetti di nostra proprietà, fanno parte della natura.

Per sopravvivere agli sconvolgimenti ambientali in atto, dovremmo allontanarci dallo spiccato antropocentrismo che sta guidando il nostro agire e smetterla di piegare quello che ci circonda ai nostri esclusivi bisogni.

Dentro al ricco movimento che ha preso le difese del Parco Don Giovanni Bosco, pertanto, ci sono anche persone (e non sono affatto poche) che vedono e interpretano le cose così e cercano di stare accanto alle creature più deboli, umane e non umane. Persone che conoscono le piante e il canto degli uccelli, ma non esitano a ribellarsi senz’armi a chiunque in qualche modo uccida ciò che amano.

Il recente evento soprannominato “2 giorni”, che ha avuto luogo nel parco venerdì e sabato scorsi, ha richiamato giovani, adulti, organizzazioni e personalità di rilievo (per esempio, Moni Ovadia) provenienti da tutta Italia, confluendo in un’esperienza ampiamente condivisa e molto ricca sul piano ambientale, umano, culturale etc.

Aggiungo, in conclusione, che fondamentale e nostra responsabilità è garantire alle nuove generazioni degli ambienti residenziali e di studio salubri e circondati dal verde, perché vivere a contatto con la natura è l’unica via che porta a comprenderne l’importanza e a preservarla.


Un pensiero riguardo “Parco Don Bosco, una vittoria contro la crisi climatica

  1. E il Passante di Mezzo????
    Se, come dice il sindaco Lepore, “tagliare un albero é un gesto politico” (e lo é), raddoppiare un’autostrada con relativa Tangenziale incistata tra le 2 corsie, inquinando e avvelenando Asili, Scuole Elementari, campi da gioco, case che si ritroveranno a pochi metri questo mostro figlio di un progetto che nasce vecchio, come lo chiamiamo????!!!!
    Eppure il sindaco Lepore é papà di due bambini. Li manderebbe nel. Plesso Scandellara, per ore, giorni, mesi, anni a 20 metri da un nastro di cemento di 13 Km percorso di continuo da Tir e auto
    Tagliare alberi che hanno 30, 40,50 anni é improvvido e ottuso, intossicare cittadini dagli 0 ai 90 anni é un atto politico criminale.

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