L’operazione “Biblioteche di Quartiere”, voluta nel 1960 dall’allora assessore alle Istituzioni Culturali Renato Zangheri, fu un’esperienza vissuta intensamente. La città era coinvolta: insegnanti, genitori, amministratori vedevano nella scuola un elemento determinante per il progresso della comunità, il “lievito” necessario. Erano i tempi di Don Milani, Bruno Ciari, Mario Lodi
di Francesca Ciampi e Cristian Tracà, docenti
Sono dieci anni che la biblioteca Lame è stata intitolata a Cesare Malservisi. Per tanti e tante bolognesi che lo hanno conosciuto, che vivono in città da decenni e che hanno frequentato i luoghi più attivi della cultura, non c’è bisogno di note a margine per ricordare chi è stato Cesare. Perdonateci, però, se a beneficio dei più giovani, spendiamo due paroline: storie così vanno sempre raccontate.
Cesare è stato maestro, educatore, musicista e cantautore di musica popolare; a lui vengono attribuite 72 canzoni originali in dialetto bolognese. Ancora oggi vengono ricordate con affetto perché erano piacevoli, intense, sorridenti. La sua abilità nella composizione cantautorale lo ha portato a vincere nel 1988 il Festival della Canzone dialettale, ex aequo con Fausto Carpani e Geppo Pulga. Molto interessante rileggere ancora i suoi testi che raccontano la militanza e le esperienze di vita quotidiana nella Bologna del Secondo Dopoguerra.
Sono passate due settimane ormai dalla festa per ricordarlo: il salone del primo piano di questo spazio di via Marco Polo era colmo di amici, ex scolari, colleghi, che si sono ritrovati a ricordare quei lontani anni della fondazione, quegli anni Sessanta così pieni di speranze e di contraddizioni.
A Bologna in verità la prima esperienza di biblioteche rionali era stata sviluppata dalla Giunta Zanardi già negli anni della Grande Guerra, sotto la spinta del programma politico ‘Pane e alfabeto’ del Partito socialista. La Giunta, molto impegnata sul tema dell’istruzione, sostenne la pubblica lettura con varie iniziative che includevano anche l’incremento della biblioteca popolare del Sorbelli e l’istituzione di cinque piccoli punti rionali dove erano disponibili sia testi di narrativa che di ambito divulgativo per le discipline più scientifiche e tecniche.
Nel 1960 l’Assessore alle Istituzioni Culturali, un certo Renato Zangheri, rilanciò l’operazione “Biblioteche di Quartiere”. Quella delle Lame fu affidata a Cesare, che era maestro nelle liste del Comune di Bologna: la sede era la palazzina del Centro sportivo Pizzoli. Francesca era lì con Janna Carioli del Canzoniere delle Lame quando i libri varcarono il confine di quel quartiere, isolato da un passaggio a livello. L’autobus di linea finiva là la corsa, da lì in poi ci si arrangiava. I libri avevano superato le barriere.
Fu un’ esperienza vissuta intensamente. La città era coinvolta: insegnanti, genitori, amministratori vedevano nella scuola un elemento determinante per il progresso della comunità, il “lievito” necessario. Erano i tempi di Don Milani, Bruno Ciari, Mario Lodi.
Più tardi Malservisi fu maestro elementare statale alle Scuole Silvani e cittadino attivo nel Quartiere. Il suo lavoro pedagogico dentro e fuori dalla scuola è stato anche oggetto di una tesi di dottorato, che ha ricostruito il fermento vissuto a Bologna nel pieno delle nuove teorie educative che cercavano di scardinare i modelli autoritari del Ventennio e di alfabetizzare le classi popolari.
Cesare insegnò infatti per due anni nelle Scuole Reggimentali, che erano classi create per insegnare a leggere e a scrivere a coloro che all’interno dell’Esercito non erano riusciti a completare l’istruzione scolastica o avevano abilità molto scarse per fenomeni di analfabetismo di ritorno. Le memorie professionali di Malservisi e le indicazioni sui manuali scolastici utilizzati hanno permesso di ricostruire le teorie e le pratiche pedagogiche di queste scuole così singolari, prima della loro chiusura definitiva avvenuta nel 1974.
Asili nido, tempo pieno, grandi attese e grande consapevolezza, piani strategici per la cultura e la lettura diffusa. Una bella stagione che andrebbe ricordata e documentata per dare speranza e fiducia. In questa prima occasione di ricordo ci siamo salutati infatti con la speranza di ritrovarci in primavera per due incontri: uno sulla scuola, uno sulle canzoni.

Zangheri è stato un grande assessore alla cultura e l’ultimo sindaco di altissimo valore. Lepore, ancora nell’amministrazione Merola, ha invece provveduto a smantellare la biblioteca di quartiere sita in vicolo Bolognetti, centro di aggregazione e punto di riferimento per gli abitanti di quella disgraziata zona. Sappiamo tutti il seguito. Chi mi conosce se a che non sono certo di destra, ma sono sconcertata da come la cultura viene interpretata da chi amministra oggi la mia città. Se faccio il confronto con Parigi, l’altra città in cui mi capita di andare spesso, mi prende lo sconforto: là passato e innovazione si ibridano con risultati eccellenti. Il passato non viene cancellato ma lo si reinterpreta alla luce della nuova cultura politica e scientifica.
Grazie, ho conosciuto Cesare, io allora ero un bambino