Baumann, il Comune ridia la doppia n al fondatore della Virtus

Bergamasco d’origine, venne in città per insegnare. Si prese a cuore la salute degli allievi, fu l’inventore dell’educazione fisica. Fu anche il fondatore della Sef Virtus, anticipando di 25 anni lo spirito olimpico di de Coubertin e, a differenza del francese, riconoscendo lo sport come un diritto anche per le donne. Un eroe nazionale cui è dedicata una strada in zona Murri, col nome giusto, e un centro sportivo in San Donato. Peccato che il cartello all’angolo di via Bertini lo chiami Bauman

di Luca Corsolini, giornalista


Via San Donato, lasciando il centro alle spalle.
A un certo punto, sulla sinistra, si incrocia via Bertini. Un cartello indica che, prendendo quella strada, si arriva al campo scuola di atletica leggera intitolato a Emilio Baumann, benemerito cittadino, non semplicemente il fondatore, con altri, della Sef (Società Educazione Fisica) Virtus: piuttosto una persona ancora oggi riconosciuta tra i padri dello sport moderno, non solo quello italiano. Peccato che il cartello sia sbagliato: al cognome di Baumann manca una n e a questo errore grossolano in tanti anni nessuno ha rimediato.

Strana nemesi per una persona che, giova ripeterlo, ha inciso tanto sul carattere sportivo della città, fino a farci essere la Bologna sportiva, anzi dichiaratamente polisportiva che siamo.

Chi era questo Emilio (un destino nel nome) Baumann? Era un giovane del Bergamasco che arrivò a Bologna chiamato dal Comune come insegnante e che subito scelse una missione: notato un preoccupante aumento della sedentarietà delle nuove generazioni, si impegnò affinché quella che ancora oggi chiamiamo educazione fisica trovasse uno spazio, sicuro e non precario, nei programmi fin dalla scuola elementare.

Baumann, per capirci, è considerato uno dei padri della ginnastica, il primo sport a formare una federazione in Italia. Non solo: lui e Costantino Reyer, a cui è intestata la polisportiva veneziana che oggi conosciamo, come per la Virtus, per una parte, il basket, che ovviamente non è mai stata il tutto, specie agli esordi, possono ben essere considerati i padri dello sport italiano, quelli che hanno determinato anche il risultato delle ultime olimpiadi a Parigi: 40 medaglie conquistate dagli azzurri in tante discipline diverse, non solo nella ginnastica. All’epoca i due si opponevano alla fazione torinese che voleva che lo sport continuasse a essere confinato come una disciplina militare da sviluppare nei cortili delle caserme.

Un altro dato fa gridare vendetta per quel cognome sbagliato del cartello. Quando Baumann, con altri, fondò la Virtus, dopo già diversi tentativi, era il 1871: se è evidente il primato cittadino rispetto a qualunque altra società, primato storico – un dato di fatto, non una interpretazione faziosa – altrettanto evidente deve risultare che Bologna e la Virtus hanno anticipato di venticinque anni i Giochi Olimpici nati nel 1896.

Non solo: Pierre de Coubertin, che è considerato il padre dell’Olimpismo, non vedeva di buon occhio – eufemismo – lo sport femminile. E infatti in questi giorni di celebrazione della parità di genere nemmeno i francesi hanno voluto ricordare con troppa enfasi lo stesso de Coubertin per non ricordare le sue posizioni più o meno apertamente contro le donne. Che poi il barone sia stato comunque e inevitabilmente omaggiato, essendo i Giochi tornati a Parigi proprio cento anni dopo l’ultima edizione a cui aveva partecipato direttamente, non è semplicemente questione di grandeur.

Noi, italiani e bolognesi, possiamo avere una posizione diversa. Dovremmo averla per pesare nel modo giusto il fatto che di dodici medaglie d’oro dell’Italia sette sono state vinte da donne. E dovremmo averla per rispetto verso Emilio Baumann, il quale da subito, ben prima del 1871, e comunque …due secoli fa, si era impegnato perché la pratica sportiva fosse un diritto riconosciuto anche alle ragazze.

Ne abbiamo una testimonianza indiretta che vale come impegno a …correggere il prima possibile quel cartello, con le dovute scuse, e l’impegno a ricordare più e meglio la figura di Baumann. Lui, che tra tanti libri scrisse anche “Ginnastica tra i banchi” è il protagonista indiretto di “Amore e ginnastica” di Edmondo de Amicis, il romanzo pubblicato nel 1892. La professoressa Pedani, la protagonista, parla di Emilio come forse nessuno oggi, al tempo dei selfie, parlerebbe addirittura della Nazionale di Volley femminile medaglia d’oro: «Quando le toccavano il Baumann, la Pedani non ammetteva celie. Saltò su. Il Baumann era benemerito del paese, era il fondatore d’una nuova ginnastica che avrebbe dato immensi frutti, un grande ingegno, un gran dotto, un creatore di caratteri. Essa l’aveva conosciuto al Congresso: era una figura di uomo predestinato a grandi cose: vicino alla sessantina, pareva un giovane; aveva una fronte superba, il gesto fulmineo, la parola scultoria, un’eloquenza dominatrice di soldato e d’apostolo. Il Baumann, datigli i mezzi, avrebbe rifatto una nazione».

Ecco, questo era Emilio Baumann già per i suoi contemporanei: il Comune, che i mezzi li ha, rifarà se non la nazione almeno un cartello stradale?


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