In difesa di Villa delle Rose

La casa dell’incontro e del dialogo tra religioni e culture non è uno spazio dedicato all’arte, può trovare sede in un altro degli spazi a disposizione dell’Amministrazione, o di uno degli altri promotori. Villa delle Rose deve rimanere uno spazio per l’arte contemporanea. Una petizione on line con centinaia di firme

di Gino Gianuizzi, gallerista


Avrà sede a Villa delle Rose la Casa dell’incontro e del dialogo tra religioni e culture. Il progetto trova origine nel protocollo firmato l’8 aprile 2021 dal Comune e dalla Città metropolitana di Bologna, Chiesa di Bologna, Comunità Ebraica, Comunità Islamica e Università di Bologna ed è aperto a tutte le altre comunità religiose presenti a Bologna che ne condividono le finalità e gli obiettivi e intendono collaborare attivamente al loro raggiungimento (sito web del Comune di Bologna qui).

Nell’anno in cui ricorre il centenario della donazione di Villa delle Rose al Comune di Bologna da parte della contessa Nerina Armandi Avogli, l’Istituzione Bologna Musei propone una riflessione sul momento che può essere considerato l’avvio della storia della Galleria d’Arte Moderna che, con i suoi sviluppi successivi, in un secolo di storia, ha condotto a ciò che oggi è il MAMbo. Con la mostra Villa delle Rose 1936, a cura di Uliana Zanetti e Barbara Secci, si presenta una ricostruzione dell’allestimento realizzato ottant’anni or sono da Guido Zucchini, il primo a dare piena esecuzione delle volontà della donatrice includendo esclusivamente opere del XX secolo.

Fondamentali per restituire il senso dell’esposizione del 1936 e il contesto in cui fu allestita sono state le ricerche confluite nei saggi inediti che, con il testo di Uliana Zanetti, sono presenti in questo catalogo che accompagna la rassegna: Anna Maria Matteucci Armandi Avogli ha tracciato le figure dei suoi avi Nerina De Piccoli e Guelfo Armandi Avogli, Manuela Rubbini ha ricostruito la storia di Villa delle Rose nei primi anni del Novecento, mentre Elena Pirazzoli ne ha ripercorso le vicende successive fino al secondo conflitto mondiale (sito web MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna qui).

Il resto è cronaca di questi giorni, la conferenza stampa del 29 luglio, presenti il sindaco Matteo Lepore, il rettore dell’Università Giovanni Molari, il presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi, il presidente dell’Unione comunità islamiche d’Italia Yassine Lafram e il presidente della Comunità ebraica bolognese Daniele De Paz, assenti sia la direttrice del settore Musei Civici Eva Degl’Innocenti che il direttore artistico del MAMbo Lorenzo Balbi.

La notizia è stata trasmessa sommariamente dai giornali locali, e poi sulla vicenda è caduto il silenzio. Trascorsi alcuni giorni ho reagito al silenzio lanciando un allarme tramite i miei canali social (no, non sono un influencer, uso Fb come tanti non giovani) con il proposito di avvisare gli amici cui fosse sfuggito quanto sta accadendo. Pochissimi avevano avuto notizia dell’operazione: distrazione, vacanze, caldo, stanchezza, distacco dalle questioni cittadine. Poi ho pensato agli inviti a firmare petizioni che spesso ricevo e ho trasformato quel post in una petizione su Change.org, con la raccolta che al momento sfiora le 1.000 firme (qui)

Villa delle Rose è un lascito che la contessa Nerina Armandi Avogli donò al Comune di Bologna nel 1916 – Sindaco Francesco Zanardi, lo stesso che fece edificare il Forno del Pane, oggi sede del MAMbo. Come risulta anche dalla lapide apposta dal Comune di Bologna nel 1927 Villa delle Rose, per volontà della donante, doveva divenire la sede di una istituenda Galleria d’Arte Moderna, e così è stato. È vero che negli ultimi anni Villa delle Rose è stata sottoutilizzata, ma questo è un problema che riguarda le politiche culturali di questa giunta comunale, l’accentramento di competenze nelle mani del sindaco, la mancanza di un assessore alla cultura, la limitatezza di risorse destinate al MAMbo.

La casa dell’incontro e del dialogo tra religioni e culture non è uno spazio dedicato all’arte, può trovare sede in un altro degli spazi a disposizione dell’Amministrazione, o di uno degli altri promotori. Villa delle Rose deve rimanere uno spazio per l’arte contemporanea. Nel corso della sua storia ha ospitato molte mostre, è posta all’interno di un parco di interesse cittadino, e – suggerisco – potrebbe essere una sorta di Kunsthalle cittadina e ospitare mostre temporanee, workshop, laboratori, seminari mettendo in rete MAMbo, Accademia di
Belle Arti, Università di Bologna-Dams, Università di Bologna-Master in arti visive: arte, museologia e curatela. In questo modo verrebbe rispettata la sua vocazione facendone uno spazio di ricerca e di sperimentazione sul modello di tante altre realtà attive all’estero.

Intanto si è aperto un dibattito, che salta dai social alle pagine dei quotidiani locali: su ‘Repubblica Bologna’ la professoressa Rita Monticelli, consigliera delegata del Comune per i diritti umani, il dialogo religioso e interculturale si dice sorpresa e rivela che: «Il protocollo d’intesa per la realizzazione della Casa fu firmato già nel 2021 e nei sopralluoghi che seguirono per la ricerca del posto, fino ai più recenti, c’è stato il coinvolgimento del settore cultura» e conclude con le parole d’ordine “percorso aperto” “ascolteremo tutti” etc. Su ‘il Resto del Carlino’ interviene l’architetto Daniele De Paz, presidente della comunità ebraica, che esordisce dicendo: «La Villa delle Rose non è casa mia. Ma la casa dell’incontro e del dialogo fra regioni e culture non stride in alcun modo con la vocazione artistica e culturale di questa meravigliosa struttura in via Saragozza» per poi dichiararsi comunque disponibile al confronto, così come dice pure il presidente del Quartiere Porto-Saragozza Lorenzo Cipriani. La ciliegina sulla torta è la frase: «Del resto non è un caso che nel progetto della Casa delle religioni ci sia la parola cultura».


3 pensieri riguardo “In difesa di Villa delle Rose

  1. Legalmente quell’arrogante del sindaco potrebbe perdere la donazione se ne fa un uso differente e se io fossi uno dei discendenti della Nobildonna ne vorrei rientrare in possesso visto l’uso non conforme alla donazione …. poi un mio semplice pensiero l’urbanistica e la cultura dovrebbero essere in mano a persone importanti di questi settori non ai primi ignoranti che passano in comune …..

  2. Si sta ripetendo il brutto copione già recitato per il museo Morandi : nessun rispetto della parola data alle due sorelle del nostro pittore. Oggi si ignorano i vincoli posti ad una generosa donazione.
    Ma cosa sta diventando la nostra comunità?

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