L’Urlo di Soricelli contro le morti sul lavoro

L’Italia del lavoro malpagato, sottopagato, precario, in nero. Del lavoro che arriva, addirittura, a uccidere. L’Italia che non fa notizia. Non deve far notizia. Non deve disturbare un capitalismo selvaggio che crea disuguaglianze enormi e depreda il pianeta. E in questo scenario drammatico che Carlo Soricelli (pittore, scultore, scrittore e già metalmeccanico) agisce con precisione tutta da vedere nella mostra “L’inferno dei viventi”, che sarà inaugurata martedì 15 ottobre alle ore 17 nella Sala Ercole di Palazzo d’Accursio)

di Mattia Fontanella, scrittore


«C’è una solitudine dell’operaio, oggi esasperata da una nuova alienazione che non è solo economica, ma anche emotiva e investe l’intera struttura della persona, i suoi rapporti con la memoria, con l’altro da sé, con la sessualità, con il corpo, con la città, con il territorio» (Pietro Barcellona).

«Le fabbriche come cattedrali spiritate/senza rumore suono senza voce/l’uomo lì muore come nella foresta» (Roberto Roversi).

«È sulla sorte dei più deboli che si misura invece un livello di civiltà, sulla centralità e qualità del lavoro…» (Luigi Pintor).

In queste affermazioni c’è tutto il dramma dell’altra Italia. Quella che non ci fanno vedere. L’Italia del lavoro malpagato, sottopagato, precario, in nero. Del lavoro che arriva, addirittura, a uccidere. L’Italia che non fa notizia. Non deve far notizia. Non deve disturbare un capitalismo selvaggio che crea disuguaglianze enormi e depreda il pianeta. 

E in questo scenario drammatico che Carlo Soricelli (pittore, scultore, scrittore e già metalmeccanico) agisce con precisione maniacale. Certosina. Metalmeccanica. Contabilizzando e catalogando tutti gli incidenti e le morti sul lavoro. Compilando la sua mesta, ma indispensabile, “Antologia di Spoon River” a futura memoria.

Rintracciando storie, volti, dolori, appartenenze che poi trasferisce, come per magia, nelle sue sculture, nelle sue tele, nei suoi testi. Che vanno all’anima delle cose eliminando la materia superflua. Che raggrumano i colori: quasi a condensarne la rabbia. Che asciugano testi affilandoli come aculei. Nella sua profonda convinzione (gramsciana/lucacciana) che l’arte deve cambiare il mondo. A volte scardinarlo.


Un pensiero riguardo “L’Urlo di Soricelli contro le morti sul lavoro

  1. Ciao, almeno un terzo delle morti sul lavoro, in Italia ma temo non solo in Italia, avvengono sul percorso casa-lavoro o comunque sulle strade.
    Carneficina tollerata quando in incoraggiata, da ministri pregiudicati ma soprattutto dalla venerazione di troppe persone verso il dio della velocità che reclama ogni giorno vittime su vittime.
    E dire che consideravamo barbari gli Aztechi e i loro sacrifici al Sole !
    Un caro saluto

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