Fabio Panetta al Centro San Domenico: «Le armi portano miseria»

È possibile una alleanza tra economia e pace? È doverosa, secondo il Governatore della Banca d’Italia, intervenuto a uno degli appuntamenti dell’istituzione culturale bolognese voluta tanti anni fa da padre Michele Casali. Viviamo in un mondo segnato da guerre che lambiscono la stessa Europa: una realtà che non può generare prosperità. Lo sviluppo deriva dagli investimenti produttivi, non dagli armamenti. La guerra è una forma «di sviluppo al contrario». Il richiamo all’Enciclica di Paolo VI

di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico


La guerra è contraria allo sviluppo. È il senso dell’importante intervento che il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha fatto sul tema “Pace e prosperità in un mondo frammentato”, la sera di giovedì 16 gennaio, durante l’incontro “Economia e Pace: un’alleanza possibile”, organizzato a Bologna dal Centro San Domenico in collaborazione con la Fondazione Centesimus Annus Pro Pontefice e l’Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti.

In altra occasione tornerò a riflettere sul programma completo che quest’anno propone l’istituzione culturale di piazza San Domenico, nata da una intuizione lungimirante, tanti anni fa, di padre Michele Casali. Intanto mi soffermo sull’importante lezione di Fabio Panetta. È possibile una alleanza tra economia e pace? Più che possibile è doverosa, secondo quello che ha detto, in sintesi, il Governatore, il cui il testo, diffuso dalla Banca d’Italia, è consultabile online (qui): «Viviamo in un mondo segnato da guerre, giunte nel 2023 al numero più alto dalla fine del secondo conflitto mondiale. In molte regioni del mondo la guerra – spesso fratricida – è una realtà quotidiana che lambisce la stessa Europa ed è una realtà che non può generare prosperità». Lo sviluppo deriva dagli investimenti produttivi, non dalle armi. La guerra rappresenta una forma «di sviluppo al contrario».

La globalizzazione ha indubbiamente prodotto benefici – ha proseguito il banchiere centrale – ma anche effetti indesiderati che non sempre sono stati compresi: «A livello globale oltre 700 milioni di persone soffrono tutt’ora per la carenza di cibo e di acqua, mentre un numero ancora maggiore non ha accesso a una adeguata assistenza medica. Quasi 700 milioni di persone vivono senza elettricità e 2,3 miliardi di persone utilizzano, per cucinare, combustibili e tecnologie dannose per la salute e inquinanti. Circa 250 milioni di bambini e ragazzi tra i sei e i 18 anni sono esclusi dall’istruzione; le disuguaglianze di genere sono gravi». Sono cifre spaventose che ledono lo stesso concetto di persona umana.

Questo, in modo pacato ma severo, ha detto Panetta nel salone Bolognini del San Domenico, aggiungendo che pace e prosperità sono legate, all’opposto, da un vincolo profondo. In proposito ha richiamato l’Enciclica “Populorum Progressio” di Paolo Sesto, 26 marzo 1967: lo sviluppo è il nuovo nome della pace. La spesa sempre crescente per gli armamenti ci trascina nel precipizio.

Dal San Domenico si è levato un grido di dolore che va fatto conoscere, in specie alle giovani generazioni e alla politica, che nasce per dare forma civile alla convivenza umana. Da Bologna e dal centro culturale questo ammonimento supremo in apicibus si è elevato forte e solenne. Padre Michele Casali per queste finalità volle le serate di riflessione. Giovedì 16 gennaio 2025 è perciò una data iconica che ci indica un percorso ineludibile da perseguire.


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