Elena Ugolini, candidata del centrodestra alla presidenza della Regione, apre alla proposta di far entrare le associazioni pro-vita nei consultori, ricevendo in risposta una levata di scudi da parte del Pd. Ancora una volta il diritto di scegliere delle donne finisce nel tritacarne della contesa politica
di Barbara Beghelli, giornalista
Elena Ugolini e la sua frase sulla 194 fanno (ancora) discutere. Lei, sostenuta da una buona parte di Cielle, candidata civica per il centrodestra a presidente della Regione Emilia-Romagna, non più tardi dell’altro ieri apre alla proposta di far entrare le associazioni pro-vita nei consultori, cavalcando una vecchia proposta della Lega in Regione.
In queste strutture pubbliche sociosanitarie, come tutti sanno, si recano le giovani e non più giovani per avere consulti e servizi relativi a maternità, gravidanza, contraccezione e molto altro, appunto, a seconda delle proprie esigenze personali.
Ugolini, in proposito, ha così chiosato: «Se questi movimenti (i pro-vita) hanno titolo per entrare nei consultori possono farlo; in più io credo che le persone (ha detto persone, non donne) che si rivolgono a queste strutture possano essere aiutate a capire che c’é anche un’altra strada», riferendosi ovviamente alla scelta specifica di abbandonare l’idea di interrompere la gravidanza.
Ma come la storia insegna, le posizioni antiabortiste di una grandissima fetta della destra, universo reale di cui Ugolini fa parte e che rappresenta, unite alla richiesta dei movimenti pro-vita nei consultori, non si incontrano con le politiche del centrosinistra. Proprio mai.
L’ultima prova, o reazione all’incauta frase, casomai ce ne fosse stato bisogno, è giunta dalla levata di scudi della segretaria del Pd bolognese Federica Mazzoni: «Non basta essere una donna per essere femminista: la destra lo dimostra ogni giorno di più attaccando il Servizio sanitario pubblico e volendo smantellare i diritti conquistati con anni di lotte dalle donne; ognuna deve poter esercitare i propri diritti senza essere costretta a subire il CONTROLLO sul proprio corpo e le proprie scelte».
Altra stoccata è arrivata in tempo reale da Simona Lembi, candidata per il Pd alle Regionali di novembre. Che proprio non ci sta, a questo passo indietro nella storia dei diritti delle donne sponsorizzato dalla Ugolini, e subito fa un post molto critico, con tanto di video in cui si nota chiaramente la sua espressione contrariata mentre ragiona del tema coi suoi followers, sullo sfondo di un bel parco.
Attacca cosi, Lembi: «La candidata della destra a presidente della Regione dice sì alle associazioni antiabortiste negli ambulatori perché così si possono aiutare le donne a scegliere, come si fa coi minori e coi bambini».
E qui l’espressione si fa più dura.
«Proposta irricevibile», puntualizza Lembi. «Vogliono fare in Emilia-Romagna ciò che già fanno nelle Marche e in Piemonte, dove governano. Ma, qui, bisogna ricordare che le donne sono adulte, autonome e sanno scegliere anche quando le scelte sono dolorose». Ecco perché assolutamente «noi diciamo di no. E se si vuole aiutare qualcuno, si sostenga il sistema sociosanitario nell’applicazione della 194».
Ancora: «È proprio il sistema sociosanitario a dover essere aiutato per applicare meglio la Legge 194. Chiedete a qualsiasi operatore e vi risponderà che c’è bisogno di personale e anche meglio retribuito di com’è ora, di strumentazioni e nuovi macchinari, di ingenti finanziamenti pubblici. E credete, nessuno dirà mai che si necessita di associazioni antiabortiste negli ambulatori».
A questo punto, per dovere di cronaca, ricordiamo qui alcuni dati anche in relazione ai medici obiettori, che fanno parte di questo “girone” di informazioni relative all’argomento.
In Italia, secondo quanto previsto dalla Legge 194, si può richiedere nelle strutture sanitarie autorizzate l’intervento di interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Due anni fa sulla sua attuazione fu redatta una relazione dal Ministero della Salute: evidenziava gli alti numeri di obiettori di coscienza in Italia tra i ginecologi (67%), anestesisti (43,5%) e personale non medico (37,6%).
Cifre che, come rilevò la campagna #datibenecomune (2021), che raccoglie 262 organizzazioni della società civile italiana, sono espressi in valore aggregato assoluto e percentuale, non in formato aperto e disaggregato come invece la pubblica amministrazione dovrebbe garantire.
Situazione, peraltro, controversa e apertissima per via dell’elevato numero di obiettori anche nella nostra provincia/regione, che rischia di pregiudicare l’accesso a un’assistenza prevista per legge.
Buona campagna elettorale a tutte/i.
Photo credits: Ansa.it

Dispiace che questa “frenata” venga da una donna! e da una donna che vorrebbe governare la nostra regione!
Ma che modello di dona propone? La solita confusa, incompiuta, spaventata e sprovveduta fanciulla che ha bisogno della guida morale per superare le sue debolezze.
Oggi le ragazze chiedono più ascolto, più informazione, più attenzione alle loro problematiche.
Buongiorno, vuole la candidata FdI (lasciamo perdere l’aggettivo “civica”, non inganna nessuno) rispondere alle seguenti domande:
1) Come si concilia la presenza di estranei nelle strutture sanitarie, fatto già evidenziato dalla stessa direttrice responsabile dei consultori: https://bologna.repubblica.it/cronaca/2024/04/17/news/aborto_emendamento_fdi_gruppi_pro-vita_nei_consultori_contraria_ausl_bologna-422553954/, con la privacy rafforzata sanitaria, la segretezza del rapporto medico-paziente ed in definitiva con lo stesso giuramento di Ippocrate ?
2) Vogliamo discutere sui meccanismi che spingono medici e personale paramedico ad obiettare non per coscienza ma per condizionamenti di altro genere: https://www.rivistastudio.com/aborto-medici-obiettori-di-coscienza/
3) E’ disposta ad accettare l’introduzione (senza evocare per favore discussioni su “teorie gender” che rientrano comunque a pieno titolo nella libertà di insegnamento) nelle scuole dell’educazione affettiva, sentimentale e sessuale e la distribuzione gratuita di mezzi contraccettivi, misure che potrebbero nel medio lungo periodo favorire un quasi azzeramento delle gravidanze indesiderate ?
Grazie mille