Il 21 marzo Bologna è andata in tilt: Cosmoprof, cantieri del tram e sciopero dei mezzi hanno messo in crisi la viabilità urbana. Le accuse di impreparazione si scontrano con le difficoltà strutturali di una città che ha scelto da tempo di concentrare Fiera e Aeroporto dentro al centro urbano. Servono soluzioni concrete: più parcheggi scambiatori, incentivi al car sharing e una mobilità pensata per i grandi eventi
di Maurizio Morini, Innovation Manager
Venerdì 21 marzo Bologna ha vissuto una delle giornate più critiche per la mobilità urbana degli ultimi anni. L’intera città è stata paralizzata da ingorghi, con automobilisti bloccati in code interminabili e tempi di percorrenza fuori da ogni previsione. Le cause di questo collasso sono da ricercarsi nella concomitanza di tre fattori:
- Cosmoprof 2025: la celebre fiera internazionale della cosmetica ha richiamato in città circa 250.000 visitatori, aumentando esponenzialmente il traffico veicolare.
- Cantieri del tram: numerosi lavori stradali per la realizzazione della nuova linea tranviaria hanno ridotto la capacità delle principali arterie cittadine, creando strozzature e deviazioni.
- Sciopero nazionale del trasporto pubblico: ridotta drasticamente la disponibilità di autobus e altri mezzi pubblici, costringendo molti cittadini e visitatori a ricorrere all’auto privata.
Questa combinazione ha portato a una saturazione estrema delle strade bolognesi. La Presidenza di BolognaFiere ha espresso preoccupazione per l’inadeguatezza delle infrastrutture cittadine nel gestire eventi di tale portata. Il presidente, Gianpiero Calzolari, ha dichiarato: «Noi organizziamo gli eventi ma la città deve reggerli, o è inutile».
Dal canto suo, l’assessore alla Mobilità, Michele Campaniello, ha sottolineato che esiste un confronto continuo con la Fiera per la gestione degli eventi e che la situazione attuale è aggravata dalla concomitanza di più fattori. Campaniello ha affermato: «Non c’è dubbio che la concomitanza di Cosmoprof, cantiere del tram e sciopero dei bus abbia provocato alcuni disagi».
È evidente che l’attuale assetto urbano di Bologna soffre per decisioni strategiche prese decenni fa: l’aver sviluppato una delle fiere più importanti d’Europa e un aeroporto di rilievo nazionale all’interno del perimetro urbano. Una scelta che non ha eguali tra le città europee con grandi poli fieristici: a Monaco, Milano, Francoforte o Parigi, fiere e aeroporti sono connessi ma distanti dal centro, serviti da efficienti reti di trasporto pubblico su ferro.
Tutti noi ci poniamo la domanda: esistono soluzioni da adottare?
L’assessore Campaniello ha evidenziato che la futura linea del tram, una volta operativa, potrà alleviare la pressione sul traffico urbano, soprattutto in occasione di grandi eventi come il Cosmoprof. Ecco cosa ha detto: «Il Cosmoprof fra due anni avrà il tram che fa capolinea proprio in via Michelino: sarà la risposta migliore anche e soprattutto per gli eventi fieristici».
Cosa possiamo fare oggi, senza bacchette magiche? L’assessore ha ragione a sottolineare che il Tram, una volta a regime, potrà alleggerire la pressione automobilistica in città.
Ma non basterà, soprattutto nei giorni in cui Bologna ospita eventi da centomila presenze. Per questi picchi, servono misure straordinarie e intelligenti, anche a basso costo.
Una soluzione sensata e immediatamente attuabile è potenziare in modo significativo i parcheggi scambiatori. Devono essere molto più grandi, ben segnalati, con navette rapide e continue verso la Fiera. A questi si potrebbe affiancare un sistema di pricing dinamico nei parcheggi attivi, che premi il car sharing: chi arriva con tre o quattro persone in auto paga meno di chi viaggia da solo o in coppia. Una scelta che agisce non solo sul traffico, ma anche sulla sostenibilità ambientale, incentivando comportamenti virtuosi.
Bologna ha il diritto – e il dovere – di essere all’altezza del suo ruolo internazionale. Ma deve anche trovare il coraggio di affrontare i limiti strutturali ereditati, con pragmatismo e visione. La giornata del 21 marzo ci ha mostrato quanto sia fragile il nostro sistema. Ora tocca a noi, come comunità cittadina, trasformare quella fragilità in occasione di cambiamento.
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Veramente il car sharing è tutt’altra cosa, immagino che l’autore volesse parlare di car pooling.
Per il resto, mi sfugge in che modo i parcheggi scambiatori risolverebbero il problema della congestione in zona Fiera.
L’idea sarebbe che una persona che deve raggiungere la Fiera di Bologna da fuori città arrivi a Bologna in auto, per poi lasciarla a 800 metri dalla Fiera e proseguire con il bus navetta?
Ma perché mai qualcuno che arriva da fuori dovrebbe fare la fatica di venire in auto a Bologna, dotata di una stazione ferroviaria con collegamenti diretti praticamente con tutta Italia, da Bolzano a Reggio Calabria?
L’utilità mi pare limitata a chi proviene da aree non servite dalla rete ferroviaria, ma vorrei tanto sapere di quale percentuale parliamo rispetto al totale dei visitatori del Cosmoprof.
Gentilissimo Fabio, grazie per le note molto interessanti. Giusta l’osservazione formale sul car sharing, ho voluto rendere “pop” un concetto in quanto l’espressione corretta non è conosciutissima, ma è effettivamente car pooling. Invece non capisco il dubbio sui parcheggi scambiatori: in tutto il mondo i parcheggi di quel tipo, anche a 10 km dai quartieri fieristici, hanno risolto molti problemi di congestione di traffico. E questo perché purtroppo anche se Bologna è servita, la maggior parte delle persone che visitano le fiere usano i mezzi propri. Poi potremmo fare una terza proposta: treni e pullman che nei periodi di fiera, al contrario di quanto fanno gli alberghi, abbassano le tariffe per spingere le persone a non usare le auto. Grazie comunque ancora per l’attenzione e gli stimoli.