Nostra Signora delle Galere

Mentre il governo insiste sul trasferimento di settanta giovani detenuti dagli Ipm regionali alla Dozza, un’ampia maggioranza tra Comune e Regione si oppone al provvedimento. Per fortuna c’è ancora qualcosa su cui buona parte della politica preferisce unirsi anziché dividere

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Accade spesso che le storie meno accattivanti per il grande pubblico, soprattutto quando fanno ben sperare, non siano trattate con la dovuta cura e finiscano molto presto, spezzettate tra mille fonti, nel capiente dimenticatoio collettivo.

La vicenda di cui oggi provo a ricucire i pezzi, per fortuna, è una storia di buona politica e di altrettanto buona stampa. O ancora meglio di come entrambe, in questa città, si sforzino ancora di difendere i diritti costituzionali di cittadini e lettori nonostante un governo e un ministro della Giustizia che, su questo fronte, lasciano molto a desiderare.

È il 5 febbraio scorso quando, come riportato dall’Ansa (qui), Roberto Cavalieri e Antonio Ianniello, garanti dei detenuti rispettivamente dell’Emilia-Romagna e di Bologna, con una nota congiunta lanciano l’allarme dopo aver appreso da fonti sindacali che, per fronteggiare l’ulteriore sovraffollamento delle carceri – effetto collaterale nient’affatto imprevedibile del cosiddetto “Decreto Caivano” – una disposizione ministeriale prevederebbe per circa una settantina di giovani adulti, molti dei quali arrivati in Italia come minori stranieri non accompagnati, il trasferimento dagli istituti penali minorili della regione «all’interno di una sezione detentiva della Casa circondariale di Bologna, comunque tenuti separati dalla popolazione detenuta adulta, con personale applicato della giustizia minorile». «L’inedita soluzione organizzativa dipartimentale – proseguono i garanti – desta enormi perplessità e grave preoccupazione» in quanto il contesto che ne risulterebbe sarebbe «considerato, a tutti gli effetti, parte del circuito detentivo minorile, come se fosse un’appendice dell’Istituto penale per i minorenni di Bologna».

Com’è logico e giusto che sia, a maggior ragione in una città che non ha mai nascosto una certa sensibilità diffusa sul tema, la notizia comincia subito a circolare e ad accendere l’interesse genuino della politica. Tanto che al Question Time consiliare del venerdì successivo, per rilanciare un’enfatica titolazione dell’Agenzia Dire, il centrosinistra “insorge” compatto contro le intenzioni ministeriali per bocca di due consigliere comunali Pd, Antonella Di Pietro e Mery De Martino, della collega di Coalizione Civica Simona Larghetti e del consigliere di Lista Lepore, Giacomo Tarsitano.

Chi ha l’abitudine di leggerci sa quanto De Martino sia impegnata sui temi della giustizia e del carcere minorile del Pratello fin dai tempi in cui era consigliera di Quartiere a Porto-Saragozza, e altrettanto si può dire di Di Pietro per quanto riguarda il Navile e la Casa circondariale della Dozza. Non stupisce quindi che dalla convergenza in Question Time nasca un Ordine del giorno che impegna la Giunta «ad adoperarsi per far sì che il Dipartimento di giustizia minorile, in stretto raccordo con la Regione e il coinvolgimento della conferenza Stato-Regioni, individui altre ipotesi e soluzioni che rispondano ai bisogni dei giovani adulti dei contesti penitenziari minorili e adulti delle città sedi di carcere»  e ad avviare la costruzione di una «rete di città sedi di carcere» tesa al miglioramento delle condizioni di detenzione, sollecitando allo stesso tempo lo stanziamento di risorse nazionali e regionali da investire «nella creazione di nuove comunità per minori e giovani adulti» e in «strutture alternative per superare l’attuale sistema carcerario».

Non stupiscono nemmeno le richieste di chiarimento che la Regione, per tramite dell’assessora al welfare Isabella Conti, fa recapitare via lettera al ministro Nordio l’11 febbraio, per esprimere assoluta contrarietà all’iniziativa «poiché una tale ipotesi sarebbe gravemente lesiva dei diritti dei detenuti, soprattutto dei più giovani» e non farebbe che «aggravare ulteriormente le condizioni di detenzione, rendendole ancor meno compatibili con i principi di dignità e recupero sanciti dal nostro ordinamento». Una posizione sottoscritta anche dall’omologa comunale Matilde Madrid in un’intervista al Corriere Bologna” di due giorni dopo (qui).

A sorprendere semmai, anche dopo la conferma del provvedimento, è la disponibilità al dialogo sulla questione mostrata da Forza Italia, nelle persone del consigliere comunale Nicola Stanzani e della consigliera regionale Valentina Castaldini, che sempre sul “Corriere” si dice contraria al provvedimento e preoccupata per l’impossibilità oggettiva di assicurare ai giovani trasferiti percorsi di cura e di recupero (qui). Un’apertura di credito che chiede l’istituzione di «un tavolo di crisi con una forte presenza del welfare» per studiare soluzioni alternative alla carcerazione, puntando sulla creazione di comunità educanti per carcerati in tutta la regione. E che si sostanzia, come primo passo, nel voto favorevole a larghissima maggioranza, e senza voti contrari, all’Odg Di Pietro-De Martino durante il Consiglio comunale del 24 febbraio.

Sebbene sia evidente che questa insolita “maggioranza Ursula” alla bolognese non è prodromica di sconvolgimenti politici epocali, lo è altrettanto che su temi delicati come questo una convergenza politica il più ampia possibile non sarebbe soltanto auspicabile ma necessaria, e va quindi salutata con gioia quando finalmente si palesa. Il fatto che si manifesti come frutto di un’intelligenza collettiva a trazione femminile, poi, è l’ennesima dimostrazione che in una scena politica e sociale dominata da una competitività totalizzante, abbassare i livelli di testosterone favorisce la circolazione di pensiero e la qualità della nostra vita pubblica.

Per ricordarcelo più spesso, oltre l’invito a partecipare alla manifestazione contro il provvedimento promossa da partiti e associazioni, oggi alle 18 in via del Gomito, suggerisco di fare del 24 febbraio una ricorrenza laica senza nessuna pretesa di contrapposizione con il culto mariano cittadino. Potendo scegliere, la chiamerei “Nostra Signora delle Galere”. Ma sono pronto a piegarmi a qualunque decisione sarà presa durante il percorso partecipato su cui, per una volta, non avrei proprio nulla da ridire.


6 pensieri riguardo “Nostra Signora delle Galere

  1. Alcune settimane addietro sono usciti i dati ufficiali sui reati commessi in Italia. E’ di oggi invece la statistica relativa agli omicidi degli ultimi 10 anni.
    Purtroppo continuano ad aumentare in modo significativoe i fatti crminosi, anche gravi e gravissimi, commessi da minori; assai spesso in danno di coetanei. Da cio’ deriva la logica conseguenza che si sovraffollino gli istituti per i minorenni con soggetti pericolosi avendo essi commesso gravi fatti o semplicemente perche’ plurirecidivi. Il c.d. Decreto Caivano si e’ limitato a prendere atto della realta’ consentendo ai giudici di applicare, a loro autonoma discrezione, il carcere. Se molti magistrati minorili, professionalmente assai preparati, lo dispongono vuol dire che non c’erano alternative praticabili.
    A corollario poi se il nostro paese non fosse l’unico tra quelli occidentali ad avere una legge che impedisce l’espulsione del minore straniero non accompagnato, anche se autore di gravissimi reati, forse il problema del sovraffollamento in gran parte si risolverebbe.
    Cordiali saluti.
    Valter Giovannini

      1. Liberiamoci dal carcere e dalle espulsioni (comprese quelle dei ricercati internazionali con mandato di arresto). Grazie a Di Biase per l’articolo, ai garanti, e alle consigliere comunali e regionali per l’impegno. Sergio Palombarini

  2. Giovannini è pragmatico, lucido e quel che dice poggia su dati reali. Generalizzare, senza distinguere tra reati lievi e reati gravi e gravissimi, non aiuta il reinserimento di chi davvero ha la volontà di seguire traiettorie diverse da quelle che l’hanno condotto a commettere un reato.

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