Ribelliamoci all’incultura carceraria del Governo

Venerdì sera associazioni, cittadini e rappresentanti di partiti e istituzioni si sono dati appuntamento in via del Pratello per una manifestazione contro la decisione del governo di trasferire 50 giovani adulti dagli Istituti penali minorili del Paese al carcere della Dozza. Una decisione che sconcerta per modalità e disprezzo dei principi costituzionali, e contro la quale è bene che politica, media e società civile continuino a opporsi con ogni strumento a disposizione

di Antonella Magnoni, cittadina


Venerdì sera cittadini e cittadine, associazioni e rappresentanti delle istituzioni si sono dati appuntamento, ancora una volta, per manifestare contro la decisione del governo di trasferire al carcere della Dozza di Bologna 50 giovani adulti (ossia con età fino a 25 anni) detenuti in Istituti Penali per Minorenni italiani sovraffollati.

Il volantino dell’iniziativa

La fiaccolata, promossa dai gruppi consiliari di maggioranza, unitamente a Volt, ha visto l’adesione del circolo Pd Pratello “Parisini-Mongiorgi” – collocato a pochi passi dal carcere minorile di Bologna e che si è dato anche disponibile a una raccolta di beni di prima necessità per i ragazzi detenuti – è partita da piazzetta San Rocco e si è snodata lungo via del Pratello, per poi concludersi in piazza San Francesco dove si è svolto un momento di discussione a cui hanno preso parte rappresentanti politici, rappresentanti dell’ordine degli avvocati e della Camera Penale di Bologna e i portavoce delle associazioni.

La manifestazione, molto composta e sentitamente partecipata, è stata silenziosa per volontà degli organizzatori che non volevano creare condizioni di possibili tensioni all’interno dell’Ipm dislocato lungo il percorso. Il corteo ha fatto solo una breve – e simbolica – sosta all’ingresso dell’istituto poi ha proseguito verso piazza San Francesco.

Lungo il percorso si sono sentiti applausi, richieste di spiegazioni, le persone si sono fermate a osservare; tutto questo è importantissimo perché dobbiamo sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema.

A tutti e tutte deve essere chiaro che non si risolve il problema del sovraffollamento degli Ipm – generato in primis dai provvedimenti securitari del governo e principalmente dal cosiddetto Decreto Caivano (decreto-legge 15 settembre 2023, n. 123, poi convertito in legge) – trasferendo detenuti da un Ipm all’altro (sono in costruzione tre nuovi istituti che accoglieranno in ultima istanza i 50 detenuti in arrivo a Bologna, o meglio coloro che per allora non avranno finito di scontare la pena), momentaneamente “parcheggiandoli” al carcere per adulti di Bologna, collocandoli in una sua sezione che è stata all’uopo “sgomberata” grazie al trasferimento in altri istituti di pena dei detenuti lì presenti, così interrompendo anche per loro i percorsi in atto.

Solo a raccontare questa storia si ha la sgradevole sensazione della totale assenza di ogni forma di umanità e di rispetto per queste persone, ma anche della più totale assenza di un senso logico. Perché trasferire 50 giovani adulti tutti in un unico carcere? Perché non redistribuirli nelle regioni di provenienza?

Questa domanda non è retorica, perché questa decisione di accorparli tutti al carcere della Dozza avrà un primo e sostanziale effetto: se questi giovani ultimeranno di scontare la pena a Bologna le istituzioni locali preposte, così come le associazioni a supporto, dovranno affrontare anche il tema del loro reinserimento sociale.

Già questo basterebbe a chiedersi con quale ratio si è mosso il Governo. Ma non basta, venerdì sera un agente della Polizia penitenziaria – sindacalista – ha confermato che ancora non era nota la lista dei primi 15 ragazzi in arrivo lunedì. Non è un problema da poco.

Questi giovani detenuti hanno spesso problematiche di natura psicologica se non psichiatrica, così come problemi di dipendenze. Tutto ciò comporta l’organizzazione di una équipe medica in grado di accoglierli fin da subito, corrispondendo ai loro bisogni di cura; l’Ausl si sta organizzando in tal senso ma “alla cieca”: il sindacalista riferiva infatti che analoga assenza di notizie gli è stata riportata da un sindacalista dell’Ausl, con uguale preoccupazione.

Non sapere i nomi ma soprattutto le storie di questi ragazzi costituisce un enorme problema nel momento della loro accoglienza in carcere. Tanto più che non è dato sapersi con quale criterio siano stati “selezionati” i 50 ragazzi che arriveranno a Bologna. Le nostre istituzioni si sono battute a Roma per avere le informazioni dovute per organizzare l’accoglienza e mi auguro che mentre sto scrivendo almeno questo aspetto sia stato risolto.

Resta il fatto: perché non rendere noti i nominativi e relativi percorsi dei ragazzi con un preavviso adeguato alle complesse circostanze organizzative?

Non mi addentro più di tanto nelle ipotesi, ma se questo è dovuto a disorganizzazione è gravissimo. Se invece ci sono altre ragioni, c’è di che preoccuparsi. Forte è la sgradevole sensazione che questa decisione del governo sia la traduzione del “metteteli dentro e buttate via la chiave” concetto greve spesso ripetuto anche da alti suoi esponenti.

Le autorità garanti dei diritti dei detenuti, l’Ordine degli avvocati e le Camere penali di Bologna, anche loro presenti con propri rappresentanti alla manifestazione, non hanno mancato di pronunciare parole di preoccupazione e denuncia sottolineando la gravità, l’inadeguatezza e il possibile carattere non transitorio della misura.

Colpisce, oltre a tutto questo, come questa decisione sia stata assunta ignorando (o disprezzando) i contenuti dell’art. 27 della nostra Costituzione che espressamente prevede, per tutti i detenuti, quanto segue: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». L’umanità e la rieducazione come si conciliano con il trattare i detenuti come “pacchi” da spostare?

Non dimentichiamo poi che l’ordinamento penitenziario minorile (d. lgs. 2 ottobre 2018 n. 121, attuazione della delega della cd. legge Orlando 103/2017) ha come principio informativo il “recupero” del minore che delinque e solo come extrema ratio lo strumento coercitivo.

Premesso tutto questo, ora cosa si può fare? La società civile e i media devono tenere acceso un faro sulla questione, non si deve spegnere l’attenzione, occorre presidiare e monitorare gli sviluppi di questa vicenda, sperando che i parlamentari facciano ripetuti accessi alla Dozza, come da loro prerogative, per verificare le fasi di inserimento al suo interno di questi giovani adulti.

Intanto però il danno su di loro è fatto, sono stati interrotti i processi di recupero in atto con esami universitari mancati, con problemi per coloro che sono prossimi alla maturità, con visite mediche saltate, tanto per citare alcune problematiche. Come potranno gli operatori ri-motivare questi ragazzi? Poi, vogliamo parlare dei detenuti adulti che hanno lasciato il posto e sono stati trasferiti altrove per fare spazio ai ragazzi?

Questo racconto pare una trama di un romanzo distopico, ma tocca dire che non è una distopia questa è la nostra realtà.

Ribelliamoci.


Un pensiero riguardo “Ribelliamoci all’incultura carceraria del Governo

  1. Grazie Antonella Magnoni per questo forte richiamo d’attenzione civile scritto con grande equilibrio fra cuore e rabbia per il disprezzo che questo governo di incalliti odiatori manifesta nei confronti di chi la vita l’ha già messo in ginocchio, come i giovani carcerati, in questo caso. Perché non passi in silenzio l’odiosa, ottusa pensata del “buttar via la chiave”, buona si è no per tentare di ramazzare qualche voto in più, non per governare un paese che è rappresentato anche dai suoi problemi.

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