Sarebbe stato più giusto non aggiungere bandiere a Palazzo d’Accursio

Il gesto del Sindaco di esporre la bandiera israeliana è comprensibile nell’intenzione di tenere conto di tutti i punti di vista, ma ingombrante per la narrazione che suscita. Israele, per mezzo di chi la governa, ha combattuto una guerra fortemente sproporzionata causando decine di migliaia di morti. Il governo Netanyahu ha costretto il mondo a scoprire e a dover irrimediabilmente fare i conti con una non effettiva capacità degli Stati di sancire un giusto e uno sbagliato. Senza diritto non c’è pace

di Andrea Femia, digital strategist cB


Non essendo un politico di mestiere faccio fatica a giudicare in maniera netta e negativa alcune scelte che, personalmente, ritengo del tutto sbagliate. È dovere di chi ha una piattaforma sulla quale esporre i propri pensieri di essere prudente, di non mettere davanti le proprie convinzioni in modo categorico ed estremizzato, proprio perché un politico, in particolare un sindaco, rappresenta più di 400mila persone – un milione da sindaco metropolitano – e per forza di cose ha l’obbligo, lui sì, di agire tenendo conto di una moltitudine di elementi.

Questa lunga premessa va accompagnata a una serie di ulteriori dati. Serpeggia da mesi una spiacevole e probabilmente abominevole sovrapposizione tra il concetto di resistenza nostrana, quella dei partigiani, e quella di Hamas. Questa sovrapposizione è profondamente deleteria e, se mi si concede, è completamente funzionale al racconto di chi sminuisce le barbarie al diritto internazionale compiute dal governo Netanyahu. Il 7 ottobre 2023 rappresenta un gigantesco atto di violenza spregevole, un atto perpetrato sotto forma di terrorismo puro che pretende di farsi Stato. Hamas nell’idea di chi scrive è tutto ciò che ha permesso ai governi di estrema destra israeliana di giustificare il loro potere, e per questo è per forza di cose il peggior nemico della Palestina e dei palestinesi, anche di chi non ha gli strumenti per capirlo.

Ciò detto, veniamo al gesto simbolico di Matteo Lepore, che aveva promesso di esporre la bandiera di Israele alla fine del conflitto. Da quando la bandiera è stata effettivamente esposta a Palazzo D’Accursio il cessate il fuoco è stato solo nominale. Il fatto che Biden abbia fatto una conferenza stampa e che Trump si sia preso i meriti del cessate il fuoco non ha effettivamente significato che le cose siano andate meglio.

Dovrebbero andare meglio già in queste ore, ma ciò che dobbiamo avere tutti bene in mente è che come nessuno si sognerebbe di esporre la bandiera della Russia alla fine del conflitto con l’Ucraina, se alla vetta delle istituzioni israeliane rimane Benjamin Netanyahu, esporre la bandiera di uno Stato aggressore che non ha ancora pacificato internamente le proprie posizioni ma ha solo scelto di concedere la pace come se fosse un privilegio, in un terribile squilibrio tra forze, è un gesto radicalmente sbagliato.

Israele ha abusato di ogni santa prescrizione che riguardasse il diritto alla difesa. Ha sventrato una zona gigantesca riducendola a macerie e decine di migliaia di cadaveri.
Israele, per mezzo di chi la governa, che è ancora saldamente al suo posto, ha usato una forma di pulizia etnica violenta che noi oggi dovremmo accogliere come forma necessaria di giustificazione per raggiungere la pace. Inaccettabile e inammissibile per i nostri valori.

Non può essere davvero definita pace quella gentilmente concessa senza un neppur minimo processo di cambiamento interno. Tornando al parallelismo con la Russia, ipotizziamo che il 24 febbraio, nell’anniversario del conflitto, Putin alzi la cornetta e dica «dai, abbiamo scherzato, tutti liberi». Cosa facciamo, piazziamo le bandiere della Russia? O siamo semplicemente felici per gli ucraini che non dovranno svegliarsi la mattina pensando che qualcuno potrebbe buttare giù la casa e distruggere la vita?

Il gesto di mettere insieme le bandiere di Israele e Palestina, unite sotto il vessillo della pace, è comprensibile nelle intenzioni del sindaco di tenere conto di tutti i punti di vista, ma ingombrante per la narrazione che suscita. Israele, per mezzo di chi la governa, ha combattuto una guerra usando parole, non solo armi, terribili. Le parole sono i concetti che muovono la Storia. Chi è ancora al governo ha parlato di superiorità, ha offeso in ogni modo la dignità di esseri umani ritenuti inferiori, ma ciò che forse è ancora più grave, ha messo definitivamente a repentaglio istituzioni che hanno rappresentato il volere degli Stati in pace.

È una forte distorsione vedere la bandiera di Israele, oggi, vicino alla bandiera della pace. Perché dopo la fine della seconda guerra mondiale, in un processo che ha dato a Israele il sacrosanto e giustissimo diritto di esistere, sono state stabilite altre novità istituzionalmente rilevanti: è stata sancita la nascita dell’Onu, e in seno all’Onu è nata la Corte Internazionale di Giustizia come principale organo giudiziario. Successivamente, per replicare e armonizzare il modello dei singoli tribunali di guerra, il più famoso tra tutti il Tribunale di Norimberga, con un processo lunghissimo e difficilissimo venne ratificata con una fatica immane la nascita della Corte Penale Internazionale, nata proprio in seguito a una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Dallo stesso identico processo di pace che ha visto Israele vedersi riconosciuto il diritto di esistere sono nati soggetti che oggi Israele ha messo completamente a repentaglio. Le sentenze della Corte Penale Internazionale sono carta straccia, l’organo ridotto a ratificatore debole, nei fatti il governo Netanyahu ha costretto il mondo a scoprire e a dover irrimediabilmente fare i conti con una non effettiva capacità degli Stati di sancire un giusto e uno sbagliato.

Immaginatevi se dopo una sentenza di condanna a un gerarca del Tribunale di Norimberga, quel gerarca avesse continuato indisturbato ad andare in giro per il mondo sicuro di non essere arrestato.

Senza diritto non c’è pace, perché senza diritto il più forte potrà sempre prevalere sul più debole e, appunto, decidere di sua spontanea volontà quando è il caso di smetterla. Gli abusi di posizione non possono essere pace. Per questo, nel mio modestissimo punto di vista, Matteo Lepore ha compiuto una scelta sbagliata, indiscutibilmente mossa da pressioni costanti e con mille livelli di difficoltà che chi scrive non può minimamente cogliere, ma rimane una scelta sbagliata.

Gli accordi di pace di oggi sono gli stessi identici di quelli proposti da Biden a maggio. Otto mesi di inutile massacro ulteriore per raggiungere lo stesso risultato. Questa non è pace. È spropositato abuso di potere. Di cui siamo stati testimoni per anni. E di cui continueremo a essere testimoni se non aiuteremo con forza, in ogni sede, un processo di cambiamenti politici in Israele, che senza dubbio favorirebbe processi di cambiamenti politici in Palestina. E ancora più egoisticamente, favorirebbe la pacificazione di tanti cittadini di seconda o terza generazione, che oggi si trovano costretti a vedere chiuso, con lo schioccare delle dita, un capitolo socialmente mortificante e doloroso in cui la Storia recente è stata gestita dal più forte con il vessillo di uno scontro tra civiltà più o meno degne di stare al mondo. Il più forte è ancora in sella. E noi esponiamo il suo simbolo. Poteva andare meglio.

Photo credits: Ansa.it


6 pensieri riguardo “Sarebbe stato più giusto non aggiungere bandiere a Palazzo d’Accursio

  1. E’ una scelta stupida e che non serve a niente se non a dare l’impressione che le pressioni che vengono da ambienti vari servono eccome! Solo che queste scelte portano fuori strada perchè bisogna anche saper fare gesti netti ed interpretabili come tali: Israele è colui che si macchia di immense colpe e la sua bandiera non può e non deve togliere significato a quella (bandiera) che rappresenta invece tutta la sofferenza oggi vissuta dal popolo palestinese. Quand’è il momento o si sta di quà o si sta di là!

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