Lettera 2 – Il popolo era con te senza populismo

Per ragionare sulla figura politica e umana di Berlinguer, a quarant’anni dalla scomparsa, Casadeipensieri, ScriptaBo e Cantiere Bologna hanno chiesto a scrittori, personalità, cittadini di scrivere una lettera aperta allo storico segretario del Pci e dirgli perché lo hanno nel cuore. Le lettere verranno lette dagli stessi autori domenica 8 settembre, alle 18, all’Arena Centrale della FestUnità provinciale di Bologna, nella serata dedicata a questo leader indimenticato ed indimenticabile

di Gian Mario Anselmi, storico della letteratura


Caro Enrico,
ti voglio ancora bene senza riuscire a darmene una spiegazione veramente razionale e compiuta. Io sono di quella generazione che verso i trent’anni aderì al Pci provenendo da altri percorsi, io in particolare dai gruppi legati al “manifesto”: non ero d’accordo con alcune tue posizioni e decisioni, anzi con altri compagni eravamo spesso critici. Pochi allora capimmo la grande forza innovativa che tu lanciasti con lo slogan del “compromesso storico”, che fu per altro un progetto senza precedenti per cercare di allargare le basi di una democrazia “fragile” come quella italiana aprendosi a tutte le forze democratiche e antifasciste.

Eppure, allo stesso tempo, eravamo entrati nel Pci soprattutto perché tu eri un garante della sua eredità gramsciana e della lealtà come valore fondante di un ceto dirigente che ci avrebbe dovuto guidare con entusiasmo e determinazione.

Vedi, lealtà, entusiasmo, determinazione, che parole sorgono spontanee nello scriverti! E potrei aggiungere soprattutto moralità indiscussa. Proprio le parole che oggi dobbiamo cercare con il lanternino nella politica contemporanea e che furono invece la basi della tua autorevolezza. Eppure riguardando le tue fotografie, riascoltando le tue interviste insorge in me (come forse in tanti) una sensazione di tenerezza, di dolcezza, di malinconia (che erano esattamente ciò che traspariva dai tuoi occhi e dai tuoi sorrisi) assolutamente unica nella nostra storia politica. Oggi si direbbe la tua “umanità”: eppure, a tuo modo, eri severo e intransigente. Ma a tutti noi appariva evidente che nell’intransigenza non c’era mai arroganza, nella severità non c’era mai durezza. Il “popolo” era con te senza che tu abbia mai concesso nulla al “populismo”. Eppure di quel popolo avvertivi il calore e la sostanza profonda.

Chiamala, se vuoi, umanità. E la tua morte così “tragica”, così davanti a tutti, in quell’ultimo disperato comizio, ti ha fissato come fermo nel tempo: privilegio degli eroi che non invecchiano e di cui restano solo fotogrammi di volti belli e pieni di speranza (come per Pasolini, Calvino, il Che e tanti altri). Il tuo volto sereno e così intenso nel famoso scatto sulla barca a vela ci commuove ora come allora. Quasi una metafora quella barca con te alla guida: tornerà un tempo di speranza come quello?

Ora che sono ormai anziano ho tanti dubbi e disincanti e però pensando a te e alla tua serena determinazione politica e culturale spero che ci sia ancora tempo di navigare e che tanti possano imbarcarsi per quel viaggio. Un abbraccio.


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