A cent’anni dal suo arrivo a Bologna, gli insegnamenti del presbitero di Pellestrina sono profondamente radicati nella cultura solidaristica della città. Una ricchezza immensa, in un tempo così cinico
di Cristina Ceretti, consigliera comunale Pd
Esattamente un secolo fa don Olinto Marella approdò a Bologna come insegnante di storia e filosofia nei Licei Galvani e Minghetti, dove rimase in cattedra per 24 anni.
La sua presenza ha condizionato in modo indelebile il dna di questa città.
Se oggi Bologna è riconosciuta come città attenta, aperta, solidale è anche grazie al suo rivoluzionario gesto di porgere il cappello all’angolo tra via Caprarie e via Drapperie. «Le preoccupazioni non mancheranno – diceva – ma vi lascio il mio cappello e vi assicuro che non rimarrà mai vuoto».
Padre Marella ha spezzato, con questa semplice frase, ogni logica prettamente economica del dare e dell’avere, spiegando a questa città che nessuno sarà mai solo. Lo ha fatto con uno sgabello storto e un cappello stropicciato e insegnandoci che i beni donati diventano veicoli di relazione e non semplici strumenti di scambio.
La questua – non come gesto di pietismo che segna la distanza tra chi ha un destino di salvezza sicuro e chi fa fatica a salvarsi – ma come abbraccio solidale e fraterno di una comunità intera.
Oggi Bologna ne porta ancora evidenti tracce: la rivoluzione gentile delle Cucine popolari di Roberto Morgantini, il gesto di condividere il pane all’Antoniano, l’amore concreto e caldo della Comunità di Sant’Egidio, il valore dell’accoglienza del Centro Astalli, il prezioso lavoro sui diritti di Avvocati di strada, la lunga catena di umanità di Piazza Grande, la mensa della fraternità della Caritas di Bologna, solo per citarne alcuni, ma la lista è davvero molto lunga.
Bologna è la città di centinaia di volontari che gratuitamente prestano il loro caldo sorriso e mani aperte nei centri di accoglienza, danno informazioni e consulenza, distribuiscono generi alimentari e vestiario, mettono a disposizione docce, lavanderie, parrucchieri, ambulatori medici, aiutano nella burocrazia anagrafica, insegnano la lingua italiana a chi non la conosce. Non si fermano mai, sono instancabili.
Sono loro ad avere raccolto la testimonianza di Padre Olinto Marella, testimoni di un’umanità e di una fraternità di cui questo tempo così cinico, che premia solo i forti e i vincenti, ha estremamente bisogno.
Lo scandalo dell’affamato resta uno scandalo nel nostro tempo, ci insegna a non girare lo sguardo dall’altra parte di fronte a senza tetto, ai bambini senza un pasto dignitoso, anziani soli, malati, carcerati e migranti. Oggi l’accoglienza dei migranti segna in modo evidente il confine tra l’umanità e la disumanità.
Se pensiamo a questi giorni, l’immagine dei migranti in catene pubblicata dalla Casa Bianca immortala la cattiveria, la crudeltà e l’assenza di umanità di questo tempo che premia i forti, i vigorosi, i decisionisti. Un mondo al contrario se pensiamo al quotidiano, silenzioso e umile dono di Padre Marella, poi di Padre Digani e degli operatori e educatori che generano cura e bene comune nelle case dell’Opera Padre Marella.
Scriveva la filosofa francese Simone Weil qualche anno prima dell’ascesa di Hitler: «Non potrei desiderare di essere nata in un’epoca migliore di questa, in cui tutto è perduto. la vita nella nostra epoca è in balia della dismisura. La dismisura invade tutto: azione e pensiero, vita pubblica e vita privata. Noi viviamo in un’epoca senza precedenti, che esige un certo tipo di santità, anch’essa senza precedenti. Essa deve scaturire all’improvviso come un’invenzione e mettere a nudo tutta la verità e la bellezza che sono nel mondo, nascoste sotto strati di polvere e di marciume».
Oggi come allora abbiamo il dovere nel nostro piccolo, nella nostra quotidianità – accanto a quella lunga catena di volontari presenti in città – di mettere a nudo la verità e la bellezza che sono sepolte sotto la polvere e il marciume di questo tempo. Prendendoci cura di noi stessi, degli altri e dell’ambiente. E scegliendo ogni giorno di stare dalla parte della dignità umana a qualsiasi costo.
