Autonomia energetica e fotovoltaico, qualche correttivo alle norme è d’obbligo

Installare impianti a terra è sbagliato laddove si sacrifica terreno agricolo. Non si aggiunge valore al nostro territorio, anzi se ne sottrae per creare una rendita a qualche fondo di investimento

di Fabrizio Sarti, già sindaco di Bentivoglio tra il 1990 e il 2004


Reduce da un ennesimo incontro sul tema fotovoltaico a terra su terreni a uso agricolo, ho dovuto prendere atto, con mio grande rammarico, della dichiarata impotenza delle nostre amministrazioni locali di poter regolamentare l’uso del proprio territorio. Riepilogo brevemente i fatti.

A Bentivoglio, in frazione Castagnolo Minore, da una società di servizi energetici viene proposto un impianto di fotovoltaico a terra di potenza inferiore ai dieci megawatt, sottraendo all’uso agricolo un po’ più di dieci ettari. Nella videata di Google che sotto riporto appare evidente la contraddizione: dieci ettari di buon terreno agricolo sottratto alla produzione di cibo, non solo a ridosso delle abitazioni della frazione, ma a fianco a una distesa di diverse decine di migliaia di mq di tetti, capannoni e parcheggi dell’Interporto.

Da un lato c’è piena consapevolezza che, per raggiungere i 70 Gw di nuova potenza energetica da fonti rinnovabili (fotovoltaico ed eolico) che devono essere installati in Italia entro il 2030 per ridurre del 55% le emissioni di gas climalteranti, ai 22 Gw di pannelli fotovoltaici già installati se ne dovranno aggiungere altri 30, come si legge nel Report sul consumo di suolo di Ispra. Ma  lo stesso istituto indica che installare i pannelli fotovoltaici sulle coperture degli edifici, su parcheggi e aree industriali dismesse permetterebbe di ridurre in maniera significativa il consumo di suolo. Ispra calcola che utilizzando i tetti (escludendo quelli dei centri storici) e le aree già impermeabilizzate si potrebbe generare una potenza da fotovoltaico compresa tra 59 e 77 Gw. Dall’altro lato siamo convinti che non si possa risolvere un problema urgente come il riscaldamento globale e la non autonomia energetica del Paese aggravando un altro tema che è quello della produzione di cibo. Anche  su questo versante non siamo autonomi: importiamo derrate alimentari per più di 40 miliardi.

Il fotovoltaico a terra è sbagliato laddove sottrae terreno a uso agricolo. Non aggiunge valore al nostro territorio, anzi ne sottrae per creare una rendita a qualche fondo di investimento. Le argomentazioni sono più di una: 

  • C’è un problema di tutela del paesaggio: troppo vicini all’abitato nel caso specifico.
  • Nonostante non si possa dire che c’è una impermeabilizzazione dei suoli, di sicuro è un buon terreno sottratto all’agricoltura: questi terreni sono di pregio e adatti per prodotti dop e igp. 
  • Non si incentiva e non si aiuta la piccola proprietà contadina.
  • C’è una perdita secca di biodiversità.
  • Il terreno è classificato a medio rischio idraulico: la cassa di laminazione prevista dal progetto se va bene non aggrava la situazione.
  • Questi interventi, di cui viene sottratta al Comune la possibilità di regolamentare l’inserimento nel territorio, realizzano una sorta di anarchia nelle localizzazioni lasciate di fatto in mano al mercato finanziario.  
  • Non aiutano la nascita di comunità energetiche.

D’altro canto le molte infrastrutture, autostrade, aree industriali… rischiano di diventare un incentivo a realizzare impianti in ogni dove.

Senza una battaglia per regolamentare a livello locale queste infrastrutture non ci resta che invocare, come ha fatto con Trump la vescova episcopale di Washington Marianne Edgar Budde, “Pietà”. Magari utilizzando le parole di Papa Francesco nella Laudato Si’  «Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data». Dobbiamo averne custodia e cura: ma così non si fa.


2 pensieri riguardo “Autonomia energetica e fotovoltaico, qualche correttivo alle norme è d’obbligo

  1. Una sola domanda…. attualmente quel terreno è coltivato? Che lo sia o no, la scelta di utilizzarlo per il fotovoltaico immagino dipenda da aspettative di resa economica attualmente non soddisfatte. Se è così, come impedire alla Proprietà del terreno di fare ciò che vuole, ovviamente nell’ ambito delle leggi esistenti?

    1. Il terreno era coltivato. Nel merito. Primo le rendite proposte dagli acquirenti dei terreni di fatto sono superiori alla redditività di un terreno agricolo: in questo modo però è la finanza che la fa da padrona non i bisogni del paese. Secondo , al di là del peggioramento del paesaggio e della biodiversità, non si possono risolvere i problemi energetici del paese creandone degli altri sul piano della produzione alimentare.

RispondiAnnulla risposta