“Cra Aperta”, una rete per superare l’invisibilità

Un progetto frutto di una collaborazione tra Comune di Bologna, Chiesa Cattolica, Azienda Usl, Unibo, enti del Terzo Settore e reti di volontariato e di prossimità per dare vita a un nuovo modello di assistenza agli anziani fragili preservandone l’autonomia

di Antonella Peloso, dipendente Ausl


Il numero delle persone anziane in rapporto alla popolazione cresce in modo costante, è fatto noto. A Bologna Città Metropolitana gli over 65 sono il 30%, di cui l’11% superano gli 80 anni.

Gli anziani ci raccontano cosa c’era prima, memoria ricostruita dai racconti ed evocata da vecchie fotografie, anziani siamo noi o i nostri figli tra qualche anno o tra qualche decina di anni. Nella famiglia allargata il capostipite aveva un ruolo importante, oggi gli anziani sono sempre più soli, difensori caparbi della propria autonomia che intendono esercitare nei loro luoghi di sempre.

L’indice di vecchiaia sale, diminuiscono i nuclei familiari che possono assistere le persone anziane. Quali soluzioni individuare? Sono presenti sui territori strutture residenziali di accoglienza, le ormai rinomate Cra (Casa Residenza Anziani) che si occupano di persone prive di autonomia funzionale.

All’interno di una di queste Cra, la Beata Vergine delle Grazie (che ha come territorio di riferimento i quartieri Savena e Santo Stefano) da un gruppo inizialmente informale di professionisti è nata la prima idea di un progetto dedicato alle persone anziane ancora funzionalmente autonome che vivono presso le loro abitazioni. Un nuovo modello di assistenza domiciliare, in collaborazione con i servizi sociosanitari e con il coinvolgimento in prima persona degli assistiti e dei loro caregiver che si affianca alle Cra ribaltandone l’approccio: da un ruolo meramente ricettivo a una proposta all’insegna dell’andare verso, intercettando i bisogni sommersi e invisibili ai Servizi. Cra Aperta: una rete per superare l’isolamento, l’invisibilità e spesso l’emarginazione delle persone più fragili.

Il progetto è frutto di una collaborazione tra Comune di Bologna, Chiesa Cattolica, Cra Beata Vergine delle Grazie, Azienda Usl, Unibo, enti del Terzo Settore e reti di volontariato e di prossimità, ognuno con le proprie competenze e possibilità, realizzando il coinvolgimento della comunità.  Nel comunicato stampa per la presentazione del Progetto, nel febbraio 2024, l’Arcidiocesi richiama l’impegno nel «sostenere azioni concrete a supporto delle persone anziane in maniera strettamente integrata al sistema pubblico dei servizi sanitari e sociali, alle realtà del terzo settore e parrocchiali attive sul territorio». Il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna ha contribuito alla definizione di un modello potenzialmente trasferibile di presa in carico della persona anziana, selezionando gli strumenti per la raccolta delle informazioni, per il monitoraggio dell’impatto degli interventi e per la rilevazione della soddisfazione degli utenti.

Un aiuto per la spesa, l’accompagnamento a visite o uffici, due chiacchiere e una partita a carte per squarciare il sipario della solitudine o il dolore di un lutto allontanando l’ombra della depressione, sempre in agguato, che della solitudine si nutre. Risolvere rapporti tesi con vicini, amici o parenti, avere un supporto per i guasti di elettrodomestici o altro all’interno dell’abitazione, re-imparare l’uso della bicicletta, dare una pulita ad ambienti di vita non sempre sani… Sono molti gli aiuti da offrire a chi ha deciso di non abbandonare la propria autonomia e ha bisogno solo di un piccolo aiuto per andare avanti. Nel corso dei primi due anni di attività sperimentale sono stati attivati servizi per 32 casi, sebbene le persone anziane e sole che hanno potuto beneficiare di una presa in carico in modo continuativo siano state 12. Al diffondersi dell’informazione sull’iniziativa le richieste di supporto sono in aumento.

L’Azienda Usl di Bologna oggi sta valutando la trasferibilità del progetto in altre zone dell’area metropolitana, con attenzione alle specificità di ogni singolo territorio. La flessibilità è essenziale per la realizzazione in altri contesti, in considerazione della diversa disponibilità di risorse, umane e non, dei diversi bisogni rilevati e delle diverse caratteristiche della popolazione. Le prestazioni messe a disposizione non sono “standardizzate”, bensì oggetto di elaborazione e valutazione continue. Al centro si colloca il rispetto della persona, delle sue scelte e delle sue volontà, facendo leva sulle sue potenzialità “addormentate”.

La comunità è coinvolta. I singoli assistiti ritornano persone, non più solo “pesi” sulle spalle affaticate e a volte insofferenti di caregiver anche loro spesso in condizioni di fragilità, e la comunità acquisisce senso di appartenenza attraverso la solidarietà, mano che stringe un’altra mano.

L’ostacolo prevedibile della sostenibilità si potrebbe superare valutando l’impatto sul numero di accessi alle strutture sanitarie, dai Pronto Soccorso alle degenze, con la correlata diminuzione dei costi, ma certo a monte ci deve essere la scelta di come investire i soldi della collettività.


7 pensieri riguardo ““Cra Aperta”, una rete per superare l’invisibilità

  1. I problemi degli anziani malati in Italia sono enormi ed l’inadeguatezza e il cinismo delle istituzioni nel trattare la questione “non autosufficienza” li conosco bene da anni. Non saranno certo queste notiziole riferite alla disponibilità di una cra ad aprirsi alla città che recupereranno anni e anni di disimpegno e di assenza totale degli enti pubblici nei confronti delle enormi necessità che hanno gli anziani non autosufficienti e le loro famiglie. Peggio ancora è la prospettiva di cadere nelle mani di RSA che sono sistematicamente sotto organico. In questa nefandezza ignobile che è il trattamento degli anziani non autosufficienti in Italia, non ho trovato alcuna differenza nella qualità di servizi erogati tra Milano, Torino, Treviso o Bologna, visto che nella pratica quotidiana si eguagliano. Quando si arriva alla fine della vita si diventa inutili e pesanti per tutta la classe politica, da sinistra a destra, senza alcuna differenza etica o morale. Le prospettive di vita per i futuri anziani italiani, non sono buone.

  2. Certo il problema degli anziani soli e/o malati è tra i più dolorosi e dimenticati delle comunità. È facile deprecare la negligenza ed è, al contrario, ammirevole ogni proposta, tentativo di affrontare socialmente il punto dolente delle nostre comunità.

    1. C’è ben poco da “affrontare socialmente” signora Festi, o si trovano denari per aumentare le assunzioni o si trova il modo di far lavorare la gente gratis, i parenti per esempio, ma non certo in quelle fortezze inaccessibili che sono le attuali RSA dove sei sempre “ospite” del padrone di casa che ti fa pesare la tua dipendenza da chi comanda la tua vita. Di ammirare le proposte fini a se stesse che servono solo a fare propaganda senza alcun sbocco concreto e fruibile, io non ne ho più voglia, lascio volentieri a lei questo tipo di comunicazione.

      1. Mi dica la sua proposta, dato che leggo solo livore e una critica non costruttiva a distruggere un articolo che voleva solo mettere in luce un servizio in espansione; tra l’altro su un argomento diverso da quello contro cui lei si scaglia perché qui si parla di anziani autosufficienti che necessitano di piccoli aiuti.
        Non riesco a comprendere questo scagliarsi contro questo tipo di iniziativa argomentando che la situazione degli anziani non autosufficienti in Italia è drastica. Bene (sic) quindi? Andando oltre l’ovvio cosa potremmo fare? Arrivano le elezioni regionali, forse sarebbe il caso di portare l’argomento di cui sopra agli occhi della politica, invece di recriminare sotto un articolo che parlava di altro.

  3. Buon giorno signor Miglio. Sinceramente non credevo che fosse ancora in voga questo giochino, sono anni che lo vedo fare sui social ma credevo che ormai fosse un po’ in disuso, invece no, ecco qui il signor Miglio che lo ripropone. Dunque, secondo il signor Miglio io dovrei, invece che criticare una buona notizia, formulare la famosa e immarcescibile “proposta costruttiva”. Cioè di fronte a un apparato sanitario nazionale e regionale con l’acqua alla gola, un sistema di welfare chiaramente fallito, un sistema giuridico che sa solo negare i diritti dei cittadini deboli con la legge 6/2004, cosa si chiede al cittadino qualsiasi che solleva critiche su una proposta carina quanto leziosa e solitaria rispetto alle necessità dei cittadini non autosufficienti? ma che si faccia una “proposta costruttiva” ovviamente. No, signor Festi, non si affrontano questioni serie come questa con dei post su un social cittadino, la sua frasetta suona sciocca e puerile a chiunque sappia quale sia il dramma di avere una persona non autosufficiente in famiglia, che spesso soffre anche di demenza. Le proposte serie si affrontano mettendosi a ragionare di cosa serve esattamente per dare una vita dignitosa ai nostri anziani malati e ai nostri disabili in cerca di sostegno, avendo davanti una cifra almeno duplicata rispetto a quella attuale che viene stanziata dal Governo con il Fondo nazionale per la non autosufficienza che poi viene inviato alle regioni che ne fanno quello che pare loro. Ma soprattutto serve ammettere con onestà che ciò che offrono adesso le regioni è assolutamente inadeguato alle necessità degli anziani che vengono mandati nelle RSA e che quello che viene invece dato come sostegno alle famiglie che se ne occupano a casa ha un solo aggettivo realistico, e cioè inesistente. Il problema più serio al momento è il propagarsi veloce della demenza. I malati con demenza in Italia sono oggi circa 1.500.000 (https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/medicina-e-ricerca/2023-09-29/sno-italia-sono-15-milioni-persone-affette-demenza-ma-cifra-e-sottostimata-mancano-studi-103809.php?uuid=AFqcGY2) con un indotto di impoverimento e di peggioramento di qualità di vita di circa 3/4.000.000 di persone, calcolando famiglie che se ne occupano e ricadute sulle relative attività produttive. La legge 33/2023 come lei ben saprà è stata l’ennesima beffa dello stato italiano agli anziani non autosufficienti perchè dopo aver coinvolto 60 associazioni che, ingenuamente hanno creduto ai buoni propositi dei vari governi che l hanno gestita, ( https://www.pattononautosufficienza.it/) l’ha approvata senza stanziare nemmeno un fiorino. Era solo da promulgare per far contenta l’Europa perchè era una condizione irrevocabile per sganciare i soldi del PRRN, visto che l’Italia era una delle poche nazioni europee ancora senza una normativa chiara sulla gestione dei malati non autosufficienti. Ci saranno comunque delle novità, ma inquietanti soprattutto per quanto riguarda l’uso dell’indennità di accompagnamento. E del fatto che l’Italia non consideri i malati con demenza disabili e quindi non li fa rientrare nell’ambito dei diritti sanciti dalla CRPD non ne vogliamo parlare? per Alzheimer Europe le persone con demenza sono disabili a tutti gli effetti, per l’ OMS pure, ma per lo stato italiano NO, sono esclusi quindi dall’Osservatorio sulla disabilità italiano. Mi fermo qui, potrei parlare per ore di questo argomento che mi sta molto a cuore dopo aver visto la spietatezza con cui vengono trattati i nostri anziani più deboli, e mi fermo sia per motivi di spazio, sia perchè non vorrei dire cose per cui poi vengo denunciata, perchè la libertà di parola in certi ambiti non esiste, si viene denunciati subito non appena si citano fatti conosciuti, che per quanto veri, non si possono dimostrare. E perchè non si possono dimostrare? Perchè è difficile procurarsi le prove, prove che si otterrebbero invece più facilmente adottando la videosorveglianza interna a circuito chiuso invece, e quindi lo chieda al PD regionale per esempio, perchè non vuole le telecamere nelle RSA anche quando ci sarebbe il consenso di operatori e familiari, e non lo chieda a me che ho chiesto già alla precedente elezione regionale a tutti i partiti politici di portarle ad obbligo per l’accreditamento, ma ovviamente nessuno mi ha risposto. (https://www.romagnauno.it/cesena/no-di-bonaccini-alle-telecamere-nelle-residenze-per-anziani-scoppia-la-polemica/) Poi certo lo chiederò anche quest’anno, ma mi aspetto il solito rifiuto del PD. Addirittura anche dove sono all’opposizione hanno del tutto ignorato la proposta che avevo loro inviato, stilata da 3 consiglieri della regione Veneto sulle RSA. Ora lei mi chiedi di salutare con letizia e giubilo la notizia della proposta del piccolo cohousing per anziani, come se non ne sentissi parlare già da 10 anni, cosa che quand’anche avvenisse, ovviamente non sposterebbe di un millimetro tutta la massa di problemi che preme dietro e di cui nessuno parla mai. Ma già, a voi interessano solo le “piccole notizie liete” di buon effetto scenico. La saluto, e per cose più specifiche rispondo in privato, qua in pubblico non posso dire di più.

  4. COMPLIMENTI SIG alimentazione2022 , anche io e mia moglie conosciamo bene la situazione da lei descritta in quanto negli ultimi 10 anni, a causa di grossi problemi con i miei suoceri, abbiamo dovuto confrontarci con 3-4 strutture diverse tra Cra Ed RSA, e nel suo articolo abbiamo vissuto e rivissuto molte delle problematiche cha a ns volta affrontammo !!! Quindi mi associo a quanto lei chiede, i fondi vanno sicuramnte raddoppiati usando anche il PRNN (altro che usarli per fare delle buche e delle rotonde inutili in mezzo alle ns strade come va tanto di modo in questi giorni nella ns citta’) usiamo i fondi per cose serie e finiamola con articoletti che ,pur nella loro bellezza, NON SERVONO A NULLA NEL RISOLVERE QUESTI ENORMI PROBLEMI . Le assicuro che se fosse in corsa come assessore del welfare della regione em-rom alle prossime elezioni le affiderei fiduciosamente il mio voto, mi sa invece che ci ritroveremo davanti i soliti personaggetti

    1. Gentile sig. Carloni, la ringrazio molto delle sue parole che mi confortano molto in un mondo dove non esiste di fatto libertà di informazione a causa, a mio parere, della della scarsa volontà di chi fa parte di questo mondo di parlarne apertamente e con onestà. C’è poi una forte connivenza tra enti gestori delle residenze per anziani e enti pubblici, poichè di fatto le RSA funzionano, in quanto convenzionate, come diretta emanazione dell’ente pubblico che fornisce quel tipo di servizio alla persona. I cittadini non sanno cosa li aspetta e quello che troveranno davanti nell’approccio con queste “zone franche” che sono le strutture protette rispetto alle regole generali con cui conviviamo nella nostra società, per quel che sono adesso le residenze protette italiane. Tutti noi perdiamo i nostri diritti quando entriamo lì dentro e questo grazie alle politiche locali (ma anche nazionali vedi di nuovo la brutta legge 6/2004). Lei lo sa bene perchè ha verificato di persona, ma tanti altri negano l’evidenza per timore di ritorsioni o di minacce di esclusione dalla stessa residenza, cosa che riporterebbe l’anziano nelle case di chi non li vuole e o non li può assistere. Io sono rimasta traumatizzata dall’esperienza in RSA del mio familiare, e dal totale cinismo e cattiveria riscontrato in chi ce l’ha messo per forza (il suo avvocato amministratore di sostegno) contro la mia volontà nonchè approfittandosi biecamente dell’impossibilità della persona malata di esprimersi. Non posso dire di più, qui, ma mi piacerebbe che si parlasse di più della gestione della popolazione non più autosufficiente in Italia perchè il destino che ci attende, vista la condizione attuale, è drammatico. Comunico infine che la Beata Maria delle Grazie ha già in passato partecipato ad una rivisitazione e formazione delle RSA (progetto coadiuvata dal gruppo della dottoressa Espanoli) in chiave meno dannosa e più vivibile per chi vi vive e chi ci lavora, non è nuova quindi a forme di sperimentazione al riguardo. Delle CRA aperte poi io ne sento parlare di 10 anni, leggere di questa grande innovazione che necessita della collaborazione di tanti enti è davvero deprimente, le RSA e le CRA devono semplicemente smettere di essere “fortezze” chiuse all’esterno e decidersi ad aprirsi e a collaborare con le ASL e la comunità cittadina come dovrebbe semplicemente essere, perchè ancora non lo fanno? perchè le ASL non intervengono direttamente dando indicazioni in questa direzione? Chi mi deve dare istruzioni su come dar da mangiare ad una persona disfagica a casa? chi mi deve insegnare a fare un piccolo clistere a casa? Chi mi deve insegnare come si gira e si lava un paziente allettato? Impariamo tutti da soli arrangiandoci e poi dobbiamo anche giubilare perchè una CRA, presente da decenni sul territorio si decide a venire incontro ad una comunità… che si decidano invece i signori delle ASL e delle regioni a trattare meglio gli anziani nelle residenze e anche a casa quindi. Tralascio qui l’argomento badanti perchè anche lì si aprirebbe un baratro. Grazie ancora quindi signor Calori per il suo gradito intervento e auguri per tutto a lei e alla sua famiglia. E davvero buona fortuna a tutti noi che stiamo invecchiando in Italia.

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