Medicina, la professoressa Poluzzi spiega la nuova riforma

Intervista alla coordinatrice del corso di laurea in Medicina e Chirurgia, farmacologa del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (Dimec) di Unibo. Il numero programmato resterà perché ci sarà un test nazionale a gennaio. Sarà necessario trovare aule e docenti per svolgere le lezioni del primo semestre a tutti gli aspiranti medici. Unico aspetto positivo: «Si concede a tutti i diplomati, indipendente dalla scuola superiore che hanno svolto, la possibilità di dedicare un periodo alla preparazione del test in Medicina»

di Francesca Manicardi


Era già nell’aria. Ora sta diventando realtà: la settima Commissione del Senato ha dato il via libera al disegno di legge che rivede la modalità di accesso al corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia. La riforma prevede l’abolizione del test in ingresso, consentendo l’iscrizione aperta a tutti gli aspiranti medici. Ma solo nel primo semestre. Infatti, gli studenti dovranno superare gli esami di fisica medica, biologia cellulare e genetica, anatomia, per poi a gennaio svolgere comunque un test nazionale. Se non supereranno il test d’ammissione, i crediti formativi maturati saranno comunque riconosciuti per percorsi formativi alternativi.

Ne abbiamo parlato con l’attuale coordinatrice del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia, la professoressa Elisabetta Poluzzi, farmacologa del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (Dimec) di Unibo.

«Non si sta parlando di aprire il numero, ma di mantenere un numero programmato e di rimandare la selezione alla fine del primo semestre. Il numero programmato attuale per la sede di Bologna è di 410 studenti (a.a. 2024/2025), che corrisponde alla richiesta di medici da parte del Ministero della Salute e dalla Regione. Già questa numerosità è al limite della capienza delle aule, dei laboratori e della rete degli ospedali per i tirocini».

Quale sarà l’impatto sull’organizzazione del corso della sede bolognese?

«Proviamo a immaginare che cosa potrebbe succedere se accettassimo tutti i possibili candidati che vogliono fare il primo semestre a Bologna e, come dice il Disegno di legge, dovrebbero svolgere lezioni di biologia e genetica, anatomia e fisica medica. Teoricamente ne potrebbero arrivare 2mila. Potrebbero fare lezioni in un cinema o si potrebbero dividere in canali, per rendere più stretta la relazione tra studenti e docenti, e reclutare docenti che insegnino in parallelo nei vari canali. Quindi dovremmo avere più docenti di anatomia, biologia e genetica e fisica medica. Un’altra possibilità è svolgere lezioni online, ma in realtà il Ddl  non suggerisce questa modalità, anzi prevede lezioni a gruppi per le esercitazioni in presenza di anatomia, al fine di salvaguardare la qualità dell’insegnamento pratico anatomico. Dopo aver fatto le lezioni, lo studente deve superare gli esami ai quali è vincolato il passaggio al semestre successivo: è alquanto improbabile svolgere esami orali, l’unica modalità che vedo sono i quiz a scelta multipla, complessi da preparare ma dove il giudizio è totalmente oggettivo». 

Il disegno di legge recita, inoltre, che «coloro che intendono iscriversi al corso di laurea magistrale in Medicina e chirurgia devono iscriversi a un semestre comune con il corso di laurea in Biotecnologie mediche o in Scienze motorie e sportive, a libero accesso e senza alcuna restrizione di programmazione riguardo alla sede»

«Gli studenti che non superano il test nazionale, se non vogliono sprecare un anno di studi, saranno obbligati a seguire la formazione nei due corsi di laurea indicati dal Disegno di legge, che saranno quindi molto coinvolti in questo percorso perché si dovranno adeguare ad accogliere studenti al secondo semestre. Poiché anche questi corsi hanno un numero programmato, non è detto che riescano ad accogliere tutti gli studenti che teoricamente ne hanno diritto».

Uno degli obiettivi del Ddl è costruire «un sistema basato sul principio che tutti i ragazzi debbano avere il diritto di confrontarsi alla pari, di partire dagli stessi blocchi di partenza e di essere giudicati sul reale merito e sulle loro motivazioni»

«È l’unico aspetto positivo: si concede a tutti i diplomati, indipendente dalla scuola superiore che hanno svolto, la possibilità di dedicare un periodo alla riflessione sulle proprie attitudini e alla preparazione del test in Medicina, senza sacrificare la preparazione della maturità. Invece oggi oggettivamente c’è una disparità: chi fa un liceo scientifico o una scuola superiore in cui sono state attivate le cosiddette “curvature biomediche” è più avvantaggiato. Quindi è utile consentire allo studente di concludere il percorso delle scuole superiori per poi concentrarsi sulle materie di base della medicina e crearsi un background per superare il test d’ammissione. A favore del mantenimento della procedura di selezione attuale, la Conferenza permanente dei Coordinatori di Corsi di studi nei mesi scorsi ha predisposto del materiale, utilizzabile tramite una piattaforma web, dedicato alle scuole superiori che consente di erogare agli studenti contenuti utili all’orientamento e alla preparazione del test d’ammissione a Medicina. Proprio in questi giorni stiamo iniziando a coinvolgere le scuole in questa iniziativa gratuita». 

La ministra Bernini ha dichiarato che «il fabbisogno di futuri nuovi medici è di 30mila professionisti in più nei prossimi sette anni. Per soddisfarlo abbiamo già aumentato i posti disponibili per i corsi di laurea in medicina e chirurgia e veterinaria. Ma con oggi rivediamo completamente i criteri di selezione»

«Questo riforma potrebbe forse selezionare meglio chi vorrà fare veramente il medico di ospedale o di territorio, ma non aumenterà il numero di laureati in medicina, perché la selezione c’è comunque, è semplicemente rimandata di qualche mese. Il numero di laureati sarà sempre lo stesso. Forse si cambierà la tipologia dello studente in medicina, ma non la quantità. Dipenderà da come verranno creati i test nazionali»

Il corso di laurea in Medicina sta vivendo una fase di profonda trasformazione…

«È stato anche appena approvato il nuovo ordinamento del corso che ha cercato di aumentare le occasioni per gli studenti di confrontarsi con il ragionamento clinico inserendo due grossi insegnamenti in questo ambito, per rappresentare in maniera più realistica la complessità dei pazienti che si incontrano sia a livello ospedaliero sia nella medicina del territorio. Abbiamo dato più spazio alla comunicazione con il paziente. Le “parti interessate” oggi vogliono un medico con una formazione completa alla fine del percorso di laurea, mentre in passato si contava su un tempo di formazione protetta anche durante i primi anni della scuola di specializzazione. I nostri studenti sono già molto competenti nelle discipline teoriche base rispetto agli studenti esteri e con questo nuovo ordinamento aumenteranno l’autonomia nella pratica clinica».

L’intervista è stata realizzata per Cubo-Rivista del circolo Università di Bologna diretta da Massimiliano Cordeddu


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