Fenomeni come quelli cui stiamo assistendo richiedono giorni, se non mesi, per capire che cosa è successo esattamente, che cosa ha funzionato, che cosa no, come si poteva fare meglio e come si dovrà far meglio. La politica tutta dovrebbe responsabilmente lasciare ai tecnici il tempo delle valutazioni, difficili più che mai per il continuo cambiamento che mette in crisi anche i modelli con cui si lavora
di Cristian Tracà, docente e consigliere di quartiere
Anni fa, quando ancora non avevo maturato alcuna esperienza amministrativa, davanti ai problemi di queste ore avrei gridato allo scandalo generalizzato contro il mondo che non è capace di risolvere i problemi e forse questo malumore istintivo sarebbe sfociato in antipolitica.
Forse mi sarei lasciato trasportare, anche irrazionalmente, dai post che immediatamente hanno cominciato ad apparire trovando capri espiatori nei tombini, nei canali, nelle pulizie, nelle secche.
Forse avrei anche dato un’occhiata a quelle ricostruzioni veloci, a quei processi mediatici, ma sicuramente non a tal punto da convincermi a votare tizio o caio che, mentre la città era impaurita, chiedeva il voto alle prossime elezioni.
A quasi quarant’anni, e con un po’ di esperienza istituzionale, penso che non sia giusto che un’opera di trasporto pubblico come il Tram possa essere tirata in mezzo per sobillare chi è arrabbiato, mentre fuori si registra la caduta di una quantità d’acqua che mediamente scende in due mesi.
Non si può accettare uno spot elettorale durante una calamità naturale, mentre centinaia di operatori cercavano di portare soccorsi, capire dove c’erano le emergenze più gravi e si mettevano a servizio della collettività, ascoltando segnalazioni, dando segnali di allerta, diffondendo le informazioni utili a ridurre i danni.
Mentre il Ravone faceva parlare ancora di sé, i tg e i social erano pieni di immagini che provenivano da Catania, dove la via principale della città, via Etnea, era diventata un fiume in piena e c’era stato un tentativo di salvataggio miracoloso di una vita umana fortunatamente riuscito. Mi sono tornate in mente le terribili vicende del 1993 quando, sempre nel Catanese, vicino casa, l’acqua ha spazzato via le vite di persone che si erano trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato, lasciando figli piccoli a casa, che ancora li attendono invano.
Mentre la mia città di adozione soffriva maledettamente sotto i colpi di una pioggia letale, la mia città di nascita non se la passava certo meglio. Una riedizione del detto Se Atene piange, Sparta non ride, mi è sembrato quasi un segno del destino.
Ma non occorre andare tanto in là per trovare immagini allo stesso modo drammatiche nelle Marche, in Lombardia, in Toscana. Il maltempo non ha guardato alle tessere di partito e alla storia politica delle regioni. Siamo tutti maledettamente sulla stessa barca e mai metafora fu più maledettamente azzeccata.
Siamo davanti a una girandola di calamità che accade paradossalmente quando al governo del Paese ci sono proprio quelli che da più tempo negano con più forza ogni forma di cambiamento climatico o, peggio ancora, irridono da sempre ogni forma di tutela del paesaggio.
Sono decenni che gli ambientalisti vengono accusati di essere una mannaia per lo sviluppo economico con le loro profezie. Per fortuna che esistono atti pubblici, interviste, interventi in tutte le sedi che raccontano come questo Paese si è tirato su, con la leva dello sviluppo che non doveva mai essere frenata in nessun modo.
Eppure per solleticare la pancia del Paese nei momenti di maggiore rabbia e indignazione, magicamente la colpa dei fiumi che esondano nel furore dei social viene attribuita proprio a coloro i quali da anni, in tutte le sedi, chiedono un investimento serio e importante sul capitolo territorio.
Io penso che dei fenomeni così richiedano giorni, se non mesi, per capire che cosa è successo esattamente, che cosa ha funzionato, che cosa no, come si poteva fare meglio e come si dovrà far meglio, quali sono gli interventi di grande impatto, i costi e le conseguenze urbanistiche e nella vita delle persone.
La politica tutta dovrebbe responsabilmente lasciare ai tecnici il tempo delle valutazioni, difficili più che mai per il continuo cambiamento che mette in crisi anche i modelli con cui si lavora. Quelle persone qualificate, mai come ora, dovranno essere la bussola per ogni amministrazione, di qualsiasi colore politico.
Ci vorrà ancora una volta molto coraggio per prendere scelte drastiche e forse poco popolari inizialmente.
Sia per le maggioranze sia per le opposizioni che a vario titolo sono responsabili del futuro del Paese c’è e ci sarà il tempo della solidarietà, del soccorso e del silenzio rispettoso per chi ha avuto i danni e questo tempo va gestito con grande senso delle istituzioni.
Successivamente ci sarà l’occasione per una sana contrapposizione politica sulle scelte urbanistiche e sulle politiche ambientali, sulle scelte dei bilanci, sulle proprietà. Ma è necessario che per il rispetto delle persone ci sia un fair play che metta al centro un impegno affinché le proposte si basino su valutazioni tecniche e scientifiche focalizzate soltanto verso il bene comune di questa generazione e delle prossime.
Photo credits: Giacomo Pizzardi

Bravissimo. Un intervento chiarificatore e costruttivo di cui si sentiva veramente il bisogno. Grazie
Grazie per questa analisi. Ora davvero non c’è più tempo, è urgente che tutti ma davvero tutti, ci si metta insieme per salvare questo nostro pianeta. Serve onestá politica e tante risorse da destinarvi, che si possono trovare se non si dirottano verso il riarmo e le guerre, anch’esse devastanti per le persone e i territori
Una riflessione tanto vera, tanto umana e ragionevole, che non ha calamitato commenti.
Anch’io mi taccio subito, ma solo dopo aver invitato tutti a guardare la realtà senza pensare agli interessi privati.
BRAVISSIMO
Meglio di così non si può esprimere questo momento che coinvolge tutti con o senza tessere di partito!
Bravo. Sarà difficilissimo, ma penso che questa sia l’unica strada percorribile.
Pensiero assolutamente condivisibile, ma non resta molto da fare. Ora solo mitigazione e adattamento. Il tempo per cambiare rotta è scaduto. Eravamo stati avvertiti. Il cambiamento climatico è già qui. Non si può neanche più chiamare cambiamento. È già cambiato.