Per ragionare sulla figura politica e umana di Berlinguer, a quarant’anni dalla scomparsa, Casadeipensieri, ScriptaBo e Cantiere Bologna hanno chiesto a scrittori, personalità, cittadini di scrivere una lettera aperta allo storico segretario del Pci e dirgli perché lo hanno nel cuore
di Simona Lembi, segreteria regionale Pd, delega al Lavoro
Caro Enrico,
sono di quella generazione che non ha avuto la fortuna di conoscere te direttamente, o la tua azione. Ero troppo piccola. Attenta, curiosa, presa da quanto mi accadeva intorno. Ma ancora troppo piccola per capire, per valutare, per apprezzare quanto di incredibile e irripetibile, allo stesso tempo normale, vi era in te, nel tuo pensiero, nella tua azione.
Più della tua diversità, che pure esisteva e appariva nel tuo rigore, nella tua rettitudine, ciò che a me colpiva, che ha sempre colpito, era la tua normalità. Non quella banale, ordinaria e mediocre. No, non parlo di quella normalità con cui definiamo le cose di poco valore, i fatti banali e insignificanti. Non quella. Parlo di quella normalità che è in ognuno di noi, quella normalità che ti accumuna al tuo simile, che ti rende empatico nei suoi confronti, che ti spinge a lottare con lui/lei per migliorare la sua e la tua stessa condizione.
Eppure, in quella tua normalità che mi appariva così lampante, vi era qualcosa di più. Una tonalità che mi appariva strana, diversa. Vedevo in te una normalità che mi rendeva uguale a te, ma anche l’autenticità, l’intensità di un uomo, di un padre e di un leader non scisso tra immagine e realtà, come scrisse di te Paolo Striano. Quelle qualità che pensi proprie di un essere unico, appunto.
Unico perché coerente nel dire e nel fare. Unico perché fedele ai propri ideali e ai propri principi. Unico perché restio alle lusinghe e ai privilegi della popolarità e del potere. Unico perché in sintonia con la normalità del popolo, del suo popolo che amava e dal quale era riconosciuto e a sua volta amato.
Non hai mai rinunciato alle tue convinzioni, al tuo essere comunista. Hai saputo anticipare e cogliere i segni di una nuova stagione, ripudiando l’idolatria dell’Io e interpretando il mondo alla luce del Noi.
Hai saputo porre il tuo agire pubblico al servizio di una politica popolare che rifiuta di chiudersi nell’ordinario governo della cosa pubblica, ma capace di una visione alta che vive di valori, di tensioni ideali e di impegno politico e sociale quotidiano. Di grande partecipazione.
Hai saputo guardare oltre e immaginare un’Italia forte in un’Europa forte. Lo hai fatto consapevole che bisognava superare gli squilibri sociali ed economici del pianeta attraverso dinamiche democratiche di partecipazione popolare.
In un mondo ancora antico hai saputo vedere il valore delle donne e valorizzarlo prima, molto prima, di altri.
Oggi, donna, cresciuta, impegnata con una buona dose di esperienza alle spalle, guardo ancora a te e al tuo essere normale e unico al tempo stesso. Cerco di far mia quella tua coerenza, Guardo alle tue scelte e alle tue motivazioni per aiutarmi a comprendere le mie.
Seguendo la mia strada penso a te come uomo e come leader che hai saputo, con l’esempio, indicare al tuo popolo una strada possibile.
Ecco perché ti voglio ancora bene.
