Il 10 aprile alle 20.30, alla Casa della Conoscenza di Casalecchio, la presentazione della terza edizione del libro che racconta la storia incredibile di Sara Turetta, fondatrice di “Save the dogs and other animals” che ogni giorno, insieme con valorosi volontari, si batte per un mondo più giusto che includa anche i diritti degli animali
di Barbara Beghelli, giornalista
Una giovane e rampante pubblicitaria 29enne con la vocazione di salvare i cani maltrattati e randagi: è Sara Turetta, a suo tempo in forze nella sede milanese di Saatchi&Saatchi. Molti magari la conoscono, visto che è stata ospite di diverse trasmissioni nazionali ed è andata più volte sui quotidiani con la sua favola di infinito amore per gli animali. Per chi invece lo ignora ecco la sua storia, unica, di una ragazza che 23 anni fa ha cambiato “pelle”, lasciato casa e vita per salvare i cani randagi di Romania, e che sarà a Casalecchio giovedì 10 aprile alle 20.30 alla Casa della Conoscenza per illustrare “I cani, la mia vita” ( Ed. Sonda). Titolo del suo libro, a novembre giunto alla terza edizione, che ha già venduto 5.000 copie, e anche dell’iniziativa moderata da Annamaria Pisapia, attivista della protezione animale internazionale e organizzata dalla Lav Bologna col patrocinio del Comune di Casalecchio, dove interverranno: Annalisa Amadori, responsabile Lav di Bologna, la veterinaria Giulia Bompadre e, ca va sans dire, l’autrice.
La storia incredibile di Sara inizia perché leggendo i giornali e vedendo i tg viene a conoscenza della strage di massa di cani in Romania. Un massacro senza fine, nel solo paese di Cernavoda, a est di Bucarest, dove poi lei si trasferirà, 2.500 cani vengono accalappiati e ammazzati brutalmente, mentre nella capitale ben 150mila cani trovavano la morte atroce nello stesso periodo, e da allora ne sono stati eliminati 1 milione in tutto il Paese. Il motivo di tanta crudeltà? I cani senza famiglia per difendersi a volte morsicavano, creando di conseguenza problemi di ordine sanitario, visto che non erano certo vaccinati, di qui il massacro ideato a tavolino dalle autorità. Sara Turetta non si dà pace quando legge e apprende di questo eccidio, soffre e alla fine non ci pensa un momento in più: lascia sua posizione privilegiata e va in Romania, laddove era in corso il massacro. «Per qualcuno potrà sembrare una follia, ma io mi sono sentita di fare così», dice oggi.
Il libro che presenterà giovedi è autobiografico, un reportage dalla Romania di allora sugli abissi dell’animo umano del dopo-Ceaușescu. I cani, tutti, erano ammazzati barbaramente a prescindere, compresi i cuccioli a cui veniva fracassato il cranio, gli altri erano scuoiati nei canili e i giornali riportavano l’ecatombe, i pianti disperati, i latrati strazianti, la consapevolezza della fine atroce che inesorabile stava arrivando. Questo libro-testimonianza è «una descrizione di cosa sia la forza d’animo», scrisse di lei sul Corsera Susanna Tamaro.
Ma la storia di chi 23 anni fa ha fondato Save the dogs and other animals e che ogni giorno, insieme con valorosi volontari, si batte per un mondo più giusto che includa i nostri fidati e spesso unici veri amici, a quattro zampe, va ben oltre. In questa nuova edizione include infatti anche il racconto e l’impegno straordinario dell’associazione in Ucraina durante la guerra, per aiutare gli animali vittime del conflitto e i nuovi progetti avviati in Italia. Tra questi, ‘Non uno di troppo’, iniziativa volta a combattere il randagismo nel Sud Italia, e ‘Amici di strada’, un programma che si prende cura degli animali dei senza fissa dimora a Milano, garantendo loro benessere e dignità.
L’autrice, raggiunta al telefono, è stata insignita di diversi riconoscimenti: Premio Donne, Pace e Ambiente – Wangari Maathai (2012), Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia (2012), Jeanne Marchig Award (2016) e Clarissa Baldwin International Award for Excellence in Animal Welfare (2017).
Lei pone temi difficili.
Lo so. Ma abbiamo 200mila cani in situazione di emergenza, il 70% al sud. Le staffette li portano al nord, anche a Bologna, ma non basta, occorre affrontare il problema a livello istituzionale. Giovedì faremo una riflessione sul sovrappopolamento dei cani (randagi e ospiti dei canili), tema che vive di riflesso anche il nord Italia, appunto.
Che soluzione propone?
Si deve investire su sterilizzazione, microchip e iscrizione all’anagrafe. Bisogna offrire servizi e controllo sulla popolazione canina, compresa quella dei privati che li sfruttano e degli allevamenti.
La giustizia sociale deve includere gli animali ma si fatica a farlo capire.
Animali e ambiente dipendono dalle scelte e dai comportamenti di noi umani. Il cambiamento verso una società autenticamente evoluta può avvenire solo grazie alla conoscenza dei loro bisogni e dall’assunzione delle nostre responsabilità nel garantire loro protezione e una vita piena e dignitosa, aspirando a una convivenza armoniosa con tutti gli esseri viventi.

Capisco il problema, ma non sono commossa.