La schiacciante vittoria di de Pascale corre soprattutto lungo la via Emilia e attraversa i capoluoghi. Ma nelle campagne e in montagna (il West) la destra si fa largo. Mentre il Bolognese ‘cede’ soltanto sei Comuni, nel Piacentino e nel Parmense la sinistra subisce e così nel sud del Modenese. L’Istituto Cattaneo: si consolida il divario politico tra grandi centri urbani e zone periferiche
di Achille Scalabrin, giornalista
Messa in cassaforte la schiacciante vittoria di de Pascale e la riconquista della Regione, terminati i giorni delle legittime soddisfazioni e quelli degli inutili trionfalismi, lasciate alle spalle le dotte o le improvvisate analisi del voto, la maggioranza Pd & Co. dovrebbe riunirsi in conclave attorno alla mappa delle elezioni regionali elaborata dal ministero dell’Interno, là dove pallini rossi e blu evidenziano la situazione emersa dalle urne.
C’è molto da riflettere, anche dopo la vittoria, davanti a un quadro tutto sommato bifronte. Mostra una fiumana rossa che va dal 54 per cento di Rimini al 56 di Parma, e che percorre la via Emilia inglobando Cesena, Forlì, Bologna, Modena, Reggio Emilia e dintorni, con picchi che superano agevolmente il 60 per cento. È come se un pittore caro alla sinistra avesse dato una gran pennellata di rosso seguendo una linea retta da est a ovest, lungo il percorso tracciato da Marco Emilio Lepido, e gocciolando qua e là, ora abbondantemente, ora meno, arrivando addirittura e impensabilmente nella leghista Ferrara.
Ma c’è anche un altro pittore, caro questo alla destra, che usa il blu. Non ha tracciato nessuna linea, ma forse perché attratto dal puntinismo monocolore Comune dopo Comune ha riempito vaste zone dell’Emilia-Romagna e intaccato quelle rosse. Ha colorato quasi tutto il Piacentino, gran parte del Parmense. Ha dovuto limitarsi a tre gocce nel Reggiano, ma si è sbizzarrito nel Modenese al di sotto della via Emilia dove è rimasto posto per una sola gocciolina rossa. Nel Bolognese non ha potuto far molto ma ha colorato Castel d’Aiano, Gaggio Montano, Lizzano in Belvedere, Camugnano e Monghidoro a sud e Molinella a nord. Nel Ravennate gli è andata malissimo: zero gocce, si è rifatto bene nel Forlivese, nel Riminese e nel Ferrarese.
Certo, i numeri finali parlano chiaro, l’unica provincia in cui la Ugolini ha avuto più voti è stata quella di Piacenza, mentre nelle altre ha subito un distacco da de Pascale che oscilla tra i venti e i ventotto punti (in ogni caso chapeau alla candidata civico-destra per il sorriso e l’aplomb con cui ha ammesso la sua sconfitta). Vista così l’Emilia-Romagna è decisamente e fortunatamente incontendibile, parola molto spesa durante la campagna anche nel suo significato contrario.
Ma il quadro realizzato dai due pittori merita meno trionfalismo e più riflessioni. I risultati, afferma l’Istituto Cattaneo, confermano che la regione «continua a essere divisa politicamente dall’ormai consolidato divario tra il sistema dei grandi centri urbani che scorre lungo la via Emilia (a maggioranza di centrosinistra) e le aree montane e più periferiche (a maggioranza di centrodestra)». In altre parole, la sinistra tutta concentrata sull’Emilia “movimentista” (movimenti facili di persone, merci, tecnologie, culture, ecc.) vede allontanarsi sempre più quella “sperduta” delle campagne e delle montagne. Che sentendosi il West risponde, come in tutta Europa, guardando a destra, cercando lì dentro delle rassicurazioni e degli aiuti che non vede arrivare dalla parte opposta.
La partita è ancora tutta da giocare, ci sono segnali positivi che fanno sperare in una ricucitura. Maurizio Fabbri, ex sindaco Pd di Castiglione dei Pepoli ed eletto in Regione con molti consensi, temeva che le cose andassero peggio, ma è consapevole – come afferma in un’intervista al “Carlino” – che adesso «la politica deve tornare in Appennino, bisogna tornare a far riavvicinare i cittadini». Mettere fine all’eterno conflitto città/campagna (e montagna), è una delle sfide più impegnative che attende il nuovo governo regionale.
Si potrebbe cominciare bonificando in tempi brevi le centinaia di frane – frutto anche di decenni di incuria – che fanno di tante strade un percorso da Camel Trophy e che danno a tanti emiliano-romagnoli una insopportabile sensazione di isolamento.

Manca un dato importante. La scarsa affluenza alle urne (46%). Se proviamo a calcolare le varie percentuali, il sig. De Pascale ha avuto il 20% dei consensi. Io mi vergognerei. Altro che vittoria schiacciante!!!!
Poichè le percentuali si calcolano sui votanti e non sugli aventi diritto, resta una vittoria schiacciante, o netta, indiscutibile, evidente, lampante, chiara, inconfutabile che dir si voglia. Piaccia o no. Poi ognuno è libero di vergognarsi o meno.
Si potrebbe nominare una giunta regionale degli astenuti: avrebbe la maggioranza assoluta (54%) e magari, non essendo vincolata da appartenenze politiche e da promesse elettorali, potrebbe anche lavorare nel solo interesse dei cittadini di qualunque credo politico essi siano.
concordo pienamente magari si potesse, sarebbe un problema pero’ data l’estrema eterogeneità del campione
Non è vero. Il 54% che non ha votato (centro destra e centro sinistra) non si sente rappresentato da questa politica, quindi anche da De Pascale. Non è una vittoria. Il 54% che non ha votato non è rappresentato da cittadini di serie “b”!!!!!!! Quindi il Sig. De Pascale non rappresenta che una percentuale minima. Che le piaccia o no!!!!!