Dopo la presentazione del Vecchione per i festeggiamenti di fine anno, ideato dall’artista Fumettibrutti, lo spettacolo d’arte della politica è esploso, con la destra che non ci sta
di Barbara Beghelli, giornalista
Che cos’è l’Araba Fenice, cos’è il Vecchione. Il nuovo che avanza, l’antiquato che arretra. Via, via, vieni via di qui, Vecchione, rimpastati da qualche altra parte, magari nel Modenese, che qui non ce n’è più, per te.
Via via, vieni via di qui, vecchio, niente più ti lega a questi luoghi, neanche questo tempo grigio pieno di (brutte) musiche. Lasciati tutto alle spalle senza rimpianti e avanti il prossimo, anzi la prossima, l’Araba. Che è fenice.
Ma i bambini capiranno? Forse.
L’annuncio-choc è di due giorni fa: non brucerà più il Vecchione, per l’appunto, la notte di San Silvestro in piazza Maggiore, come da tradizione dell’ultimo secolo, ma una grande gallina giallo-arancione ‘travestita’ da Araba Fenice. Un uccello mitologico (la cui traduzione latinizzata dal greco è rosso porpora), un grande pennuto del folklore di certi popoli antichi considerato in grado di controllare il fuoco e di rinascere dalle proprie ceneri. Conosciuta dal popolo egizio col nome di Bennu, animale di genere maschile, essa risorge, ogni 500 anni.
Morte. Rinascita. Fuoco, aria. Credenze, surrealtà. Bologna ieri, oggi e domani. Il Vecchione, poveretto, il grande fantoccio dalle sembianze di anziano bolognese, verrà archiviato.
L’Araba fenice con fattezze femminili si chiama Mercurio ed è stato ideato da Fumettibrutti, nome d’arte della giovanissima creativa Josephine Yole Signorelli. Una «figura mitologica a difesa delle diversità», ha spiegato ieri in conferenza stampa assieme al sindaco Lepore, che rinasce dalle proprie ceneri e simboleggia la capacità di far fronte in maniera positiva alle avversità, «coltivando le risorse che si trovano dentro di noi».
In effetti, fuori piove un mondo freddo, ma questa non è una novità.
Le reazioni delle opposizioni all’idea di bruciare la Vecchiona transfemminista, neanche a dirlo, sono state multicolor: cips, du-du-du-du-du… Lo spettacolo d’arte della politica è esploso, con la destra che certo non ci sta ad archiviare il povero Vecchione. È una questione di principio.
E così impazza la polemica, con uno «sgomento» Giulio Venturi, consigliere comunale della Lega, che ha detto che «Lepore e sodali portano in piazza uno dei classici simboli della lotta transfemminista e cancellano le tradizioni»; FdI, con l’eurodeputato bolognese Cavedagna, che vuole sapere «quanto costa ai cittadini questa pataccata» e i civici, che col consigliere Gian Marco De Biase (al centro Bologna) si chiedono cosa mai potranno capire i bambini in piazza a mezzanotte del simbolo transfemminista, tema delicato e quasi-quasi da campagna elettorale.
Insomma, neanche sulla Vecchiona si trova un accordo. Cominciamo bene l’anno…
It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful, good luck my babe, I dream of you…
(e grazie a Paolo Conte che mi ha ispirata…)

che pataccata a me pare solo un uccellaccio del malaugurio , e poi come dice il proverbio gallina vecchia fa cattivo brodo , io personalmente per Natale preferisco lo spezzatino di coniglio o ancor meglio quello di “lepre”
Non mi scandalizzo, ma la penso come De Biase. Non so se sia giusto sul tema Vecchione innovare caricando significati non facilmente condivisibili dai bambini.
Forse allargare lo sguardo e l’attenzione “fuori dal palazzo” potrebbe aiutare a capire che le “magate” non sempre vengono recepite nel loro senso positivo