Mafie in Appennino, un pericolo quasi “invisibile”

Eppure troppi avvenimenti confermano che siamo ormai al radicamento e all’espansione anche in Emilia-Romagna. Ne parla una videoinchiesta, “Ipossia Montana”, ripresa dai media due anni fa e poi seguita dal silenzio. Il docufilm verrà riproiettato nel corso di un incontro pubblico sul tema, nella campagna elettorale di Avs, martedì 12 novembre alla Sala Primavera di Loiano, ore 18.30. Chi si candida a governare la Regione è bene abbia chiare la dimensione e la pericolosità del problema

di Riccardo Lenzi, giardiniere, candidato alle elezioni regionali nella lista Alleanza Verdi Sinistra


«Bologna. Estorsioni e droga, usura e prostituzione, riciclaggio e tentato sequestro di persona. Arrestati dalla Guardia di Finanza l’imprenditore calabrese Omar Mohamed (titolare di Pizzartist e dei ristoranti Sforno e Crudo in via San Mamolo) e il napoletano Massimo Nicotera, ritenuto vicino alla camorra. La finanza ha confiscato a Mohamed beni per due milioni di euro». La notizia è del 9 ottobre scorso. È il caso del Dopolavoro ferroviario di Bologna, esploso con questi arresti ma sollevato in precedenza da un’inchiesta realizzata da attivisti di Libera. È solo l’ultimo di una serie di recenti avvenimenti che confermano come parlare di “infiltrazione” delle mafie sia un grave errore: siamo ormai al radicamento e all’espansione, anche in Emilia-Romagna. Chi si candida a governare la Regione per i prossimi cinque anni è bene abbia chiare la dimensione e la pericolosità del problema. A maggior ragione dovendo gestire parte dei fondi europei del Pnrr.

Novanta milioni di euro, per esempio, sono i fondi destinati al solo Appennino bolognese. Un bottino che fa gola. Da parecchi anni, dalla montagna alle campagne, le aree rurali dell’Emilia-Romagna hanno visto insinuarsi nel tessuto socioeconomico personaggi e aziende legate a Cosa nostra, alla camorra, alla ‘ndrangheta. Una realtà ormai ampiamente descritta in migliaia di carte processuali.

Nel caso specifico dell’Appennino bolognese, un paio d’anni fa è stata presentata una videoinchiesta intitolata “Ipossia Montana”. Nel 2022 il docufilm, finalista del Premio Morrione (concorso dedicato al giornalismo d’inchiesta), è stata trasmessa da RaiNews24 e, oltre alle cronache locali, ha riempito una pagina del quotidiano “Domani” in cui si scrive, tra l’altro, del caso “mafia dei pascoli” a Monte Sole (distrazione di fondi europei ad opera di mafiosi siciliani). Poi è seguito un assordante silenzio.

Quasi nessuno ha invitato gli autori dell’inchiesta – Sofia Nardacchione, Andrea Giagnorio, Cecilia Fasciani – a presentare il loro lavoro in giro per l’Appennino. Nemmeno in città, a dire il vero. Un anno dopo (giugno 2023) Giuseppe Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi da anni nel mirino della mafia, è ospite del festival Radici a Monte Sole. Appena arrivato a Bologna trova una busta con due proiettili nel suo hotel. L’incontro a Monte Sole si svolge comunque, ma con una tensione palpabile e la scorta di Antoci comprensibilmente nervosa.

In effetti l’inchiesta “Ipossia Montana” ha fatto emergere chiaramente due cose: il silenzio generale tra le persone e la sottovalutazione del problema in alcuni amministratori di enti pubblici. Piccoli Comuni spesso privi del personale e delle competenze necessarie per gestire una montagna di denaro. È il momento, dunque, di prendere il toro per le corna.

Martedì 12 novembre alla Sala Primavera di Loiano (ore 18.30) proietteremo l’inchiesta durante l’incontro pubblico “Mafie in Appennino”, organizzato da Europa Verde nell’ambito della campagna elettorale regionale a sostegno della lista Alleanza Verdi Sinistra, della capolista Silvia Zamboni e del sottoscritto. Oltre a noi candidati interverranno Andrea Giagnorio (referente di Libera Bologna), Sofia Nardacchione (responsabile informazione Libera Bologna), Isidoro Furlan (generale dei Carabinieri Forestali, tra gli intervistati nell’inchiesta) e Monia Vincenzi (assessore all’ambiente del Comune di Loiano).

Un’occasione per ragionare su cosa può e deve fare una Regione per contrastare efficacemente l’inquinamento mafioso dei territori e dell’economia. Favorendo una rinascita sana e pulita delle aree rurali di montagna e di pianura, all’insegna dell’ecologia, della giustizia sociale e della legalità.


Un pensiero riguardo “Mafie in Appennino, un pericolo quasi “invisibile”

  1. Bravo Riccardo ottima analisi in troppi casi le istituzioni hanno fatto finta di niente ed anche buona parte della popolazione ha sottovalutato la situazione. Solo per fare un esempio il caso DLF a Bologna era sotto gli occhi di tutti e la maggior parte delle persone facevano finta di niente pur consapevoli che il personaggio che aveva messo le mani sul dopolavoro e su tanti locali bolognesi era palesemente sospetto. Speriamo in un cambiamento radicale. Un abbraccio.

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