Bandiere, decisionismi e paragoni impropri

Il paragone offerto da Andrea Femia non regge: nonostante l’evidente sproporzione nella reazione bellica ai fatti del 7 ottobre 2023, quello israeliano resta uno stato democratico, cosa che non si può dire della Russia di Putin. Il vero problema è il decisionismo solitario del sindaco su questioni come questa

di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro – “L’Officina delle Idee”


Essendo il Cantiere un giornale veramente liberal – non è un complimento ma una presa d’atto della realtà bolognese – mi permetto di depositare la mia opinione, diversa da quella  di Andrea Femia (qui), sull’esposizione a Palazzo d’Accursio della bandiera di Israele in aggiunta alle bandiere della pace e della Palestina.

A sostegno della sua contrarietà, Femia fa un paragone che potrebbe apparire giusto ma che per me non lo è. Scrive infatti che se un giorno, auspicabilmente, dovesse intervenire una tregua nella guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e si esponessero sulla facciata del Comune le bandiere sia della Russia, Stato aggressore, sia dell’Ucraina, Stato aggredito, non sarebbe una scelta né accettabile né giusta.

Premesso il mio totale dissenso rispetto alla reazione sproporzionata di Israele su Gaza, che nonostante i massacri sulla popolazione civile non risolverà la questione palestinese e il pericolo rappresentato da Hamas, non bisogna dimenticare che c’è stato un altro massacro, quello del 7 ottobre 2023, che ha dato inizio alla carneficina ed è stato seguito dal rapimento brutale degli ostaggi israeliani. Ma l’aspetto, importante, che si tende a ignorare è un altro. Lo Stato ebraico è uno Stato democratico e Netanyahu, seppur detestato e contrastato da una parte cospicua degli israeliani, non può dirsi un dittatore o un capo di uno regime totalitario. Anche a Bologna, del resto, ci sono ebrei e cittadini israeliani che non amano né condividono posizioni e metodi dell’attuale governo israeliano.

La Russia al contrario è, di fatto, governata da un regime autoritario e autocratico, che perseguita i suoi oppositori e spesso li elimina. Aggiungo, ed è un aspetto non da poco, che nel conflitto russo-ucraino non c’è un equivalente di Hamas. Quindi, con rispetto, il paragone di Andrea Femia non regge.

Poiché come dicevano i latini in cauda venenum, mi permetto a tal proposito una piccola osservazione sul nostro sindaco. Come in altre occasioni, pure in questa delle “bandiere” si evidenzia, infatti, una sua solitudine nei comportamenti e nelle strategie. Un procedere in senso “decisionista” che nasconde una prassi un tantino autoritaria. Se è vero che oggi Lepore è attaccato per “offesa alla bandiera” dalla sua sinistra movimentista e agitatoria, lo è altrettanto che una maggior moderazione, e meno strabismo ideologico, avrebbero evitato il balletto poco edificante delle bandiere.


Un pensiero riguardo “Bandiere, decisionismi e paragoni impropri

  1. Scusate se approfitto di questo spazio per chiedervi di poter pubblicare un articolo che riguarda 3 soldati (inviati da Mussolini nell’area del mediterraneo) e quando ci fu l’ armistizio decisero di non far parte di Salò, vennero deportati in campi dì concentramento in Germania e Polonia dove dopo pochi mesi morirono di stenti.Sono sudisti e Stiamo per far rientrare le spoglie… ho già provato con un vostro giornalista e con Mattia Fontenella. Io sono l’ex sindaco di Galliera (Bo) G.Chiarillo

RispondiAnnulla risposta