Scuola Besta: una casa pedagogica viva e urbanisticamente eccellente

La struttura è funzionale e favorisce la didattica partecipata e inclusiva, qualunque età abbiano gli allievi. L’unico aspetto architettonico da risolvere nell’edificio è rappresentato dalle barriere architettoniche, scale e scalette che, con un piccolo ripensamento ingegneristico, possono essere risolte in direzione di una maggiore accessibilità a tutti gli spazi

di Maria Verdi, docente scuola media Besta in quiescenza


Penso sia storicamente evidente che l’architettura e l’urbanistica costruiscono la vita delle persone e la loro mentalità, il loro immaginario, il loro pensiero. Costruiscono l’identità di una comunità, di un quartiere, di una città, di una scuola nel caso specifico. Possono favorire relazioni, aggregazioni e la loro qualità. Alimentano il piacere e l’esigenza dell’incontro, della solidarietà, della reciproca inclusione, del dialogo tenendo in considerazione anche la necessità dello spazio individuale di lavoro. 

Il mondo è fatto a mano e di parole. Le parole sono sempre concrete: non sono mai al vento. Le parole si toccano con mano, costruiscono e distruggono, portano a cambiamenti, danno energia. Le parole sono state usate per costruire teorie e pratiche pedagogiche e la loro casa, i luoghi in cui si realizzano e sono vita vissuta e vita vivendo. La scuola Besta di Bologna è stata una di queste case pedagogiche in cui le varie componenti che l’hanno gestita (docenti, personale Ata, studenti, dirigenza, collaboratori esterni) hanno lavorato insieme cercando con successo di comprendersi e di tenere conto delle diverse esigenze da quelle burocratiche e gestionali a quelle didattiche e pedagogiche.

Le tante attività, sia per l’intera classe che personalizzate, hanno potuto convivere con naturalezza e senza nascondimento o trasferimento di uno o più studenti in uno spazio altro, distante. Il dinamismo, lo spostarsi da uno spazio all’altro è sempre stato “nelle cose”, naturale come lo spostarsi da una stanza all’ altra in casa propria.

Tutto ciò è un valore immenso di vita, di lavoro, di soddisfazione, di felicità per ogni componente della scuola stessa. 

Avere la possibilità di realizzare all’occorrenza uno spazio maggiore aprendo semplicemente la porta scorrevole ha consentito di proporre l’offerta formativa specifica a più studenti contemporaneamente senza doverla riproporre con risparmio di tempo e di energia. Così come la possibilità di utilizzare spazi più raccolti ha favorito l’apprendimento cooperativo tra gli studenti. Spazi e attività hanno sempre avuto la possibilità di essere dinamici e di aver potuto interagire: a ogni attività didattica lo spazio pertinente.

Io ho insegnato lettere alla Besta per decenni fino all’anno scolastico 2018-19. Ho insegnato nei corsi per lavoratori 150 ore diventati Ctp e successivamente Cpia. Gli studenti avevano e hanno diverse età, dai 16 anni (e con deroghe specifiche dai 15 anni) ai 70 anni più o meno, provenienza diversa, risorse, competenze, problematiche varie. Pertanto, posso dire che “l’urbanistica” interna della scuola Besta è sempre stata funzionale, eccellente anche per la didattica con studenti adulti e non solo adolescenti e, comunque, di tutte le età. Ho sempre apprezzato l’organizzazione degli spazi della scuola Besta che la rende una piccola città con spazi e attività interconnesse e indipendenti. 

Abbiamo potuto svolgere attività didattica personalizzata o con classi più o meno numerose (25-28 studenti), unite o a piccoli gruppi. Tutte queste possibilità di lavoro, sia per studenti che per insegnanti, costituiscono una grande libertà e occasione di lavoro e di confronto. Spesso guardavo dal primo piano verso il piano terra e il tutto mi ricordava Arte Fiera (vecchia maniera): una città brulicante e attiva. Ovvio che la struttura della Besta è funzionale e favorisce la didattica partecipata e inclusiva. Tutto si tiene o si teneva.

L’unico aspetto architettonico da risolvere alla scuola Besta è rappresentato dalle barriere architettoniche, scale e scalette che, con un piccolo ripensamento ingegneristico, possono essere risolte in direzione di una maggiore accessibilità a tutti gli spazi.


2 pensieri riguardo “Scuola Besta: una casa pedagogica viva e urbanisticamente eccellente

  1. La testimonianza della prof. Verdi corrobora con l’esperienza personale le tesi che il comitato Besta ha presentato in modo approfondito nel convegno “Il Don Bosco fa scuola: dalle Besta, il futuro di Bologna”, tenutosi il 25 maggio al cinema Perla di via San Donato, nel quale sono state messe in risalto le ragioni di ordine pedagogico per cui l’edificio esistente, debitamente ristrutturato, è largamente preferibile alla “soluzione”(temporaneamente definitiva? Definitivamente temporanea?) escogitata dall’amministrazione come un coniglio tirato fuori dal cilindro del prestigiatore. Ben lungi dall’essere una “soluzione”, quel colpo di teatro costituisce di fatto un danno alla comunità, per ignoranza delle reali necessità degli scolari, e una grave mancanza di rispetto alla competenza pedagogica dei docenti.

  2. Riflessioni precise, chiare, sentite, parole importanti di vita e di esperienza.
    La voce di chi ha lavorato e lavora alle scuole Besta c’è, la partecipazione di cittadine e cittadini, genitori, c’è e si esprime in vari modi, da molti mesi.
    Le valide motivazioni per la ristrutturazione della scuola sono state documentate in modo chiaro, con dati precisi addirittura in due convegni cui hanno partecipato architetti, urbanisti, pedagogisti, esperti ambientalisti di Legambiente e WWF, insegnanti, termotecnici, genitori.
    Il caso delle scuole Besta non è isolato, molte scuole in città sono state o saranno demolite a motivo del risparmio energetico, con cantieri inquinanti e macchinari che consumano carburanti fossili.
    Cosa è accaduto perché questa città, che ha avuto tanta attenzione in passato per la qualità degli spazi educativi in relazione ai bisogni dei bambini e degli studenti, che è stata ed è tuttora considerata da molti accogliente, inclusiva, culturalmente progressista, oggi non riesca più a salvaguardare il valore del suo patrimonio scolastico, non ascolti e non risponda?
    Grazie professoressa Maria Verdi per avere riportata qui la Sua esperienza con parole di senso, che aiutano tutti a ricordare come Bologna abbia vissuto una stagione di grande valore pedagogico che noi, cittadine e cittadini, desideriamo non venga cancellata da un giorno all’altro ma riconosciuta e valorizzata per il futuro dei nostri figli.

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