Con i previsti lavori di ristrutturazione dell’impianto, la domanda su cosa succederà alle società sportive che lì operano diventa legittima. Quanto saranno coinvolte dall’eventuale rifacimento della struttura? Dove andranno durante i due anni di lavori? E dopo? Per quanto tempo lo sport di base pagherà i bisogni del “Dio Pallone”? Possiamo continuare a mettere lo sport di base dietro alle esigenze del calcio?
di Nicola Longhi, cittadino
Lo Stadio Dall’Ara è il campo del Bologna Fc, eppure mi basta fare appello ai ricordi di ragazzo per risentire l’applauso ritmico della gente in piedi che scandiva la corsa di Totò Antibo, impegnato a battere il record dei 5000 metri in una serata indimenticabile di un Galà estivo d’atletica.
Lo Stadio Dall’Ara è costituito anche dalle molte palestre che sono contenute sotto i suoi spalti, dalle due piscine da 25 e 50 metri, dalle pedane della scherma, da uno dei playground più famosi della città e da una scuola di musica che gestisce in convenzione il centro giovanile intitolato a Federico Aldrovandi. In questi spazi operano società sportive e di gestione impianti storiche: Virtus, Uisp, Acquadela, Sempreavanti, DeAkker, So.Ge.Se. Nuoto, arti marziali, scherma, atletica.
Quello che nessuno dice dello Stadio è che migliaia di atleti frequentano i suoi impianti. Non solo gli eroi del pallone, quindi, ma lo sport di base, quello che fanno bambine e bambini, ragazze e ragazze e tutte quelle persone che si iscrivono a corsi per il proprio benessere, ultimamente prescritto anche dai medici di base con tanto di ricetta. Bene, tutte queste persone non possono frequentare gli impianti nei giorni delle partite casalinghe del Bologna, 19 in campionato, almeno un paio di Coppa Italia e le quattro di Champions League, che però valgono doppio, perché in quel caso tutti gli impianti afferenti allo Stadio rimangono chiusi il giorno della partita e anche quello precedente.
Può capitare, ad esempio, che tutte le attività vengano sospese sabato 2 novembre per la partita casalinga del Bologna e poi anche lunedì 4 e martedì 5 per la partita interna di Champions. La stessa cosa capiterà a fine mese: gli impianti chiuderanno martedì 26, mercoledì 27 e poi sabato 30. A giugno scorso, martedì 4, c’è stata l’amichevole dell’Italia con la Turchia e il giorno successivo una chiusura ulteriore e improvvisa perché si è concesso alla nazionale turca di potersi allenare, facendo così saltare gli esami di passaggio di cintura a tante bambine e bambini della arti marziali con un preavviso di neanche ventiquattro ore.
A causa dello “spezzatino televisivo” cui è miseramente ridotto il calcio (è nel dominio delle logiche televisive che va ascritta la volontà della Lega Calcio di giocare a tutti i costi nonostante l’alluvione), le partite si giocano in diversi giorni e diversi orari con un calendario che viene svelato poco alla volta, impedendo di fatto alle società di organizzarsi o perlomeno di sapere in anticipo quante saranno le giornate da recuperare o da saltare.
Non va tanto meglio dall’altra parte della strada: l’antistadio Lucchini è stato chiuso a giugno 2023 e il termine lavori è previsto per la fine del 2026. Tre anni e mezzo per rifare la pista di atletica, spalti e spogliatoi più l’ex bocciofila, quando per rifare il Dall’Ara, copertura, abbassamento del campo, nuove tribune per lo stadio all’inglese, eliminazione delle parti metalliche esterne e dell’ultimo anello e attività commerciali connesse, ci vorranno due anni appena. Certo, quello è il calcio miliardario.
Ecco, dal momento che questa è la situazione, la domanda su cosa succederà alle società sportive diventa legittima. Quanto saranno coinvolte dall’eventuale rifacimento dello Stadio? Dove andranno durante i due anni di lavori? E dopo? Per quanto tempo lo sport di base pagherà i bisogni del “Dio Pallone”? Possiamo continuare a mettere lo sport di base dietro alle esigenze del calcio?
A Milano, l’Arena Civica, recentemente intitolata a Gianni Brera, svolge molto bene la duplice funzione di monumento storico (è stato lo stadio dell’Inter prima della guerra ed è edificio di pregio) e di impianto ancora vitale che ospita atletica, cosiddetti sport minori (la stessa Inter femminile) e spettacoli dal vivo. Perché non pensare a una possibilità del genere anche per il Dall’Ara? Che possa essere quella la strada?
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