Intervista al referente di Libera Bologna e coautore, insieme a Sofia Nardacchione, delle videoinchieste che da alcuni anni stanno ponendo all’attenzione dell’opinione pubblica bolognese l’importanza del contrasto a mafie, corruzione, illegalità e ingiustizie in un territorio che ancora troppi considerano immune da questi fenomeni
di Cristian Tracà, dottorando di ricerca e consigliere di quartiere
Ormai da anni, chi segue la cronaca bolognese non può non aver sentito o visto le inchieste di Libera sulla nostra città. Come sempre in questi casi, dietro a ogni taccuino e ogni macchina da presa ci sono persone e volti che meritano di essere conosciuti.
Andrea Giagnorio, referente di Libera Bologna e autore, insieme a Sofia Nardacchione, di importanti inchieste nella nostra città e in prima linea per la diffusione della cultura della legalità, è uno di questi. Lo abbiamo raggiunto al termine di Fili, Festival dell’Informazione Libera e dell’Impegno per un bilancio dell’iniziativa e della situazione, e per un rilancio sulle prossime sfide civiche.
Un bilancio di questa edizione? Su quale tema avete visto più partecipazione in questo festival?
«È andata molto bene. Tantissime persone, centinaia, hanno partecipato all’edizione di quest’anno, la nona, in particolare per la proiezione delle due ultime video inchieste Una storia sbagliata (qui) e il secondo capitolo de La Febbre del cibo (qui). Per noi è il segno di grande interesse, di una sensibilità in crescita, di voglia di capire cosa succede e cosa si muove nella nostra città, sottotraccia, ma non troppo. Siamo convinti che alcuni cambiamenti di Bologna visibili a occhio nudo (penso al mondo della ristorazione) o problemi, per esempio nel mondo del lavoro, siano molto sentiti dalle persone che quindi cercano spazi e luoghi per capirli meglio. E capire meglio come e con chi poterli affrontare e combattere».
Come sta la lotta contro le mafie nella nostra città? La sensibilità in crescita o si sono vissuti tempi migliori?
«Siamo ancora lontani da una consapevolezza larga e diffusa. Le persone che sentono il problema delle mafie come centrale per la nostra città sono ancora una minoranza. Noi stiamo provando a farle aumentare di numero e qualche inchiesta della magistratura quest’anno, come l’operazione che ha coinvolto Omar Mohamed, con la grande attenzione mediatica suscitata, ha aiutato. Ma il lavoro da fare è ancora enorme e bisogna inventarsi sempre strumenti e linguaggi nuovi per parlare con le persone fuori dalla nostra cerchia sociale, dalla nostra “bolla”. Le video inchieste sono un tentativo che va in questa direzione: cerchiamo di raggiungere persone che a un’iniziativa organizzata da Libera magari non verrebbero mai, ma che una inchiesta sulla propria città al pc se la possono guardare».
Alleanze municipaliste. Ci puoi spiegare meglio come sta crescendo la rete attorno a Libera?
«Libera da sempre agisce su un duplice piano. Se da un lato disegniamo un confine per individuare chi sta al di là e quindi combatterlo, e penso ai boss mafiosi, a corrotti e corruttori, a chi usa violenza e potere per comprimere i diritti altrui, dall’altro lato cerchiamo di capire le motivazioni di chi è sul confine per evitare di andare a dare una mano a chi sta dall’altra parte. Ma il secondo piano su cui come associazione ci siamo sempre mossi è un’ottica di rete e di contesto in cui ci impegniamo per una prospettiva positiva di cambiamento e di costruzione di giustizia sociale e giustizia ambientale, attraverso la restituzione di potere alle cittadine, ai cittadini e alle comunità. Solo così pensiamo sia possibile fare stare dalla nostra parte le persone in “bilico”. In quest’ottica stiamo coltivando dialogo e battaglie politiche (penso alla nostra ferma opposizione al Ddl sicurezza) con i Municipi sociali bolognesi e con le persone e i gruppi che si muovono nella prospettiva di alleanze municipaliste».
Rapporto con le scuole: c’è stata un’evoluzione nel tempo dei vostri laboratori? Le tematiche antimafia quanto entrano nell’educazione civica nelle scuole bolognesi?
«Siamo presenti con percorsi nelle scuole di ogni ordine e grado, ma il numero di questi laboratori è ancora troppo esiguo. Questo è un dei punti su cui stiamo stimolando l’amministrazione comunale di Bologna, spingendo per far sì che i temi antimafia possano essere maggiormente presenti all’interno delle scuole. Sarebbe importante avere una prospettiva ampia e coordinata, senza lasciare l’iniziativa “soltanto” ai professori e alle professoresse motivate a farlo. Che comunque sono tante e che ringraziamo per l’attenzione con cui ci chiamano e con cui organizzano momenti importanti come la partecipazione alla manifestazione della Giornata della Memoria e dell’Impegno di tutte le vittime innocenti delle mafie del 21 marzo».
Ci sono progetti futuri che vuoi annunciare ai lettori di Cantiere Bologna?
«Un passo alla volta, ma ogni volta un passo, vogliamo rendere i temi antimafia sempre più presenti nella consapevolezza delle persone e nell’ordine del giorno del dibattito pubblico e politico di Bologna. Dal contrasto a mafie, corruzione, illegalità e ingiustizie, passano i diritti dei lavoratori, il diritto alla libertà economica, alla tutela della persona e tanti altri diritti, che possiamo racchiudere nel diritto all’uguaglianza dell’articolo 3 della Costituzione. Le mafie, seppur forse non con evidenza, li comprimono e mettono sotto attacco anche a Bologna. Vogliamo quindi continuare con il racconto della nostra città, con l’animazione del bene confiscato Villa Celestina, con l’impegno per restituire alla cittadinanza quello e altri beni confiscati, coi percorsi nelle scuole».
