Robot Festival. Un’istituzione musicale che continua a sorprendere

Si è da poco conclusa la quindicesima edizione della kermesse bolognese di musica elettronica che, di anno in anno, si conferma punto di riferimento internazionale per gli amanti del genere valorizzando il patrimonio architettonico cittadino e puntando forte sulla qualità degli effetti audiovisivi

di Sara Papini, operatrice della comunicazione


La quindicesima edizione del Robot festival, da poco conclusa, ha proposto per l’ennesima volta una programmazione che ha lasciato il suo pubblico esterrefatto. Certo pensare che un festival possa, anno dopo anno, migliorarsi, è un mito che dovremmo sconfiggere. Ma il Robot, fino a oggi, è stata senz’altro una delle eccezioni alla regola.

Il festival bolognese, infatti, è riuscito anche quest’anno a dare il meglio di sé: programmazione impeccabile con nomi ricercati e molto amati nel panorama dell’elettronica contemporanea, con proposte sia commerciali sia particolari, ricercate e di nicchia. Artistə internazionali e  nazionali, come nel caso della tanto amata e acclamata Daniela Pes. E se le sperimentazioni artistiche sono sempre più evidenti, le location e i contesti restano attenti a tutte le soggettività con un’impostazione non abilista e con alcuni safe place in caso di ricerca di silenzio. Le tecniche audio e luci, infine, sono state totalmente al di sopra delle aspettative.

Quest’anno il Robot si è articolato in diversi spazi tra la storica sede del DumBo – che ha proposto due palchi a serata -, la suggestiva Basilica di San Filippo Neri, Palazzo Re Enzo, la Chiesa di San Barbaziano e il Tpo. Se da una parte si è abbracciato il mantra berlinese che vuole portare un’esibizione a “sporcarsi” tra le rovine di un edificio dismesso, abbandonato o “rigenerato”, dall’altra si è deciso di valorizzare l’evento con un palco, quello del binario centrale a DumBo, degno di un grande festival internazionale e di nomi che meritavano una tecnica più ricercata e un sistema audio più attento. Ma poiché siamo a Bologna ed è giusto anche celebrare l’arte che ci circonda, un grandissimo lavoro è stato fatto anche sulla Chiesa di San Filippo Neri, esaltata da attenti giochi di luci che hanno accompagnato i vari Dj set con l’utilizzo di armoniosi architetturali e fluttuanti globos.

Le due serate dell’11 e del 12 ottobre al DumBo sono state tra le più attese, ed è qui che voglio brevemente soffermarmi. L’11 sul palco centrale abbiamo avuto l’onore di ammirare e ascoltare Marie Davidson, Valentina Magaletti & Nídia con la chiusura di Richie Hawtin, la cui esibizione, tra le più attese della programmazione, è stata ben al di sopra delle aspettative, confermandolo come uno dei nomi più validi all’interno del panorama internazionale.

La serata del 12, invece, sul palco principale ha proposto KOKOKO!, Daniela Pes e l’incredibile Max Cooper. Una serata che ha esaltato, oltre alla musica in ogni sua declinazione, anche un mondo creativo che supporta ed esalta queste sonorità: Daniela Pes è stata infatti accompagnata da un meraviglioso gioco di light design, mentre Max Cooper ha proposto un visual che ha lasciato il pubblico, soprattutto i meno avvezzi alle sue performance, letteralmente a bocca aperta.

Grazie Robot, ormai vera e propria istituzione musicale della città. Ci vediamo il prossimo anno: stessi luoghi, sonorità sempre diverse.


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