Riorganizzarsi per il Nuovo Umanesimo Politico: una proposta per il Pd di Bologna

La scarsa partecipazione dei cittadini alla recente tornata elettorale per la regione Emilia-Romagna, anche in città, fa tornare all’ordine del giorno il tema del coinvolgimento dei cittadini e dell’ampliamento del confronto democratico. Ma per affrontare davvero nuove sfide servono nuovi modi di pensare e anche nuove strategie organizzative

di Maurizio Morini*, Innovation Manager e iscritto Pd


Il Partito democratico della città metropolitana di Bologna si trova di fronte alla sfida di recuperare partecipanti al confronto e alla vita politica, alla luce della grande astensione alle ultime tornate elettorali, e anche per potenziare i contributi creativi e di riflessione politica che tanto bene hanno fatto, e potranno tornare a fare, alla comunità locale.

A tal fine è necessario ripensare la propria organizzazione territoriale, in modo da rispondere efficacemente alle nuove esigenze politiche e sociali. I responsabili territoriali nelle dimensioni locali ne devono tenere forte conto, perché la nuova modalità organizzativa è fondamentale in quanto le nuove sfide del confronto democratico richiedono nuovi modi di operare.

Questo articolo propone un modello di riorganizzazione basato sui principi della Nuova intelligenza organizzativa (Nio), e si basa sui quattro pilastri chiave dell’organizzazione evoluta:

Guida generativa e concettuale: per una “leadership collettiva e diffusa” capace di elaborare nuove soluzioni e proposte innovative.

Coinvolgimento democratico: con la partecipazione di iscritti e simpatizzanti che amplia il confronto democratico.

Comunicazione efficace: migliorando il dialogo tra i vari soggetti coinvolti.

Apprendimento continuo: per creare opportunità formative e conoscitive accessibili a tutti.

Preciso che il percorso di riorganizzazione si basa su attività volontarie, e anche gli strumenti informatici previsti possono prevedere investimenti minimi se non addirittura nulli.

Il Progetto di riorganizzazione prevedrebbe:

1. Coordinatori tematici a livello provinciale. Vengono identificati i coordinatori provinciali, che agiscono come stimolatori delle attività di sviluppo e confronto democratico a livello locale.

2. Strutture territoriali per aggregazione di circoli. I circoli mantengono la loro dimensione e sono aggregati in strutture territoriali di riferimento (per esempio più comuni in una unione o in un gruppo di comuni, più circoli di quartiere in un gruppo inter-quartiere, ecc.), con l’obiettivo di:

– elaborare un programma semestrale di interventi e iniziative integrato territoriale.

– distribuire le iniziative sul territorio, con differenziazione tra i circoli, prevedendo la possibilità di replicare alcune attività in più circoli per massimizzare l’impatto, e consentendo naturalmente la libera circolazione degli interessati.

– Identificare figure capofila per specifici contenuti tematici, in grado di guidare i gruppi territoriali e i singoli circoli.

Si valorizza così la rete di relazioni, con il concorso del maggior numero di soggetti possibile.

3. Comunicazione integrata e accessibile. Un piano di comunicazione efficace deve utilizzare:

– I social media in maniera evoluta per una diffusione capillare e coordinata delle iniziative, favorendo lo scambio di contenuti e pareri.

– Strumenti periodici comuni per garantire accessibilità e inclusività, evitando di escludere chi non è digitalmente attivo.

Ogni territorio deve nominare un referente che trimestralmente raccoglierà le elaborazioni locali per inviarle alla struttura provinciale. Quest’ultima ha il compito di condividere queste elaborazioni, favorendo ulteriori momenti di confronto.

4. Percorso di apprendimento continuo. In prima battuta vanno preparati i coordinatori, con un programma educativo ad hoc. Un gruppo di lavoro dedicato sviluppa il percorso formativo sui temi chiave, quali:

– Politica internazionale.
– Politica nazionale e regionale, temi di interesse sociale.
– Attività della Città Metropolitana.
– Iniziative popolari (Feste dell’Unità, Incontri), ecc…

Il gruppo di lavoro genera ulteriori contenuti, testi di approfondimento e materiali utili per il confronto collettivo.

Vanno costruiti percorsi formativi specifici per ruoli e attività definiti. Insieme a uno specifico gruppo di lavoro, ho presentato nelle settimane scorse alla segreteria regionale del Pd un progetto di corso di alta formazione per amministratori locali a vario livello, che può rappresentare un esempio di percorso integrato.

5. Opportunità tecnologiche. Le opportunità offerte dalla digitalizzazione, come la facilità degli incontri a distanza, permettono di superare le difficoltà legate all’ampiezza del territorio senza sprechi di tempo. Inoltre, l’utilizzo mirato dell’intelligenza artificiale supporta:

– La creazione di bibliografie e riferimenti tematici.

– L’organizzazione e l’archiviazione delle attività e dei contenuti elaborati.

L’IA resta un’opzione integrativa, non obbligatoria, lasciando la centralità al valore umano.

Viene progettata una piattaforma digitale per raccogliere e condividere in tempo reale informazioni, proposte e risultati dei momenti di confronto. Lo strumento rende accessibili i contenuti a tutti i partecipanti dell’ecosistema progressista democratico.

La condivisione crea il nuovo Umanesimo politico

La necessità di riorganizzazione, secondo i criteri della Nuova Intelligenza Organizzativa, rappresenta un’opportunità per innovare e rafforzare il Partito Democratico, rendendolo il punto di riferimento per il dibattito politico e sociale nella città metropolitana. L’obiettivo ultimo è costruire un nuovo Umanesimo Politico, capace di accogliere una pluralità di visioni progressiste. Attraverso un modello a rete inclusivo e innovativo, e al di fuori di desueti schemi correntizi, il Pd può favorire la partecipazione di un numero sempre maggiore di persone, valorizzando i loro contributi intellettuali e organizzativi, con benefici democratici evidenti che da Bologna possono poi diventare patrimonio nazionale.

*Autore di NIO – Nuova Intelligenza Organizzativa, Edizioni Pendragon, 2024.


4 pensieri riguardo “Riorganizzarsi per il Nuovo Umanesimo Politico: una proposta per il Pd di Bologna

  1. Articolo positivo e interessante. Da non iscritto al Pd vedo un’intelligente proposta tecnico-organizzativa che però deve prioritariamente operare parallelamente una scelta sui valori. Purtroppo la scarsa partecipazione crea strane nostalgie che ricordano il centralismo democratico e le liste satellite stimolano la bulimia del potere. Credo che il modello possa aiutare l’allargamento di una partecipazione che deve essere sostanziata da una proposta che preveda non solo un progetto solidaristico astratto ma lo metta al servizio delle esigenze quotidiane dei cittadini. Seguire la cultura WOKE invece di cercare proposte sui bisogni reali ha favorito la sconfitta democratica nel voto USA , ma qualcuno lo ha già dimenticato .

  2. Buone sollecitazioni ed idee soprattutto per le ricadute pratiche: il cambiamento diventa necessario ed è arrivato il momento di ri-progettare nuovi strumenti e nuovi modi di fare politica e ,quindi, anche di pensare in modo diverso:
    che competenze servono oggi alla politica?
    che competenze possiedono le persone che si affacciano o sono da anni nei partiti?
    Poter contare su una classe dirigente dotata di reali capacità di ascolto, in grado di fare squadra di analizzare e risolvere problemi con competenza e passione è la nuova sfida della Politica oggi.
    “La punizione del saggio che rifiuta di prendere parte al governo è vivere sotto il governo di uomini peggiori di lui”.(Platone)

RispondiAnnulla risposta