A parer mio il decentramento vero dovrebbe prevedere che siano gli enti territoriali ad andare dal Sindaco in un confronto paritario, e non viceversa come purtroppo accade oggi
di Angelo Rambaldi, “Bologna al Centro-L’Officina delle Idee”
L’ultimo intervento di Achille Scalabrin (qui) mi dà l’occasione di ricordare, rispetto alla vita democratica della nostra città, un periodo felice e gravido di belle speranze.
Prima di divenire consigliere comunale a Bologna, nella Prima e in parte nella seconda Repubblica (la P maiuscola è voluta) sono stato consigliere di quartiere. A quei tempi si proseguiva ancora sulla strada pensata e voluta da Giuseppe Dossetti, con il suo “libro bianco”, e Achille Ardigò verso i Quartieri luogo e promozione dei cittadini nel Governo della cosa pubblica.
È poi accaduto che sin dalla seconda parte del mandato del sindaco Merola (il mandato per i quartieri fu affidato agli allora assessori Lepore e Rizzo Nervo) e nell’attuale mandato del sindaco Lepore, ai Quartieri è stata tolta qualsiasi potestà gestionale e decisionale, tutto questo in un disegno di accentramento di funzioni tolte ai Quartieri e passate alla Giunta e ai Sindaci. Altro aspetto importante, per una città come Bologna che non arriva a 400mila abitanti, è che i Quartieri hanno avuto un’estensione non ragionata, che ne ha annullato l’identità e la storia.
Sì perchè le periferie a Bologna avrebbero un’identità e una storia, per non parlare dell’assurdità di insistere nel mantenere il Quartiere per eccellenza, il centro storico, diviso tra due entità diverse. Infine c’è questa scelta del Sindaco, per carità in perfetta buona fede, di sedersi a rotazione, previa comunicazione e cartellonistica, sulle poltrone dei presidenti di quartiere e attendere la visita dei cittadini.
Ecco, a parer mio la direzione dovrebbe essere inversa, e il decentramento vero dovrebbe invece prevedere che siano i Quartieri ad andare dal Sindaco in un confronto paritario. Quanto al famoso bilancio partecipato ( il 2,5% del bilancio comunale) osservo solo che ha tutta l’aria di un piccolo cadeau della Giunta ai Quartieri.
Photo credits: Joshua Kettle

L’esigenza di rivisitare il decentramento della città capoluogo (sarebbe anche utile rivisitare la citta’ metropolitana)non è a mio avviso un problema meramente amministrativo.A mio avviso la realtà bolognese va politicamente ‘rivisitata’- É infatti la inanità della’politica’ la causa vera delle patologie che incrinano il tessuto civile; così come è vero che la ‘politica’ non riesce a misurarsi con i punti alti e anche inediti di questa nostra realtà. Il Sidaco,a mio modesto avviso,tramite la conferenza dei capigruppo,dovrebbe invitare le forze politiche a misurarsi per rileggere il divenire di Bologna dal 1956 a oggi..Anche la politica si deve rinvigorire e non appiattirsi in uno squallido ‘comitato elettorale’ quale oggi è. C’è bisogno sommo di una feconda dialettica tra ‘amministrazione’ e ‘politica’- Si diceva un tempo,ai miei tempi,tra ‘partiti e Stato’- Ecco la vera sofferenza,tra ombre e luci,della Bologna di oggi e della sua ‘virtuale’citta’ metropolitana.