Cultura del limite e rifiuto del dominio per una nuova ecologia politica

I Verdi in Emilia-Romagna e in Italia possono essere promotori di una nuova ecologia politica e protagonisti di quella “classe ecologica” di cui parlano Latour e Schultz. Occorre innanzitutto avere una chiara visione del nuovo mondo da costruire e dimostrare coerenza tra idee e azioni. Il tempo per invertire la rotta sta scadendo e, se concordiamo sul fatto che è in gioco l’abitabilità della Terra, dobbiamo fare ogni sforzo possibile per aprire gli occhi a chi si ostina a riproporre modelli e strategie che sappiamo essere responsabili della crisi ambientale e climatica

di Danny Labriola, co-portavoce Europa Verde-Verdi Bologna


I congressi sono momenti importanti per le comunità politiche. Se i partiti vogliono rivitalizzare la democrazia e la partecipazione, devono iniziare da casa loro. Ci sono tante persone che chiedono ascolto e spazi di confronto ed è ora che la politica esca dall’autoreferenzialità e da dinamiche di potere interne ed esterne. Coinvolgere e dare voce alla cosiddetta “base” può essere il migliore antidoto a quel “verticismo” che allontana i cittadini da un impegno civico e politico. 

I Verdi dell’Emilia-Romagna vivranno il proprio congresso l’1 e il 9 marzo a Bologna. Spero possa essere l’occasione per riflettere anche sulla crescente rabbia o indifferenza nei confronti di chi chiede fiducia (e voti) per rappresentare le aspettative e i bisogni dei cittadini. Una rappresentanza evidentemente poco efficace se ormai oltre il 50% degli elettori si rifugia nell’astensionismo. D’altronde il ruolo sempre più marginale degli eletti in parlamento e nei consigli comunali e regionali conferma la diffusa convinzione che ci sia poco spazio per incidere sulle decisioni delle giunte e dei governi, e di conseguenza pochissime possibilità per le persone di portare le proprie istanze nelle istituzioni.

I congressi dovrebbero essere laboratori di idee, analisi, programmi. Radici e identità devono camminare insieme a una visione di futuro. E la visione che può offrire un partito ecologista è fondamentale in un’epoca di sconvolgimenti ambientali e sociali. 

Da decenni il rapporto tra uomo e natura vive trasformazioni e profonde crisi che non trovano risposte nelle ricette tradizionali, orientate verso produzione e consumo, portate avanti dai governi nazionali e locali. Nemmeno la drammatica pandemia del 2020 è riuscita a risvegliare la coscienza delle classi dirigenti che continuano a non cogliere l’urgenza di un cambio di paradigma.

Occorre praticare la cultura del limite, rifiutando quella del dominio. Non capire che il sistema di produzione è diventato sinonimo di sistema di distruzione significa non capire che è in gioco l’abitabilità del Pianeta Terra. Da qui la necessità di favorire la nascita di una “classe ecologica” che sappia diffondere conoscenza, consapevolezza, azione.

È la via che ci indicano Bruno Latour e Nikolaj Schultz nel loro saggio Facciamoci sentire! Manifesto per una nuova ecologia. Bisogna prendere atto che il mondo nel quale siamo chiamati a reagire non è più lo stesso: per usare un termine caro agli antropologi, abbiamo cambiato “cosmologia”. «Davanti a questo Nuovo Regime Climatico – aggiungono i due studiosi – sperimentiamo la stessa sprovvedutezza dimostrata dagli antichi “selvaggi” di fronte a una modernizzazione che devastava il loro mondo».

Secondo Latour e Schultz la tradizione liberale, ampiamente condivisa dalle tradizioni socialiste, ha tradito il proprio progetto di sviluppo e progresso. A fronte dell’enorme catastrofe che non sono state in grado di prevedere, queste classi non sono più legittimate a definire il senso della storia. La classe ecologica, ribaltando la loro lettura economizzata della storia, si definisce attraverso «la congiunzione del mondo in cui viviamo e del mondo di cui viviamo» e deve «battersi almeno su due fronti, contro una globalizzazione illusoria e contro un ritorno all’interno dei confini, perché entrambi i movimenti sono sconnessi dalle questioni di abitabilità».

I Verdi in Emilia-Romagna e in Italia possono essere promotori di una nuova ecologia politica e protagonisti di quella classe ecologica di cui parlano Latour e Schultz. Occorre innanzitutto avere una chiara visione del nuovo mondo da costruire e dimostrare coerenza tra idee e azioni. Il tempo per invertire la rotta sta scadendo e, se concordiamo sul fatto che è in gioco l’abitabilità della Terra, dobbiamo fare ogni sforzo possibile per aprire gli occhi a chi si ostina a riproporre modelli e strategie che sappiamo essere responsabili della crisi ambientale e climatica. 


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