“La linea verticale” di Agostino Arrivabene in mostra alla Raccolta Lercaro

La mostra, inaugurata lo scorso 17 ottobre negli spazi di via Riva Reno 57, è dedicata interamente all’opera dell’artista di Rivolta d’Adda. Il progetto vede la luce grazie alla volontà di Giovanni Gardini, direttore della Raccolta e curatore della mostra, e alla collaborazione della galleria d’arte milanese Primo Marella Gallery. L’esposizione, patrocinata da Amei (Associazione Musei Ecclesiastici Italiani) sarà aperta al pubblico fino al prossimo 9 marzo 2025

di Sara Cosimini, storica dell’Arte


Un’aura mistica avvolge le figure di Agostino Arrivabene, animandole di un respiro di vita. Fin dai suoi studi all’Accademia di Brera, Arrivabene è un grande estimatore e conoscitore dell’arte del passato: da Leonardo a Dürer, da Michelangelo a Bosch, da Raffaello a Bacon. Nel suo lavoro è viva la lezione del passato, ma non c’è traccia di emulazione; Arrivabene matura negli anni uno stile inconfondibile, raffinato e denso di significati.

“La linea verticale” presenta al pubblico una selezione di 22 opere, tra dipinti e disegni, frutto della riflessione più recente dell’artista, incentrata principalmente sui temi ricorrenti della sua produzione: la trascendenza, la visione e il dialogo interiore. I soggetti, in una tensione magnetica che li attira inesorabilmente verso l’alto, mutano in forme diverse, fino a diventare altro. I contorni dei volti si liquefanno e si mescolano con la luce e con il colore, come in una moderna estasi. I corpi acquisiscono nuove forme che non sembrano nemmeno più umane. Le atmosfere, volutamente rarefatte e metafisiche delle opere di Arrivabene, fanno da sfondo a questo percorso di ascensione e di incontro con l’Altro, in una tensione verticale tutta orientata verso il cielo.

Agostino Arrivabene, Stigmata, 2024, credits: Primo Marella Gallery

La spiccata sensibilità di Arrivabene conduce il visitatore in una nuova dimensione del sacro, accompagnandolo in un viaggio spirituale dove i grandi maestri incontrano e abbracciano la sua arte, dando vita a dei risultati sorprendenti. Questo processo di metamorfosi trasforma i soggetti in esseri antropomorfi, arricchendo le loro figure di particolari che li fanno diventare nuovi ibridi provenienti da un mondo misterioso. I volti di Santa I e Santa II (di fattezze leonardesche), ammantati di una nube plumbea che sembra incombere su di loro inesorabile, vengono trasfigurati in qualcosa che ricorda i coralli delle profondità marine più recondite.

Il tema della caducità e della transitorietà dell’essere umano, anche questa una costante nella ricerca dell’artista, affiora in molti suoi dipinti, sollecitando una riflessione sulla fragilità e la brevità della vita terrena. Lungi dall’essere motivo di disperazione e autocommiserazione, questa presa di coscienza permette all’uomo di riflettere su una dimensione trascendentale, orientata verso l’alto. La linea verticale squarcia l’oscurità della condizione terrena e ricongiunge l’uomo verso un’altra dimensione, lontana dal tormento e dalla sofferenza.

Agostino Arrivabene, Disarticolato I e Disarticolato II, 2024, credits: Sara Cosimini

La ricerca artistica di Arrivabene trova nuovo vigore nella sinergia con la Raccolta Lercaro, per la quale realizza appositamente oltre la metà dei lavori esposti, raccontando il percorso di trascendenza verso l’alto e verso l’Altro, in un’operazione minuziosa che esamina tutti i livelli del suo lavoro in ogni sfumatura. La produzione dell’artista sa essere squisitamente antimoderna, per l’utilizzo di tecniche di pittura tradizionali apprese come autodidatta (ad esempio, la preparazione artigianale dei colori con materiali preziosi, quasi del tutto caduti in disuso) ma allo stesso tempo, perfettamente inserita nelle correnti più contemporanee e in grado di coniugare in maniera convincente la poetica del passato con le sperimentazioni del presente. Arrivabene ricerca con lo spettatore un rapporto di complicità basato sulla condivisione di sogni, sentimenti e sensazioni, che prendono forma nelle sue opere.

In una società che vede rinascere con forza l’interesse per la dimensione mistica, l’arte di Agostino Arrivabene si fa portavoce di una nuova e profonda sensibilità.

L’articolo è stato realizzato per Cubo-Rivista del circolo Università di Bologna diretta da Massimiliano Cordeddu. In copertina: Agostino Arrivabene, L’anacoreta, 2024, credits: Sara Cosimini


RispondiAnnulla risposta