Un gruppo di psicoterapeuti dell’infanzia e adolescenza ha preparato un documento che riguarda il destino delle scuole medie di Viale Aldo Moro in considerazione del fatto che tra giorni inizierà il percorso partecipato che ne deciderà il futuro. Dal loro osservatorio registrano «una situazione preoccupante relativamente alla salute dei giovani e al loro investimento sulla scuola»
di Maria Cristina Zanini, per Amhppia (Associazione Martha Harris di psicoterapia psicoanalitica dell’infanzia e adolescenza) di Bologna
Siamo un gruppo di psicoterapeuti afferenti alla sezione bolognese di Amhppia, presente in tutto il territorio nazionale con psicoterapeuti specializzati in età evolutiva che lavorano in ambito sia pubblico che privato.
A Bologna la nostra associazione, con il progetto “Oltre La Burrasca”, ha lavorato negli anni con tante scuole del territorio e ha collaborato con i quartieri San Donato e San Vitale alla realizzazione dello spazio “La Casa sull’Albero”.
Ci sentiamo di intervenire sulla questione della dismissione delle scuole Besta poiché, dal nostro osservatorio, registriamo una situazione preoccupante relativamente alla salute dei giovani e al loro investimento sulla scuola.
I ragazzi in questi anni vivono una grandissima crisi: c’è un’emergenza per quanto riguarda fobie scolari (sempre più precoci), ritiri sociali, comportamenti autolesionistici, disturbi alimentari, gravi problemi di ansia, di depressione e di relazione in generale, disturbi rispetto a cui la scuola è dirimente. La scuola ha il compito di includere quanto più possibile, di evitare la dispersione scolastica, di offrire ai ragazzi un contesto in cui crescere in presenza di adulti capaci di sostenerli.
Le scuole Besta, costruite in anni in cui la Pedagogia era applicata alla vita sociale, presentano spazi di vita in cui è dato per certo che i ragazzi abbiano bisogni diversi, tempi di sviluppo e di apprendimento diversi, e questo è rispettato, accolto, gestito attraverso una scuola che consente all’insegnante di prestare attenzione alla classe e contemporaneamente avere uno sguardo sullo spazio adiacente, l’atelier, dove chi ha bisogni particolari (recuperi, studio di gruppo o altro) può svolgere il proprio lavoro. L’atelier può essere usato anche come spazio ricreativo, come zona di lavoro per piccoli gruppi costruiti intorno a ragazzi con bisogni speciali, o spazio mensa più contenuto, rispetto al refettorio, così da favorire la comunicazione tra i ragazzi.
Questo non è poco, perché indica un’idea politica di quello che è un gruppo e di come un gruppo di ragazzi possa evolvere nel rispetto di ciascuno.
Un altro aspetto che è fondamentale ora, molto più che negli anni ’80, è la possibilità, per ciascuna classe, di accedere a uno spazio di “realtà naturale” di pertinenza: l’aula all’aperto.
L’attuale generazione e sempre più quelle a venire avranno bisogno di esperienze concrete che permettano ai bambini di conoscere/conoscersi nel “fare”. Il problema dell’uso di dispositivi elettronici anche da parte di bambini molto piccoli porta a difficoltà di concentrazione, difficoltà nel tollerare le frustrazioni e quindi nel mettersi in gioco per affrontare la realtà e l’altro da sé. Una scuola che strutturalmente offra spazi all’aperto per ciascuna classe ha un valore aggiunto incommensurabile, può sostenere una didattica che davvero faccia crescere culturalmente ed emotivamente ragazzi che sapranno esplorare, conoscere e conoscersi in un’esperienza gratificante, dove la curiosità sia coltivata e incoraggiata.
La curiosità è ciò che permette di apprendere, ma anche di conoscere e accettare il diverso da noi. E certamente l’integrazione del diverso, dello sconosciuto, è un tema fondamentale ora e per gli anni a venire.
Perché dobbiamo rinunciare a tutto questo e tornare a una situazione peggiorativa?
Si decide di chiudere una scuola e progettare un nuovo edificio senza avere in mente una pianificazione concordata con i soggetti interessati e specializzati nel pensare gli spazi per l’insegnamento/apprendimento. Si sostituisce l’esistente con strutture esteriormente accattivanti ma non utili internamente. Un’operazione che avalla un approccio “di superficie” e non attento ai contenuti. Il “contenitore” definisce l’uso che se ne fa, la sua forma ne determina le potenzialità di utilizzo. L’esteriorità è solo una parte e, nella scuola, nemmeno la più rilevante.
Lo spazio in cui si articola e il contesto in cui la scuola è situata, favorisce e veicola la relazione alunno-insegnante e permette un lavoro diverso, come testimoniato dagli insegnanti che in questi anni hanno lavorato nella scuola Besta.
La scelta di eliminare uno spazio scuola nel verde, anziché ristrutturarlo, comunica un atteggiamento distruttivo nei confronti della scuola stessa.
In generale, l’attitudine a buttare via il vecchio, anche se buono, è il contrario di quello che si tenta di insegnare ai ragazzi: sistemare, lavorare con impegno per riparare quando c’è un danno. Le cose buone si tengono, si aggiustano. Le cose nuove non sono buone in sé e certamente una progettazione scolastica fatta senza riflettere sugli spazi interni insieme a insegnanti e pedagogisti è un piano superficiale e inutile. Quanto pensato e progettato in passato non è superato, è ancora attuale e prezioso, in particolare se poi viene sostituito con una tipologia architettonica da anteguerra, letteralmente.
La scuola ha una responsabilità nel favorire la crescita dei giovani e l’Amministrazione comunale ha una responsabilità nel decidere come l’Istituzione scolastica opera. Il come opera dipende in grande parte dal dove lo fa.
Noi come psicoterapeuti riteniamo che la scuola sia uno spazio irrinunciabile dove far crescere i ragazzi e che possa favorire la loro salute mentale. Pensiamo che una scuola progettata tenendo conto delle differenze individuali e che offra una plasticità fisica su cui poggiare nel personalizzare e modulare i diversi momenti di relazione degli insegnanti con gli alunni sia qualcosa a cui non si possa rinunciare e che debba, altresì, essere valorizzato.
Ci domandiamo quale sia il pensiero che sottende la scelta di dismettere una scuola nel parco, funzionale e attenta alla complessità con cui l’adolescenza sfida il mondo degli adulti, in favore di una scuola che anche se all’esterno accattivante al suo interno ha una rigida struttura aula e corridoi.
Partirà tra poco un percorso partecipato per decidere il destino della Zona San Donato Vecchio e Parco Don Bosco al cui interno sono collocate le ex scuole Besta. A noi sembra molto naturale che la progettazione dell’area comprenda che le ex scuole Besta vengano ristrutturate per poter diventare le Nuove Scuole Besta, una scuola nel parco storicamente radicata in un territorio particolarmente bisognoso, molto popolato, apprezzata sia per la qualità dei progetti offerti dalla scuola ai suoi allievi che per i progetti realizzati per gli abitanti del quartiere.

Buongiorno concordo in pieno con lei il problema è farlo capire agli amministratori di questa città che a parole dicono una cosa ma nei fatti fanno esattamente l’ opposto non solo per quanto riguarda le scuole ma anche per tutto il resto.
D’accordo, come ho già rilevato assieme a BM Cattabriga qualche tempo fa. Ricordo però che le scuole all’aperto da noi fin dall’inizio del Novecento importantissime avevano un obiettivo fondamentale: migliorare l’igiene, cioè la salute dei bambini. Oggi con la cementificazione/inquinamento, ed è anche per questo che il parco attorno alle Besta doveva rimanere, credo che la scuola troppo all’aperto porti rischi per la salute…
Il parco intorno alle Besta è ancora lì.
Però sinceramente non capisco cosa significhi una scuola troppo all’aperto.
Non saranno i momenti passati all’esterno ,durante il tempo scuola , a minare la salute dei nostri ragazzi. Ed è sicuramente meglio vedere alberi aldilà della finestra piuttosto che la parete di un palazzo o la gru del cantiere.
Scusi ma quali rischi porterebbe una scuola “troppo all’aperto”?
Cosa facciamo chiudiamo i ragazzi in casa e li facciamo giocare solo in soggiorno.?
Sono d’accordo con quanto scritto. In tema di edilizia scolastica si fa poco e male..e diciamolo da’ più visibilità una nuova scuola che una scuola ristrutturata
Ma avete visto la scuola nuova evidentemente fate solo teoria e poca pratica.
Basta strumentalizzazioni sulle Besta oltre a non metterci la faccia con nome e cognome complimenti per la risposta intelligente certo che le abbiamo viste le nuove scuole e proprio per questo che argomentiamo.
Lavoro alle Besta da tempo immemorabile e posso dire non in linea teorica, ma proprio perchè ci lavoro tutti i giorni che non c’è paragone tra la sede storica delle Besta, costruita negli anni ottanta come scuola media secondo precisi criteri che tenevano conto delle esigenze dei ragazzini della fascia 11-14 (spazi per lo studio teorico e laboratoriale, per il gioco all’aperto, per le attività di gruppo e le attività individualizzate di recupero e di potenziamento) su ispirazione di scuole del nord Europa all’avanguardia, in coprogettazione con pedagogisti ed educatori e l’attuale sede, il cosiddetto Polo dinamico, costruito come sede temporanea di scuole superiori in esubero, quindi per una fascia di età con esigenze diverse e quindi assolutamente poco funzionale per i ragazzini delle medie. Non basta che una scuola profumi di nuovo per essere una buona scuola.
Nelle vecchie Besta ho insegnato anche io per molti anni e, come ben sai, erano un rottame irrecuperabile. Se il movimento non avesse intralciato l’abbattimento e la ricostruzione nel parco, non saremmo a questo punto. Ti riempi la bocca di pedagogia senza considerare come nel tempo sono cambiate l’utenza, la didattica, il mondo intero. Quello che funzionava 50 anni fa in quanto a organizzazione degli spazi oggi va rivisto. Non c’è più “abbondanza” di insegnanti in compresenza per cui i ragazzi non possono essere lasciati soli né all’aperto nel parco né in altri spazi (ad esempio quelli antistanti le vecchie aule). Se affermi che sia possibile organizzarsi come nel passato, menti a te stessa o hai gli occhi chiusi sulle dinamiche difficili che ci sono oggi nella scuola.
Per i ragazzini delle medie è importantissimo avere uno spazio all’aperto dove giocare, rilassarsi, scoprire la natura, fare attività didattiche, fare una pausa tra un’ora e l’altra, soprattutto per le classi che hanno un tempo scuola di 6-8 ore al giorno. Lo spazio all’aperto delle Besta poi è un vero e proprio parco che protegge(va) i ragazzi dai rumori e dall’inquinamento del traffico delle strade circostanti. All’interno del bellissimo Parco don Bosco i ragazzini delle medie prima delle 8 attendevano l’ingresso a scuola in un’ampia zona protetta, lontano dai pericoli e dall’inquinamento del traffico veicolare. Nel parco della scuola passavano gli intervalli della mattina e del dopo pranzo e le brevi pause tra un’ora e l’altra, nel parco giocavano a palla, si rincorrevano, passeggiavano, stavano all’aria aperta, chiacchieravano, coltivavano l’orto, creavano aiuole, osservavano e studiavano la natura, leggevano sotto l’ombra degli alberi o facevano attività seduti sull’erba in cerchio, facevano improvvisazioni teatrali o attività motorie. Nel parco della scuola si salutavano alla fine della giornata scolastica prima di sciamare in piccoli gruppi verso casa.
Vogliamo che i ragazzini di San Donato tornino a correre nel parco don Bosco. Vogliamo la ristrutturazione della scuola Besta, la scuola nel parco.
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Ho visto le nuove scuole Besta e non rispecchiano, a mio avviso, i bisogni dei ragazzi delle scuole medie che necessitano di ambienti più accoglienti. L’interno della struttura è molto dispersiva e non esistono aree esterne dedicate allo svago o ricreazione. Molte finestre si affacciano davanti ai palazzi, dando una percezione claustrofobica e le stanze sono poco illuminate da luce naturale. All ingresso della scuola i ragazzi sostano su un marciapiede che si affianca alla strada trafficata.
Sono pienamente d’accordo con Asia. La mattina spesso mi capita di vedere questi ragazzi che aspettano ( alle volte non poco) di poter entrare. Alcuni arrivano in anticipo, altri con calma, poi aspettano tutti ammucchiati occupando completamente l’esiguo marciapiede che si affaccia su una strada molto trafficata a causa di cantieri e deviazioni dei mezzi pubblici. Nell’attesa respirano smog e polveri varie a volontà.
Le Besta invece sono immerse in un parco e i ragazzi raggiungevano comodamente e in tutta sicurezza la scuola percorrendo un sentiero interno al parco. Inoltre il parco disponeva di un terrapieno con numerosi arbusti e alberi che isolavano e proteggevano l’ambiente dalla strada. Le finestre delle Besta danno tutte sul parco. Era davvero tutta un’altra cosa.
Il nuovo candido edificio che ospita le Besta è tra l’ ospedale ed il carcere… forse ci hanno abituato nel periodo del Covid a essere ritenuti malati e da rinchiudere, ancor più i bambini e gli adolescenti: fermi davanti ai computer, nelle loro camerette e aule: unico interlocutore lo schermo e l’insegnante. Nella storia della scuola si è arrivati ad un’evoluzione che valorizzava la crescita in relazione agli spazi naturali e artificiali, un grande patrimonio per le persone nella loro interezza psicofisica, nella ricchezza delle relazioni, nell’accettazione delle diversità, con l’obiettivo di rendere ragazze e ragazzi autonomi e consapevoli.
I tempi sono cambiati certo, gli esseri viventi un pò meno, i tempi di apprendimento reale restano quelli fisiologici, non basta la propaganda e il nascondere la testa sotto la sabbia per rendersene conto.
Speriamo solo che la capacità di cambiare direzione, la saggezza dimostrata dall’amministrazione salvando il parco Don Bosco, possa riportare il Polo dinamico al suo ruolo originario.
Ho molto apprezzato, leggendo questo articolo, l’attenzione riservata all’importanza del gruppo e alla socializzazione, quindi alla necessità di accompagnare le ragazze ed i ragazzi nella crescita anche emotiva.
Abbiamo il dovere di offrire loro il meglio, tenendoli sempre al centro del nostro interesse, perché le cose nel corso degli anni saranno pur cambiate, ma i loro bisogni restano gli stessi, soprattutto rispetto alla dimensione relazionale.
Sono assolutamente d’accordo che il tempo è passato da quando sono state progettate le scuole negli anni 80 , ma al Centro ci sono ancora o almeno dovrebbero esserci, gli studenti piccoli o grandi che siano, che hanno sempre gli stessi bisogni di crescita di evoluzione di relazione tra simili e contatto con l’ambiente della Natura. Se la Natura oggi è in grave pericolo, e i fatti lo dimostrano in pieno, allora noi tutti cittadini abbiamo il dovere di intervenire per DIFENDERLA, almeno per me è così, contro le logiche della politica che dimentica e azzera il fattore umano delle cose a favore di interessi solo economici.
E’ vero, la società è cambiata e sono cambiati i ragazzi in questi ultimi anni, con una accelerazione dopo il Covid, ma proprio questi cambiamenti che vedono i ragazzi sempre più fragili rendono ancora più preziosi gli spazi flessibili della nostra scuola Besta, come spiegato anche nell’articolo. Tanto più che non ci sono sempre compresenze, sono utilissimi gli spazi limitrofi, o pensiamo che la soluzione sia tenerli tutti chiusi in un’aula per 8 ore al giorno per 5 giorni settimanali? Da settembre a giugno?
Condivido l’analisi dell’articolo. Inoltre penso che il percorso che ha portato alla situazione attuale non può essere valutato positivamente, perché ha richiesto una contrapposizione a tratti “muscolare”, con un’amministrazione che ha voluto dare inutili prove di forza. Lo dimostra, tra gli episodi più eclatanti, lo schieramento di 70 poliziotti in assetto antisommossa per consentire quello che si è poi rivelato un inutile abbattimento di un albero di 50/60 anni. Alla fine, si è giunti a più miti consigli, ma con modalità che hanno creato tensioni evitabili e che hanno lasciato l’amaro in bocca a chi ha sempre creduto nel dialogo come strumento prioritario.
Per chi dice che le proteste hanno “intralciato l’abbattimento e la ricostruzione nel parco” rispondo che non era quello il progetto (magari!): il progetto era lasciare la scuola lì per i 3/5 anni di durata del cantiere di realizzazione della nuova scuola con relativo abbattimento di molte altre piante storiche, per poi spostare la scuola nella nuova (affacciata alla strada; dietro ad essa sarebbero rimasti ben pochi alberi e, a pochi metri, il cadavere della vecchia scuola).
Dunque le proteste sono riuscite invece a spostare i ragazzi nella scuola attuale, senza ulteriore impoverimento del parco.
L’ideale, secondo il mio parere, sarebbe a questo punto fare una nuova scuola al posto di quella vecchia, senza ulteriori abbattimenti di piante e impoverimento del parco: una scuola che mantenga le caratteristiche positive della precedente, con però una struttura nuova al passo con i tempi.
Ho lavorato alle Besta per tre anni, e la zona parco con i ragazzi l’abbiamo usata molto non solo per attivitá ricreative ma anche laboratoriali. Ancora ad oggi non riesco a capire il no alla ristrutturazione.
Avere la scuola all’interno di un parco ad oggi é una fortuna.
Domenica sono stata alle Besta, quella “vecchia”per la partita di Basket di mio figlio. E vedere tutto messo da parte, sia dentro che fuori mi ha fatto una gran tristezza.
Passo ogni tanto davanti alle nuove Besta, nn sono mai entrata. Ma il fuori nulla a che vedere con le Besta dove ho lavorato. A ricreazione i ragazzi sono appoggiati al muro, o sono in classe. Una parte dell’edificio affaccia sulla strada, sui parcheggi.
Le Besta devono rimanere nel loro parco, dove sono nate.