La bandiera unica di Emily Clancy

La vicesindaca non vuole l’esposizione del vessillo di Israele a Palazzo d’Accursio, preferisce vedere sventolare soltanto quello palestinese. “Due popoli e due Stati” non sembra essere la sua soluzione preferita per il conflitto. Meglio “Palestina libera dal fiume al mare”, obiettivo di Hamas? Nella città di Dossetti non è tempo per le ambiguità. La lotta all’antisemitismo richiede risposte chiare

di Achille Scalabrin, giornalista


La vicesindaca Emily Clancy si dissocia dall’esposizione della bandiera israeliana a Palazzo d’Accursio, come è nei suoi diritti e nella storia della formazione politica che rappresenta. È però un diritto dei bolognesi chiedere che la leader di Coalizione civica completi il suo ragionamento e ne tragga, eventualmente, le dovute conclusioni.

Qui non si tratta di essere semplicemente pro o contro lo sventolio di un vessillo. La sua dissociazione è la manifestazione di un dissenso che investe l’intera questione israelo-palestinese e che sembra essere – almeno ora – in contrasto con l’idea del sindaco Lepore. A suo avviso, così sembra di capire, la bandiera con la stella di David non ha diritto di cittadinanza sui muri della Casa comune di tutti i bolognesi, neppure se accanto, dopo settimane, a quella palestinese. Qual è quindi l’idea di Clancy in merito a una soluzione del conflitto che da decenni dilania Israele e Palestina? Due popoli e due Stati, oppure Palestina libera dal Giordano al Mediterraneo (con conseguente cancellazione di Israele)? Certo, quale sarà il futuro di israeliani e palestinesi non si deciderà in Piazza Maggiore, ma il processo di pace va aiutato anche stando a migliaia di chilometri di distanza, nello spirito che il cardinale Zuppi ha chiaramente indicato da mesi dialogando con i responsabili della comunità ebraica e di quella islamica.

Questo è il motivo per cui è doveroso per Clancy esprimersi a chiare lettere, cancellando ogni ambiguità linguistica e di pensiero. Essere a favore dei diritti dei palestinesi – come è doveroso – non significa necessariamente essere contro i diritti degli israeliani. Così come essere contro – altrettanto doverosamente – la sanguinosa politica di Netanyahu non può significare essere contro l’esistenza di Israele. La vicesindaca ovviamente è legittimata a pensarla diversamente, non importa se per convinzioni personali o per tornaconti elettorali, ma considerato il ruolo che riveste deve esplicitare fino in fondo il suo pensiero. Soprattutto in questi tempi di risorto antisemitismo in cui frange violente di legittimi movimenti si pongono il solo obiettivo di seminare odio e divisioni. La vicinanza della Giornata della Memoria è un’ottima occasione per dare un contributo al dialogo, per condannare gli estremismi che purtroppo governano i due campi avversi, per prendere le distanze dai coloni israeliani così come da Hamas.

Per l’occasione, Lepore a sua volta farebbe bene a chiedere alla sua vice quella chiarezza che, nella città di Dossetti, è dovuta su questo tema. Non è tempo per ambiguità. È vero che scegliendola il sindaco si è coperto le spalle a sinistra e ha gettato un ponte verso realtà giovanili inquiete. Ma ci sono momenti in cui il sacrosanto diritto al dissenso rischia di tradursi in un boomerang, in un deficit di credibilità e in un ostacolo al lavoro comune. Adesso viviamo momenti in cui servono soprattutto uomini e donne di buona volontà disposti ad aiutare la ricerca di una pace che sembra impossibile. Così come sembravano impossibili – pur con le loro diversità – quelle in Irlanda del Nord, a Cipro, nei Paesi Baschi, nella ex Jugoslavia, in Alto Adige.

Far sventolare insieme a Bologna le bandiere di due territori in guerra è un modo per invitarli a coesistere e a coltivare tutte le condivisioni possibili. Chi vuole una sola bandiera rischia di apparire come il fautore del proseguimento del conflitto fino al prevalere degli uni sugli altri. Ma siamo sicuri che facendo chiarezza Emily Clancy allontanerà dai bolognesi questo cattivo pensiero.


10 pensieri riguardo “La bandiera unica di Emily Clancy

  1. Complimenti per la lucidita’ dell’analisi che condivido in pieno.
    A chi poi condanna con troppa frettolosita’ il sionismo mi permetto di suggerire di approfondire un pochino le origini storiche e sociali di un movimento che voleva riscattare, anche attraverso un umanesimo socialista, tante persone umili.

    1. La domanda è: bisogna aspettare con pazienza che tutti i Palestinesi rimangano schiacciati sotto il nuovo “muro di ferro” di Netanyahu affinché qualcuno approfondisca le origini storiche e sociali di un movimento …ecc ecc

  2. In tutta franchezza, credo che la presa di posizione di Emily Clancy -e assai mi costa difendere la vicesindaca- non sia suscettibile di alcun malinteso. La bandiera palestinese (che non è la bandiera di Hamas) è la bandiera di una popolazione vittima di un’aggressione brutale e sconsiderata, fuori da ogni regola di diritto internazionale, posta in essere da uno stato (non da un gruppo terroristico), che si definisce democratico e liberale e che dovrebbe, dunque, avere valori in linea con i presunti valori occidentali che si sentono spesso invocare (per lo più a sproposito). Un’aggressione che ha causato almeno 45/50.000 morti e 150.000 feriti, tra cui un numero mostruoso di donne e bambini e ha letteralmente raso al suolo i centri abitati e tutte le infrastrutture essenziali di una comunità di oltre due milioni di persone. Bisogna piantarla di utilizzare strumentalmente l’argomento secondo cui qualsiasi critica allo stato di Israele (e, soprattutto, a chi lo governa) è un atto di antisemitismo, per il banale fatto che non è vero. Come non è vero che Israele, per quello che il popolo ebraico ha subito durante la seconda guerra mondiale, possa fare liberamente tutto ciò che crede e che la sua potenza militare gli consente. L’esposizione della bandiera di Israele al primo accenno di una fragile tregua -con Netanyhau accusato di crimini di guerra e mentre, tra l’altro, in Cisgiordania, si perpetrano e i preparano ulteriori violenze- suona “ratifica”, suona “chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato”. Mi sembra presto, molto presto per pensare che su questa tragedia si possa mettere la pietra tombale delle convenienze. E tutto ciò con la massima solidarietà per chi, nella comunità ebraica, in Israele e fuori da Israele ha saputo, nonostante l’orrenda aggressione di Hamas, prendere le distanze da un simile odioso vendicativo macello ai danni, soprattutto, della popolazione civile palestinese e senza che possano in alcun modo essere scalfiti il rispetto eterno e il dovere di conservare la memoria dovuti da tutti noi al popolo che fu vittima dell’olocausto.

  3. Sinceramente mi sono veramente stufato di questa storia che chiunque si permette di criticare Israele ed il suo governo per il genocidio perpetrato impunemente sotto gli occhi di tutti viene subito bollato come antisemita se non addirittura come simpatizzante di Hamas. Questa è una mistificazione della realtà!!! Ed inoltre dentro di me ho sempre avuto un dubbio: vi sembra possibile che Hamas abbia preparato ed organizzato nei minimi particolari addirittura scavando gallerie per trasportare mezzi armi un attacco di tale ferocia senza che il Mossad se ne accorgesse???

  4. Mi sembra che si continui a fare, da molte parti, a destra e sinistra, una pericolosa commistione tra persone di religione ebraica (antisemitismo) e lo Stato di Israele; é un po’ come se chi, come me, ritiene la Russia colpevole di un’aggressione -una volta si sarebbe parlato di imperialismo?- e si discriminassero di conseguenza tutte le persone di religione ortodossa. Ho amici e conoscenti di religione ebraica; ciò non mi impedisce di consideare l’attuale Israele responsabile di genocidio e colonialismo (le foto di Gaza rasa al suolo mi ricordano quelle di Varsavia, trattata nello stesso modo dai nazisti; preciso mio, che non era ‘neppure’ ebreo, ma fu ammazzato lo stesso dal nazisti)

  5. Penso che il progetto “due popoli, due Stati” sia – pur con tutte le difficoltà – il solo in grado di salvaguardare i diritti degli israeliani e quelli dei palestinesi. Ma noto che nessuno degli intervenuti si è espresso in merito, cioè su quello che era il nodo centrale del mio articolo (che peraltro non contiene nessuna accusa di antisemitismo a chi critica la folle politica di Netanyahu).

  6. E’ difficile rispondere. Due popoli due Stati sarebbe la soluzione ottimale. Ma mentre per Israele è certa la forma di democrazia (ovvero il bilanciamento dei poteri stabiliti dalla loro Costituzione) in Palestina nella cosiddetta striscia di Gaza il governo è esercitato dalle milizie di Hamas un’organizzazione terroristica che all’articolo 6 del loro Statuto afferma esplicitamente l’obbiettivo della distruzione dello Stato di Israele. Hamas è un movimento islamista fondamentalista e radicale, che rifiuta categoricamente la soluzione a due Stati, per questa ragione Hamas disconosce gli accordi di Oslo del 1993. (fonti Wikipedia) Quindi Israele con chi dovrebbe negoziare la formula due Stati due Popoli?

  7. Innanzitutto Israele dovrebbe cominciare a trattare con se stesso per disinnescare i progetti assurdi della destra messianica e dei coloni. Poi con l’Anp e con i palestinesi consapevoli che non sarà Hamas a dare loro un futuro. Ovviamente, tutto ciò necessita di un governo diverso da quello di Netanyahu (che pur di mantenere il potere ha scatenato la guerra a Gaza).

  8. Le due bandiere, accostate sulla finestra del Comune, e sbattute e rivoltate insieme dal vento, rappresentano due popoli spesso colpiti dalla storia e ancor oggi sferzati da impetuose violenze politiche. La nostra pietà va ai due popoli vittime di odio disumano.

  9. Oggi è la giornata della Memoria. Memoria di una criminale carneficina effettuata dai nazisti con aiuto, in Italia, dei fascisti. A noi il dovere di ricordarlo a noi stessi e ai nostri discendenti. Un odio disumano che ha prodotto milioni di morti: uomini donne e bambini di origine ebrea, omosessuali, zingari, oppositori. Non ci deve essere spazio per nessuna revisione nè negazione.

    Consentitemi (domani), di poter criticare le politiche del governo israeliano. La libera critica non è antisemitismo, è critica punto e basta.

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