Una discussione sulla condizione professionale degli educatori, che sono tra coloro che più si interfacciano con la gestione delle difficoltà di relazione, in un momento in cui si invoca la necessità di ripensare i servizi, e spaventa la dinamica di fuga dai lavori di cura. Con questo spirito nasce il dibattito che si terrà l’11 aprile dalle 18.30 nell’Aula Magna di Piazza Scaravilli, e che vedrà ospiti docenti universitari e pedagogisti di Unibo e non solo
di Cristian Tracà, consigliere di quartiere e dottorando di ricerca
Non passa giorno ormai senza un articolo di cronaca che parla di allarme sociale rispetto ai giovani, con una tendenza costante alla criminalizzazione, che produce a sua volta marginalizzazione, e al soffocamento del ragionamento pedagogico, come se le devianze poi nascessero senza una motivazione. È un’ulteriore prova del fatto che il mondo degli adulti è in grande sofferenza e scarica comodamente sulle etichette le sue difficoltà nel dare una visione di futuro alla fascia giovane.
Questa situazione richiama invece a un investimento pubblico sull’educazione e sulla cura della relazione, che passa innanzitutto da una dinamica di nuova valorizzazione del lavoro educativo. Complice anche il successo della serie “Adolescence”, siamo avvolti, se non travolti, dal tema. Se non ci fermiamo a ragionare adesso sulla necessità di rafforzare le competenze pedagogiche e gli spazi di confronto forse sarà difficile ritrovare il bandolo della matassa.
Con questo spirito nasce il dibattito “A che punto è la notte? La crisi del lavoro educativo extrascolastico tra luci (poche) e ombre (molte)” che si terrà l’11 aprile dalle 18.30 nell’Aula Magna di Piazza Scaravilli. Una discussione che va oltre i confini della città e dell’Ateneo bolognese, mettendo a sistema il lavoro di osservazione, di esperienza diretta e di ricerca di varie persone che hanno incrociato il lavoro educativo extra scolastico.

Un’occasione importante può essere intanto un dibattito sulla condizione professionale degli educatori, che sono tra coloro che più si interfacciano con la gestione delle difficoltà di relazione. Un focus che si concentra soprattutto sull’ambito extrascolastico, spesso più periferico nella riflessione, in un momento in cui si invoca la necessità di ripensare i servizi, e spaventa la dinamica di fuga dai lavori di cura.
Una ricognizione delle questioni professionali dopo una serie di cambiamenti che da qualche anno a questa parte, prima con la legge Iori, poi con l’introduzione nel 2024 dell’albo, hanno cercato di riplasmare questo mondo così complesso e su cui ancora c’è da fare un lavoro culturale e politico enorme.
Per l’Università di Bologna interverranno il professor Alessandro Tolomelli e la professoressa Fulvia Antonelli, che conoscono da vicino gli operatori, ne seguono la formazione e hanno scritto numerosi articoli e monografie sulle competenze e sulle caratteristiche del lavoro dell’educatore, sulle marginalità, sulle esperienze sul territorio.
Ci saranno anche degli ospiti specializzati sul tema. Il primo è il professor Sergio Tramma, docente senior dell’Università Bicocca, che nel 2023 ha curato il volume (che richiama il titolo dell’iniziativa) “Le zone d’ombra del lavoro educativo”, insieme a Marialisa Rizzo e Simone Romeo, anche lui parte attiva della discussione, che insegna all’Università della svizzera italiana. Completa il parterre degli studiosi il professor Davide Caselli dell’Università di Bergamo, che ha riflettuto sui lavori sociali ed educativi in una cornice di riduzione costante del welfare e di aumento delle diseguaglianze.
Non sarà un convegno accademico, perché è previsto uno spazio ampio per chi lavora in questo momento sul campo ed è ogni giorno costretto a gestire una complessità sempre maggiore. Prenderanno parola anche il Collettivo delle Educatrici arrabbiate ed Eucit-Educatori contro i tagli, in città conosciuti per l’approfondimento che conducono su Radio Città Fujiko all’interno della trasmissione “Signore e signori il welfare è sparito!”.
Probabilmente non abbiamo ancora una consapevolezza diffusa sul rapporto tra studi sociali e pedagogici e qualità della vita in comune in una democrazia sempre più sotto attacco per le difficoltà con cui risponde ai bisogni sempre più eterogenei e complessi.
Sicuramente una serata interessante per chi lavora nel campo, per chi osserva con interesse le evoluzioni, per chi vuole approfondire gli aspetti deontologici dell’educazione dopo le ultime scelte legislative che hanno diviso gli animi rispetto ai profili di evoluzione.
Uno spazio anche per capire da dove ripartire a livello legislativo, accademico, politico per rafforzare la consapevolezza sulla dimensione dell’educare e sulle emergenze professionali in un Paese in cui il costo della vita cresce velocemente e le sfide richiedono personale sempre più formato e che possa avere delle condizioni di lavoro, di salute e benessere psicofisico tali da svolgere al meglio un lavoro delicato che si confronta quotidianamente con la molteplicità, il tempo lungo della progettazione e del risultato.

Grazie Cristian, segnali una iniziativa molto opportuna e di grande interesse per tutti, ragazzi/e, docenti, genitori, nonni/e, amministratori pubblici. Grati a UniBO che nella sua storia ha avuto grandi pedagogisti e attenzione ai temi che oggi sono sotto i riflettori e che fanno anche un pò paura ma che pur così apparentemente nuovi sono almeno in parte nuove espressioni delle distanze che da sempre separano le vecchie dalle nuove generazioni.