Immagini dal mondo nuovo

“Prima del Pratello”, progetto nato dalla collaborazione tra il Settore Musei Civici del Comune di Bologna e l’Ipm “Pietro Siciliani”, è un esempio lampante di cosa voglia dire fare welfare culturale, esaltando la matrice educativa comune tanto ai musei quanto alle carceri

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Non c’è dubbio che il termine “Museo”, soprattutto negli ultimi decenni, abbia esteso il proprio campo semantico oltre limiti che si credevano invalicabili, facendolo transitare dall’ambito prettamente “culturale” a quello “socioculturale”, o ancora più esattamente “socioeducativo”.

Che questo sia avvenuto per necessità o per scelta, poi, a un’analisi pragmatica diventa del tutto indifferente: lo stato dell’Arte, oggi, dice che un Museo senza i piedi ben piantati nel tempo e nel contesto in cui si trova ha una vita niente affatto facile.

Welfare Culturale” è un altro termine da maneggiare con cura, vuoi perché abusato nei salotti buoni e in campagna elettorale, vuoi perché decisamente ambiguo per natura, potendo contare su una vasta gamma di possibili applicazioni sancite innanzitutto dall’Oms. A complicarne la manipolazione, in questo caso, sta la difficoltà tutt’oggi persistente di vederne un esempio pratico già all’opera. Quando questo accade, tuttavia, il risultato ha generalmente i connotati della meraviglia.

Meraviglioso è infatti l’aggettivo giusto per Prima del Pratello, progetto didattico nato dalla collaborazione tra il Settore Musei Civici del Comune di Bologna, l’istituto Penale per i Minorenni “Pietro Siciliani” del Pratello e il Centro per l’Istruzione degli Adulti Cpia 2 metropolitano “Eduard C. Lindemann”. Presentato mercoledì 4 dicembre al Museo Civico Archeologico, i cui servizi educativi sono stati fondamentale impulso, il progetto ha come obiettivo promuovere l’avvicinamento di dieci giovani ospiti dell’Ipm all’archeologia, attraverso incontri mirati all’apprendimento delle principali fasi del lavoro archeologico e alla conoscenza delle origini etrusche della zona intorno al Pratello. Non potendo contare sulla libertà di movimento dei ragazzi, infine, frammenti e reperti del patrimonio museale sono stati portati all’interno della struttura per permetterne l’osservazione e l’esecuzione, sotto la guida del personale del museo, di alcune operazioni di base quali il restauro, la schedatura, la redazione delle didascalie e l’allestimento.

Il risultato di questo fantastico lavoro, che testimonia una volta di più la matrice educativa comune tanto ai musei quanto alle carceri, si può ammirare al piano terra di via dell’Archiginnasio 2: quattro teche disposte secondo lo studio e la volontà dei ragazzi, tra statue in gesso di epoca romana e il cartellone della mostra di Martin Parr, che consiglio di vedere facendo la tara dei vizi vetero marxisti della curatela.

A margine, non disponendo per ovvie ragioni delle fotografie dei laboratori, mi porto via l’istantanea delle responsabili del progetto e delle giornaliste accorse alla conferenza stampa davanti alle teche, tutte donne.

Immagini e significati da un mondo nuovo, si spera.


RispondiAnnulla risposta