Vittorio Putti, gloria del Rizzoli, disse no alle leggi razziali di Mussolini

Nella riunione della Società Medico Chirurgica Scientifica che nel ’38 doveva espellere i docenti ebrei, il direttore della Clinica ortopedica si alzò per dichiarare la sua contrarietà a quel provvedimento. In alcune pubblicazioni si cita questo importante vicenda. Wikipedia sostiene che «mancano fonti scritte». In realtà il docente di pediatria, l’ebreo Maurizio Pincherle, che riuscì a sfuggire all’arresto grazie a una soffiata, dedicò a quel momento di civiltà un racconto in forma di poesia

di Angelo Rambaldi, “Bologna al Centro-L’Officina delle Idee”


«Nell’aula della Scienza quella sera
emblemi impallidivano di sdegno
contemplando gli scanni che deserti
rese una folle ondata di barbarie.
Ma tu, Vittorio non volgesti il pollice.
Sotto l’antica pendola instancabile
che scandiva i minuti di un secolo
Io pure fui, fratello fra i fratelli:
ed ora chino il capo rassegnato
ma so e ricordo che l’umana ascesa
è incontrollabile, eterna e chi si attenta
a calpestarla ha breve vita, breve gloria»

Queste parole, un po’ poetate, sono del professor Maurizio Pincherle, titolare della cattedra di pediatria all’Università di Bologna dal 1929.

Su Pincherle e altri docenti ebrei piombò l’infamia delle leggi “per la difesa della razza” volute da Mussolini, nemmeno su sollecitazione di Hitler.

Come ha scritto l’ebreo Giorgio Bassani, soprattutto per quanto riguarda la borghesia ebraica a cui lo Stato unitario italiano aveva dato i diritti civili e piena cittadinanza italiana, gli ebrei furono poi nazionalisti e parteciparono con volontà patriottica alla prima guerra mondiale. Come buona parte della borghesia non furono ostili al fascismo.
La beffa, tragica, di Mussolini, fu nel 1938 a Trieste, dove buona parte della borghesia ebraica era stata convinta sostenitrice dell’annessione all’Italia e dove il capo del fascismo tenne il suo primo discorso antisemita.

Il prof. Pincherle, dopo le leggi razziali antisemite, grazie a una “spiata” seppe in tempo di un suo imminente arresto. Riuscì a fuggire. Era un marchigiano, si rifugiò in un casolare sperduto fra le montagne intorno a Fabriano (Ancona), e tornò a Bologna solo dopo la fine della guerra.

Ed è a questo punto della sua vita che Maurizio Pincherle scrisse quell’apologo sopra riportato in cui, pur non essendo stato presente, svela che durante la riunione della Società Medico Chirurgica Scientifica che formalmente doveva espellere i docenti ebrei – come Pincherle scrive e racconta – il direttore della Clinica ortopedica Vittorio Putti si sarebbe alzato per dichiarare la sua contrarietà a quel provvedimento.

In alcune pubblicazioni che si sono occupate delle leggi razziali a Bologna e della cacciata, non solo tra i medici, degli ebrei che avevano responsabilità, si cita questa importante vicenda. Per esempio ne parla Nazario Sauro Onofri. La vicenda del “no” di Putti è citata anche su Wikipedia, con la precisazione che «mancano fonti scritte».

Apparirebbe del tutto evidente che il pronunciamento di Putti avvenne nel corso di una seduta interna alla società medico chirurgica, sicuramente vi era pure chi verbalizzava, ma nulla è stato trovato. Tuttavia a me pare abbastanza chiaro che, essendo Vittorio Putti un personaggio di fama internazionale e non avendo, fino a quel momento, espresso atteggiamenti contrari al Regime, le gerarchie fasciste bolognesi fecero finta che nulla fosse accaduto.

Tra l’altro il prof. Putti aveva conosciuto Mussolini nel 1923, durante una visita del Duce all’Istituto Ortopedico Rizzoli. Successivamente, nel 1936, nel corso di un Congresso medico internazionale a Roma, una ristretta delegazione fu ricevuta da Mussolini a Palazzo Venezia. E in quella occasione il Duce si rivolse a Putti per avere conferma della sua provenienza bolognese.

Ho sempre convintamente pensato che Putti, che aveva convissuto e pure, come non pochi italiani, accettato il fascismo, tuttavia di fronte a una ignominia come le leggi razziali abbia avuto una reazione che si sentì in dovere testimoniare. Mettiamola così: le “fonti latitano”, è vero. Tuttavia di fronte a quanto ha scritto Maurizio Pincherle (perché mai Pincherle non può essere considerato una “fonte”?) sarebbe necessario un supplemento di indagine storiografica per un atto che, se avvenuto, oltre la fama meritata di grande scienziato, darebbe una luce umana in più a Vittorio Putti.

Quel grande personaggio morì prematuramente nel 1940, a soli 60 anni. Così scomparì forse l’unica persona che avrebbe potuto testimoniare la verità. In troppi, invece, tacquero. Ci sarebbe poi la storia di un giovane allievo di Putti, un medico ebreo, che “casualmente” il professore instradò verso un Paese del Sud America. Ma questa è un’altra storia. La racconteremo.

In copertina: Vittorio Putti nel suo studio al Rizzoli


2 pensieri riguardo “Vittorio Putti, gloria del Rizzoli, disse no alle leggi razziali di Mussolini

  1. Gentilissimo Dr. Rambaldi,
    ho letto con molto interesse il suo articolo in cui cita mio nonno Maurizio Pincherle, il suo allontanamento dalla clinica Gozzadini e dall’università e la ferma presa di posizione del suo collega ed amico Vittorio Putti. La ringrazio per la citazione e le confermo che il nonno considerava, dopo questo gesto, Putti come un dei pochi veri amici che non lo avevano abbandonato e presero una posizione precisa di sostegno e difesa (per quanto possibile) nei suoi confronti. Nel mio archivio personale, che ho ereditato dal nonno, esiste una lettera autografa di Putti in cui si rammarica di aver dovuto, suo malgrado, rimuoverlo dalla carica di direttore del Bollettino delle Scienze Mediche.
    La lettera termina con: …”un abbraccio affettuoso… 19-11-38″
    Credo che questa lettera possa rappresentare quel documento storicamente valido che mancava per far emergere la verità sulla forza morale ed umana di Putti. E’ stata già pubblicata nel mio libro “Cronaca di un esilio” ed. Affinità elettive, 2011 e quindi può benissimo essere citata come documento inoppugnabile.
    Se crede, sono disponibile ad inviarle per email il file con la scannerizzazione della lettera.
    Le invio i più cordiali saluti,
    Dr. Maurizio Pincherle

    cell. 3476762855

  2. Ringrazio Angelo Rambaldi per questa
    bella testimonianza sul Prof. Putti.
    Aspetto il seguito dell’articolo perché, se è storia nota che molti tra i medici (e gli infermieri) bolognesi appoggiarono con coraggio le azioni antifasciste dei partigiani, molti di questi coraggiosi sono rimasti nell’ombra.
    Sarebbe giusto ricordarne i nomi e gli interventi.

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