«Dobbiamo rinsaldare il patto sociale – sempre più picconato dalla destra – perché il benessere delle nostre comunità non è dettato solo dal profitto, ma dalla serenità dellə nostrə cittadinə, dalla possibilità di vivere il presente in una rete di relazioni solidali e di guardare al futuro con speranza per tutti i generi e le generazioni»
di Alice Reina, candidata alle elezioni regionali nella lista Alleanza Verdi Sinistra
Ricordo che uno dei leitmotiv un po’ di decenni fa, era «l’Italia potrebbe vivere di cultura». Da un po’ di anni a questa parte, però, sembra invece che l’unica possibilità di sviluppo sia il turismo. Un turismo sfrenato, aggiungo, volto solo al profitto, che parte dall’assunto che l’arrivo dei turisti stimoli lo sviluppo economico e inneschi di conseguenza un indotto che creerà benessere per lə residenti.
Ciò che invece abbiamo sotto gli occhi è la gentrificazione e turistificazione delle città e dei luoghi dove viviamo, che hanno cambiato il profilo di città come Bologna, sempre più inaccessibile e respingente per chi ci vive e ci lavora; che negli anni si è trasferitə nella prima cintura metropolitana, poi nelle aree intermedie e ora verso le aree interne. Sicuramente il turismo a Bologna ha innescato un indotto economico, ma qual è il prezzo da pagare in termini sociali e ambientali, con l’impoverimento di lavoratorə del settore ricettivo e turistico, l’impatto ambientale sul consumo di cibo – senza dimenticare che sempre più locali hanno vita breve?
Vogliamo davvero che la turistificazione renda le nostre città e province dei “parchi giochi”? Possiamo dirci che questo modello “ci ha un po’ preso la mano” e che è arrivato il tempo di ripensarlo e cambiare postura e obiettivi? Questo modello di sviluppo non è sicuramente sostenibile, non se vogliamo tenere insieme giustizia sociale e giustizia ambientale; non se vogliamo davvero aprire una stagione di politiche che portino la nostra regione verso un futuro equo, solidale e sostenibile, non solo nel medio, ma nel lungo periodo.
Ritengo che «l’Italia potrebbe vivere di cultura» e che sia possibile non solo grazie all’attrattività dei beni artistici e culturali di cui il nostro paese e la nostra regione sono ricchi, ma perché questo tesoro, che una storia millenaria ci ha tramandato, può dare vita a un indotto culturale che tiene insieme giustizia sociale e giustizia ambientale.
Non sostengo affatto la mercificazione della Cultura, tantomeno il suo “consumo”, ma piuttosto la sua produzione e fruizione per lo sviluppo delle comunità partendo dalle risorse sociali e creative presenti: stimolare le risorse socio-culturali per creare comunità dove vivere, crescere e lavorare; promuovere la storia, l’architettura, l’ambiente, le culture locali e la relazione con le culture di chi si trasferisce in Emilia-Romagna; comunità coese anche capaci di accogliere visitatorə e favorire un turismo etico, sostenibile e rispettoso dell’ambiente e di lavoratorə del comparto.
Per fare ciò è necessario rivedere la programmazione delle politiche culturali e inserirle in un quadro più ampio di rigenerazione dei territori, con una visione a lungo termine.
Di esempi, letteratura e buone pratiche ne abbiamo tante (il Teatro Comunitario, i Community Lab ecc. ), ciò che dobbiamo fare è metterli a sistema, affinché non rimangano “mosche bianche”, per innescare processi di rigenerazione, integrazione, intersezionalità e benessere. Perché la cultura, i suoi linguaggi, partecipano attivamente al Bil (Benessere Interno Lordo) che dobbiamo utilizzare per le misurazioni e i parametri di sviluppo della Regione.
Nel comparto delle Icc (Industrie Culturali e Creative) agiscono – ancora troppo precariə e sottopagatə – professionistə che da anni lavorano per il welfare culturale, che «influenza in modo positivo il comportamento degli individui in termini di felicità personale, serenità psicofisica e salute» (come sostiene l’Oms) ed è proprio di questo che abbiamo bisogno per prenderci cura dell’Emilia-Romagna: dobbiamo rinsaldare il patto sociale – sempre più picconato dalla destra – perché il benessere delle nostre comunità non è dettato solo dal profitto, ma dalla serenità dellə nostrə cittadinə, dalla possibilità di vivere il presente in una rete di relazioni solidali e di guardare al futuro con speranza per tutti i generi e le generazioni.

Proprio perché le culture vivono di relazioni, questa sera alle 18:30, nella sede di Coalizione Civica in via Antonio Di Vincenzo 21/A, parlerò di welfare culturale con professionisti della cultura della Città Metropolitana di Bologna. Perché la Cultura fa bene alla salute, agli individui e alle comunità.

1) nessuna città può vivere di sola cultura
2) le migliaia di giovani che lavorano (pur con precarietà spesso e con salari bassi) ora con l’aumento del turismo, sarebbero senza lavoro