Nando Macchiavelli addio, il ricordo di un cronista alle prime armi

Il commiato al fuoriclasse dell’informazione sportiva bolognese, scomparso a 85 anni, è stato dato da tutti i mezzi di informazione. Firme notissime delle testate e dei social hanno ricordato, con molta commozione, questo pioniere del giornalismo nell’emittenza privata, che fu anche responsabile della comunicazione per lo Stadio Dall’Ara dei Mondiali del 1990 e pure del Bologna Fc di Giuseppe Gazzoni Frascara, nella resurrezione rossoblù. Non aggiungo nulla, ma sento il bisogno di dirgli grazie

di Giampiero Moscato, direttore cB


Nando Macchiavelli, giornalista, tennista di buonissimo livello, voce storica di tante emittenti private, addetto stampa del primo Bologna Fc a traino Giuseppe Gazzoni Frascara, la gestione della rinascita della società, se n’è andato, a 85 anni, nella notte tra il 10 e l’11 ottobre. Ho poco da aggiungere a quello che hanno scritto, per citarne alcuni, Giuseppe Tassi, Diego Costa, Franco Cervellati, Luca Baccolini, Alessandro Mossini, Fabio Campisi, Fabrizio Pungetti. Però il cuore, la nostalgia e l’affetto che mi legano a Nando mi portano a raccontare la bellezza dell’incontro con quel giornalista, già affermato e popolare, per un cronista alle prime armi come me, nel 1981.

Il caso mi portò a Teleradiobologna, emittente che non esiste più da 40 anni. Da via Caduti di Cefalonia si era trasferita nella sede di Via Zago, la sua insegna era ben visibile scavallando il Ponte della Mascarella. Un amico caro, Andrea Maioli, poi firma del “Resto del Carlino”, era uno dei cronisti di Trb, ma era anche molto appassionato di cinema. Mi chiese di recitare una parte in una sua pellicola, molto goliardica, girata dall’indimenticabile cameraman Lorenzo Vitali. Mi affidò la parte di un punk che doveva avere un comportamento molto “irriverente” (no, molto peggio) nei confronti di una suora. Quella suora era impersonata da una delle presentatrici della tv privata, Elvira Grilli. Fu lei, in seguito, a segnalarmi che Alfonso Velez, l’amministratore dell’emittente, cercava un lettore di telegiornale. Mi incoraggiò a provarci. Mi candidai, insieme ad altri. Fui ingaggiato. E mi offrirono addirittura uno stipendio.

In redazione (dimenticherò qualcuno, me ne scuso) lavoravano anche il redattore capo Franco Chiavegatti, Cinzia Politi, Wanda Vagaggini, Guglielmo Giordani, quest’ultimo impegnato allo sport con Machiavelli. In breve, da speaker, fui ingaggiato come redattore. Fu lì che la mia vita prese la svolta che mi ha portato fin qui.

Devo molto a Nando. Era accogliente, gentile, propenso all’aiuto, ma soprattutto molto, molto capace. Portava in redazione le icone del calcio, del basket, del tennis e del giornalismo. Un sogno, per me. Fu uno di quelli che mi presero per mano e mi accompagnarono nei primi passi in questa professione: come si tiene il microfono, come si fanno le domande, come ci si deve muovere davanti alla telecamera, il tono, le pause, i sorrisi, la capacità di interrompere se uno sproloquia.

La crisi di Trb ci divise, lui continuò in varie tv, io finii prima alla “Nuova gazzetta di Modena”, poi all’Ansa. Ci si vedeva allo stadio, al Palazzo, nelle occasioni sportive, alle cene del Bologna. Lui sempre più bravo e autorevole. Era stimatissimo dai colleghi e dai protagonisti di quel mondo che sapeva raccontare così bene: i beniamini del calcio, del basket, del tennis, del baseball. Non posso dimenticare chi era e cosa ha rappresentato per me.

Oggi, 15 ottobre, alle 16 i funerali, nella chiesa di San Girolamo della Certosa. Sento il bisogno di dire: «Grazie, Nando».


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