Il 2 febbraio alle 18, nello Spazio MB di via Castiglione, inaugurazione della performance video dell’artista milanese, che ritorna a Bologna con un’esplorazione dei temi dell’eco-femminismo
di Sara Papini, operatrice della comunicazione e curatrice
Il progetto di videoarte “Urbana” di Francesca Lolli esplora il tema dell’eco-femminismo attraverso la figura di una sirena privata della sua acqua e costretta a sopravvivere in un paesaggio arido, lontano dalla vitalità delle acque e immerso in una sorta di periferia desolata di una città di campagna. La sirena, un tempo simbolo di forza e mistero legato agli elementi naturali, è ora ridotta a un’ombra di sé stessa: la sua bocca è secca, i denti ingialliti, segno della sua sofferenza e della lotta per la sopravvivenza in un ambiente che non ha più nulla da offrire. Diventa così un simbolo di resistenza, di solitudine e di una lotta disperata per mantenere la propria essenza in un mondo che sta perdendo la sua vitalità e l’accesso alle risorse naturali.
L’esperienza visiva, che sarà radicalmente ostacolata a causa dell’interazione diretta e fisica con lo spazio, consisterà in una videoperformance che avverrà dal giorno 2 febbraio presso lo spazio MB in porta Castiglione, nato recentemente ma che si sta però distinguendo per le sue mostre contemporanee sempre più inclusive.

“Urbana” nasce un anno fa, dopo un incontro tra Francesca Lolli e il curatore Giuseppe Virelli in occasione di Art City 2024, quando l’artista stava esponendo alla Fondazione Carlo
Gajani l’installazione “Come tu mi vuoi”. L’opportunità concreta di realizzare qualcosa in comune si manifestò poi a fine estate quando, parlando con Paolo Quartapelle dell’Associazione il Campone e con Maria Teresa Baroni e Filippo Finotti dello Spazio MB, si stava pensando all’edizione di Art City
di quest’anno. «Mi venne subito in mente di contattare Francesca – ci dice Virelli – perché il piccolo spazio a disposizione mi sembrava potesse stimolare l’artista a elaborare un progetto artistico ad hoc di grande suggestione e di forte impatto emotivo. Francesca, come al solito, non si è tirata
indietro e anzi, con il suo consueto intuito ha perfettamente inteso le mie intenzioni e le mie
aspettative e in tempi sorprendentemente rapidi mi propose il progetto che io, ovviamente,
avvallai immediatamente».
La sintonia tra i due è continuata anche in corso d’opera, sebbene gran parte del lavoro sia stata eseguita a distanza: «Da sempre i lavori di Francesca mi avevano attirato per la loro qualità e il loro ‘spessore’. Anche in questa occasione non si è smentita, anzi credo sia stata capace, pur mantenendosi fedele alla sua linea di ricerca, di ampliare ulteriormente il suo sguardo e di andare a indagare sotto una nuova luce i temi a lei (e a me) da sempre cari, specie in questi tempi particolarmente ‘cupi’ per quanto riguarda la rimessa in discussione di certi valori che credevamo oramai affermati e che, invece, sentiamo pericolosamente minacciati».
L’appuntamento per scoprire tutto questo con i propri occhi è fissato per il 2 febbraio alle 18, giorno del vernissage della mostra, in via Castiglione 90/B.
Photo credits: Emanuela Bianconi
