Gli eventi estremi indotti dal riscaldamento globale prodotto dalla combustione dei fossili ci fanno prendere atto che dipendiamo dal clima, dall’acqua, dalla fertilità della terra, dai minerali che estraiamo, dall’energia che usiamo. Di questa cosmologia parlerà il seminario di sabato 15 febbraio su testo di Bruno Latour. Appuntamento alle 15,30 alla sala Anziani, organizzato dalla Scuola di Ecopolitica, al terzo anno di attività in collaborazione con i Giovani Ecologisti Verdi di Bologna
di Paolo Galletti, portavoce Europa Verde-Verdi Emilia-Romagna
Come abitare la terra? Dopo alluvioni, siccità, trombe d’aria, frane, e dopo la necessità di delocalizzare, anche a Bologna, anche in Emilia-Romagna, civili abitazioni e attività produttive fuori da aree diventate inabitabili, il problema diventa improcrastinabile.
Già il Covid ci aveva avvertito che dipendiamo da virus invisibili e la medicina ci spiega che batteri e virus del microbioma personale sono determinanti per la salute. Ora gli eventi sempre più frequenti indotti dal riscaldamento globale prodotto dalla combustione dei fossili ci fanno capire che il problema non è rispettare l’ambiente come se fosse esterno a noi ma prendere atto che dipendiamo, per vivere, dal clima, dall’acqua, dalla fertilità della terra, dai minerali che estraiamo, dall’energia che usiamo. È questa la nuova cosmologia necessaria per una visione ecologista adeguata ai tempi.
Su questo il seminario di sabato 15 febbraio sul testo di Bruno Latour: manifesto per una nuova ecologia, integrato con il recente: “Come abitare la terra”. Seminario che si terrà dalle 15,30 alla sala Anziani di Palazzo d’Accursio, organizzato dalla Scuola di Ecopolitica, al terzo anno di attività in collaborazione con i Giovani Ecologisti Verdi di Bologna. Paolo Tamburini, Luca Reineke e introdurranno il dialogo insieme a me.
Ma perché Latour? Ma perché a Bologna?
Bruno Latour, definito da “Le Nouvel Observateur” l’intellettuale francese più influente del mondo, prospetta una nuova classe ecologica, potremmo anche definirlo blocco sociale, che difenda e ricostruisca le condizioni di abitabilità del Pianeta per la nostra specie, contrapponendosi a chi opera per renderlo inabitabile. Una discriminante che ridisegna le priorità della società, della politica, dell’economia. In questo contesto appare sbagliato, per esempio, parlare di patto per il lavoro e per il clima. Senza il clima non esiste alcun lavoro.
Perché a Bologna? Qui esiste il tentativo di integrare la cultura ecologista dentro un contesto rosso verde che riduca il suo potenziale innovativo. Qualcuno teorizza una sorta di eco socialismo che poi si traduce in pratica nel tentativo di conciliare l’inconciliabile: città 30 e passante autostradale, no consumo di suolo e logistica e nuove cementificazioni.
Al di là di contingenti alleanze elettorali, favorite da sistemi che privilegiano la cosiddetta governabilità e allontanano oltre la metà degli elettori, al di là della manifesta insufficienza delle formazioni politiche e associative verdi, la nuova visione ecologista troverà le strade per imporsi.
Le grandi riforme ecologiste spinte dai verdi negli anni ’80, quando, anche grazie al sistema elettorale proporzionale, irruppero in un sistema politico bloccato, stanno lì a dimostrare che il cambiamento si può fare. Parchi nazionali, energie rinnovabili, agricoltura biologica, mobilità ciclistica, raccolta differenziata dei rifiuti, diritti degli animali, controllo dell’esportazione di armi. Nella società sono cresciute imprese e iniziative diffuse e nuove sensibilità, pensiamo alle lotte per salvare gli alberi.
Quello che manca è una visione comune, che unifichi tutti gli ecologisti nelle loro variegate differenze. Ma con la consapevolezza che non si mette il vino nuovo in otri vecchi.

Tutto meritevole. Ma non tutto condivisibile. Le nessità di una comunità sono plurali. Abbiamo bisogno di spazi versi ed alberi, ma anche di case per chi non trova alloggio a prezzi sostenibili. E se facciamo nuove case lontano, poi aumenteremo immensamente ed ulteriormente il traffico stradale. Per il Passante: un Passante occorre. E’ necessario per allontanare dalla città l’immensa quantità di traffico che attraversa Bologna da nord a sud e viceversa. Enormi quantità di smog ed emissioni nocive che respirano i cittadini della nostra città senza averli neanche prodotti.
Intanto rendiamo disponibili le migliaia di alloggi sfitti trovano garanzie per chi affitta e prezzi equi per chi ha bisogno di alloggi.
Poi recuperiamo il patrimonio edilizio esistente
Il Passante serve a perpetuare l’attuale modello tossico di mobilità.
Che ci fa morire di smog.
Se davvero si potenziasse la mobilità su ferro di.merci e persone non servirebbe
“”un Passante occorre. E’ necessario per allontanare dalla città l’immensa
quantità di traffico che attraversa Bologna da nord a sud e viceversa. Enormi quantità di smog ed emissioni nocive che respirano i cittadini della nostra città senza averli neanche prodotti.””” ma SI RENDE CONTO DI COSA STA DICENDO??? UN PASSANTE OCCORRE PER MOLTIPLICARE I DECESSI X CANCRO AI POLMONI, POLMONITI, BRONCHITI CRONICHE DEI CITATDINI DI BOLOGNA E DINTORNI !!! NO GRAZIE NE FACCIAMO A MENO. il passante non va ne avvicinato ne allontanato dal centro VA PROPRIO ELIMINATO , MA PENSARE SOLAMNETE ALLA STUPIDITA’ DELL’IDEA COLLEGATA AD ESSO: PORTARE all’interno della citta’ tutto il traffico proveniente da milano, roma, napoli, bari e dall’estero?? ma siamo proprio impazziti, I cittadini sani di mente dovrebbero sconfessare tutti coloro che ne parlano bene siano essi politici, giornalisti, opinionisti che sostengono una “pataccata del genere “