La Montagna si riprende il centro della scena. Aiutiamola a restarci

Dal 2020 a oggi il nostro Appennino ha recuperato una centralità che pareva perduta. Lo testimoniano tra gli altri il crescente interesse turistico e un mercato immobiliare che fatica a soddisfare la domanda. Perché non resti un fuoco di paglia occorre una politica che sappia bilanciare cura del territorio, infrastrutture e welfare

di Maurizio Fabbri, già sindaco di Castiglione dei Pepoli


Il periodo del lockdown del 2020 ci ha costretti in casa; per molti è stato un vero e proprio incubo. Per altri un’occasione per riflettere su ciò che conta davvero nella vita, sulle relazioni e sul tempo.

Per l’Appennino è stato un momento intenso, in cui ci siamo calati in un tempo passato, caratterizzato dalla riscoperta del nostro territorio. Sì perché troppi di noi vivono da pendolari, hanno come modello ormai solo quello cittadino e si considerano sempre cittadini di serie B. Durante il 2020 ci siamo invece sentiti “fortunati” di poter vivere in posti bellissimi, con relazioni comunitarie autentiche e di poter gestire il tempo con più profondità e tranquillità.

Ci eravamo illusi che il mondo sarebbe cambiato drasticamente, che questi valori sarebbero diventati patrimonio globale e che quindi i nostri paesi avrebbero riavuto le chance per tornare a fiorire. Il 2021 è stato per qualcuno un brusco risveglio, perché il mondo ha ricominciato a correre veloce, generando squilibri pesanti (inflazione, guerre), e tanti si sono sentiti disillusi.

La realtà, forse, sta nel mezzo: il mondo non è migliorato come volevamo, l’Appennino non è diventato il paradiso, ma qualcosa si è seminato e comincia a germogliare.

Sempre più persone non vanno a vivere dove trovano lavoro, ma decidono di vivere dove sognano di farlo. Non sono numeri enormi, tanti condizionamenti sono ancora presenti e i centri urbani più grandi offrono servizi e occasioni ancora molto appetibili.

Ma sono numeri significativi, che segnano un cambiamento.

Dal mio osservatorio di sindaco di Castiglione dei Pepoli e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino, ho provato ad analizzare bene tutto questo, cercando risposte utili ad anticipare tendenze e quindi politiche utili al ripopolamento virtuoso dei nostri paesi.

Le agenzie immobiliari, dal 2020, hanno iniziato a vendere come non mai; non si trovano più appartamenti in affitto per le vacanze estive, ma nemmeno per i lavoratori stagionali, soprattutto professori e insegnanti. Segno che la domanda è molto aumentata e i proprietari di seconde case hanno ricominciato a utilizzarle.

Nei paesi più “appetibili”, come Castiglione e i paesi di crinale, la domanda di affitti turistici supera di molto l’offerta. Ma quello che registro è che non si tratta solo di una richiesta del canonico turismo da due settimane estive. C’è una novità molto interessante: si cerca una casa da acquistare o affittare per starci lunghi periodi. Un mix tra turismo e residenza.

Questo per me è l’aspetto più interessante: in Appennino non si vuole solo fare le passeggiate e visitare i luoghi magici che ormai sempre più persone conoscono. In Appennino ci si vuole vivere, se non tutto l’anno, per lunghi periodi.

Qui nasce per me la domanda da farci per accompagnare questa richiesta, perché la trovo vincente. Il vero obiettivo che dobbiamo porci non è aumentare il turismo giornaliero o del week end. Ma quello di avere residenti tutto l’anno, che creino comunità e che garantiscano la tenuta dei servizi.

La domanda a tutto questo c’è e noi dobbiamo rafforzarla. E credo che la logica della contrapposizione turista-residente debba essere superata. Perché il turista è in parte un residente. Non ha i suoi diritti (non vota) e nemmeno i suoi doveri (non versa i contributi Irpef). Ma vive il territorio e contribuisce in maniera determinante al suo futuro.

Dobbiamo quindi immaginarci come dargli cittadinanza piena e come accompagnare questo fenomeno con politiche sempre più inclusive.

Servizi innanzitutto: e non mi riferisco solo a quelli sociosanitari, ma anche culturali, sportivi ed educativi. E mobilità, grande cenerentola dell’Appennino.

Sono convinto che dobbiamo pensare al territorio metropolitano in un rapporto metromontano (per citare il forum Riabitare l’Italia): città e montagna non come due mondi separati ma come un orizzonte comune e uno spazio di scambio continuo e senza soluzione di continuità. Programmare i servizi non inseguendo la demografia ufficiale e la domanda di oggi, ma immaginando un futuro prossimo in cui anche i cambiamenti climatici incideranno pesantemente, rendendo le città, in lunghi periodi dell’anno, invivibili per il caldo. E preparare il terreno a spostamenti sempre più frequenti.

E qui nasce il tema casa; abbiamo il paradosso di una domanda crescente che non trova risposta, anche a causa di tante abitazioni vuote perché non idonee. Serve un patto pubblico-provato per far rivivere alloggi da destinare ai tanti, spesso famiglie, che cercano un modello di vita diverso. Una soluzione che farebbe vincere sia città che montagna, ricostruendo il senso di comunità metropolitano al quale dobbiamo tutti tendere per non trovarci nel vicolo cieco in cui il modello di sviluppo neoliberista ci sta portando.


2 pensieri riguardo “La Montagna si riprende il centro della scena. Aiutiamola a restarci

  1. La salvaguardia dell’Appennino è una sfida impegnativa e affascinante allo stesso tempo, da molti punti di vista. Richiede fatti e non parole. Il segnale colto da Maurizio Fabbri, ex sindaco di Castiglione dei Pepoli e ora membro dello staff del sindaco Lepore, fa ben sperare. Ma sarebbe interessante conoscere i dati degli interventi effettuati e di quelli in programma a favore della montagna. Così come sarebbe interessante aprire su Cantiere Bologna un dibattito a più voci sul tema, dando modo ai lettori di sapere dalle voci della Regione, della Città Metropolitana, dell’Unione dei Comuni dell’Appennino bolognese, degli abitanti cosa è stato fatto e cosa ancora manca. In maggio sono stati presentati agli amministratori e ai rappresentanti delle categorie economiche “Piani e progetti per l’Appennino bolognese”. Mentre l’Appennino sta franando, è il caso di metterli a conoscenza anche dell’opinione pubblica perché non restino nelle solite “segrete stanze”.

  2. Molto interessante, ben scritto.
    Ma un po’ mi preoccupa.
    La frase “città e montagna non come due mondi separati ma come un orizzonte comune e uno spazio di scambio continuo” e anche questa “preparare il terreno a spostamenti sempre più frequenti”, mi riportano la mente alle automobili private, che vivo malissimo, avendo scelto la bicicletta nei miei spostamenti urbani, costretto quindi a inalare aria mefitica un dì dopo l’altro.
    Comunque adoro la montagna, un po’ meno il turismo imponente, ché imbriglia anche i boschi.

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