La fiaccolata in via del Pratello di venerdì sera ha coinvolto oltre 200 persone, raccogliendo il supporto incuriosito di chi era in strada e non sapeva di quanto sta avvenendo. A partire da lunedì 24 marzo, tra i 50 e i 70 minori saranno trasferiti per volere del governo nazionale dalle carceri minorili di tutta Italia, guarda caso, proprio a Bologna, in un carcere per adulti già sovraffollato. Una scelta che fa a pugni con la logica e con i principi cristiani che la destra beffardamente insulta sotto traccia
di Andrea Femia, digital strategist cB
«Le persone di solito nascondono la loro vera, spaventosa natura, ma a volte sotto l’impulso della collera la lasciano affiorare, rivelando di cosa sono capaci gli esseri umani». Venerdì pomeriggio stavo tornando in treno da Torino e ho iniziato a leggere un romanzo di Dazai Osamu, “Lo Squalificato”. Sono un centinaio di pagine preannunciate nei toni dalla frase in copertina.
La storia di questi mesi è costellata di fatti quanto meno spiacevoli, su moltissimi fronti. La catastrofe dell’ultradestra che torna al governo israeliano in cambio di nuove centinaia di morti. La baracconata tirata su da Trump e Vance che umiliano Zelenski in mondovisione pur di riavvicinarsi a Vladimir Putin, con la notizia di queste ore che chi bussa al campanello europeo chiedendo di collaborare è la Cina, al netto della smentita di Pechino: complimenti Donald, veramente uno stratega fine. E poi proprio l’Europa, annichilita nel suo manifesto fondante dalle parole di Giorgia Meloni che su Ventotene ha tirato una bordata sulla quale la reazione è stata indiscutibilmente unitaria, ma comunque poco efficace, come altrimenti non può essere il rincorrere la destra sul tema delle sparate verbali sulle quali saranno sempre più abili per forma mentis.
Questi sono i fatti grandi, da cui si evince che la Storia sta avendo un grossissimo problema a frenare l’impazzita traiettoria presa dagli eventi, dominati da una serie di individui che durante l’ora di educazione civica erano probabilmente in bagno a fumare. Il problema è che nel retro del palcoscenico, tra i fatti meno rimbombanti ma sicuramente più asfissianti, ci sono tanti eventi traumatici per i singoli individui che sono costretti a subirne le conseguenze.
Tra questi c’è di certo il processo che prenderà corpo a partire da lunedì. Tra i 50 e i 70 minori provenienti da tutta italia, oseremmo dire senza tema di smentita in modo randomico, saranno trasferiti in un carcere per adulti già sovraffollato.
Se chiedeste a una persona sana di mente se è il caso di trasferire dei giovanissimi in un carcere per adulti, la persona sana di mente risponderà con ogni probabilità «sei pazzo».
Se chiedeste alla stessa persona «senti, ma già che ci devono andare, già che non sappiamo ancora con che criteri li smisteremo, meglio in un solo carcere già affollato o meglio in più carceri per alleggerire la pressione?», la risposta sarebbe, per forza di cose, la seconda.
Eppure nonostante la logica parli chiarissimo, il governo guidato da Fratelli d’Italia ha optato per la prima scelta. È importante ribadire la guida del governo, perché non si può dividere la storia tra buoni e cattivi, ma è giusto che la gente sappia e si renda conto di chi è la responsabilità di una scelta così poco furbescamente priva di senso e di opportunità sociale.
Il principio che sembra muovere questa scelta è che i minori che hanno compiuto reati possono essere trattati come dei sacchi della monnezza, portati da una parte all’altra, senza nessuna strategia, senza nessuna visione del loro futuro. La sensazione è che i valori cristiani di salvaguardia degli ultimi non siano entrati del tutto nella testa dei nostri fratelli d’Italia, nonostante siano usi affermare il contrario.
E ancora aspettiamo parole dai parlamentari e dai rappresentanti bolognesi del primo partito del Paese. Sarebbe bello leggere una dichiarazione di una persona teoricamente impegnata a difendere gli interessi del territorio che giustifica e sostiene questa decisione. Sarebbe bello anche che i loro elettori si svegliassero dalla sbornia del potere e si chiedessero a chi giova tutto questo. Accettare sempre tutto non è segnale di grossissima considerazione di sé.
La frase di Osamu proseguiva così «…uno spettacolo che mi ha sempre terrorizzato al punto da farmi drizzare i capelli sulla testa, e al pensiero che questa natura feroce fosse loro necessaria per vivere, mi sentivo cogliere dalla disperazione».
Ecco, caro Dazai, ovunque tu sia, qui non c’è da farsi prendere dalla disperazione, ma se possibile farsi guidare dall’esempio di chi, in questi giorni, continua a tenere alta l’attenzione su una vicenda più simile a uno scempio provocatorio che a un atto logico.
