Spes Ultima Dea

L’Arcidiocesi di Bologna ha voluto quest’anno che le meditazioni della Via Crucis fossero «a cura della Cappellania carceraria di Bologna e dei volontari dell’Istituto di pena minorile». Un gesto orante di alto valore civile in un momento di sfiducia per i ragazzi detenuti al Pratello

di Antonella Magnoni, cittadina


«Vedere Gesù che cade, sembra un po’ che si avvicini a me che sono a terra, una terra che conosco perché ci ho sbattuto la faccia tante volte e che mi ha fatto pensare spesso che non ci sia altro per me». Queste parole sono tratte da una delle meditazioni della Via Crucis (Stazione III: Gesù cade per la prima volta) che l’Arcidiocesi di Bologna ha voluto quest’anno «a cura della Cappellania carceraria di Bologna e dei volontari dell’Istituto di pena minorile».

L’invito è stato accolto da don Domenico Cambareri, cappellano del Pratello, “prete di galera”, che ha coinvolto – per elaborare le meditazioni delle XIV Stazioni della Via Crucis – donne e uomini che, a vario titolo (giuristi, volontari e operatori), hanno a che fare con i minori o i giovani adulti detenuti o a fine pena dell’Ipm della nostra città.

L’obiettivo di questo “gesto orante” (qui) è stato di mantenere l’attenzione non solo della comunità cristiana, raccolta nei riti della Pasqua, ma anche di quella civile sui complessi problemi di sovraffollamento che il nostro Ipm sta attraversando – generati anche dall’applicazione del ben noto decreto Caivano – e della scellerata conseguente soluzione che, secondo il nostro governo, dovrebbe decongestionare non solo l’Ipm di Bologna, ma anche altri istituti di pena minorili: trasferimento di 50 giovani adulti detenuti in un braccio “dedicato” del carcere della Dozza in attesa del completamento di nuovi Ipm, in corso di costruzione, che costituirebbero per questi ragazzi il finale approdo.

Cantiere Bologna sta seguendo questa che parrebbe una follia, altri articoli sono stati scritti per rimarcare l’inadeguatezza di questa decisione. Questa premessa rende ancor più efficace e urgente soffermarsi sull’analisi di quanto emerge dalle meditazioni, non senza subito rimarcare il senso di profondo turbamento che avverto, scrivendone, perché mentre era in corso la Via Crucis, all’interno del carcere del Pratello si sono avuti momenti di grande tensione e alcuni detenuti si sono rifiutati di rientrare nelle loro stanze all’orario prestabilito: le preoccupazioni di tanti hanno nella giornata assunto una forma plastica, dunque il tema scelto dall’Arcidiocesi si è rivelato non soltanto di attualità ma di drammatica stretta attualità.

Ma torniamo alle meditazioni. Sono tutte ricche di spunti di riflessione; a leggerle viene da pensare che in quegli scritti c’è tutto il senso di quello che dovrebbe essere – e rappresentare – per un minore l’esecuzione della sua pena, un percorso con cadute e risalite proiettato a una finale redenzione, in altre parole a una sua rieducazione e a un suo recupero, in coerenza al dettato dell’ordinamento penitenziario minorile.

Colpiscono per la carica dì umanità e, a tratti, per l’ovvietà certe riflessioni ma in questo nostro attuale medioevo – come Michele Serra sintetizza il nostro presente – nulla è più ovvio o (purtroppo) scontato. «Per ogni giovane deve esserci la possibilità di ricominciare, perché dalle ceneri di un errore può rinascere la speranza, da ogni caduta la scommessa per riprendere il cammino verso una vita buona, cui tutti i giovani, di ogni tempo e di ogni luogo, hanno il diritto di essere condotti. (Stazione I: Gesù è condannato a morte).

Questo obiettivo presuppone una comunità educante degli adulti adeguata a questo ruolo educativo, che passa necessariamente dall’ascolto e non dal concetto di castigo. Addolora quindi leggere quanto segue: «La vendetta. Lo scherno. L’incapacità di vedere oltre. Gesù provò tutto questo nelle mani delle guardie. E questo è quello che spesso i ragazzi dell’Ipm provano mentre portano la loro croce. Una croce spesso fatta di sofferenze familiari o di mancate attenzioni, una croce fatta di indifferenza. Il bisogno è altro. La speranza. Lo sguardo. La voglia di cambiamento» (Stazione II: Gesù porta la croce sulla strada verso il calvario).

Queste parole sono intrise di sfiducia, e allora ci si deve chiedere: il sistema carcerario minorile è in grado di germinare nei ragazzi la speranza, che è anche prospettiva di futuro?

C’è da dubitarne fortemente: il garante per i diritti delle persone private della libertà personale di Bologna sta denunciando a gran voce la condizione di sovraffollamento del carcere minorile (49 detenuti su una capienza massima di 40) così come le criticità dei trasferimenti, già in atto, al braccio della Dozza, provvisoriamente (speriamo!).

Non resta allora, come comunità civile, che unirci alla preghiera di questi ragazzi detenuti che chiedono «di essere ricordati … giovani soli nel proprio percorso di crescita, traditi dal mondo degli adulti, abbandonati al tempo vuoto. La loro non è una preghiera lineare e composta: a volte è un grido, a volte un pianto, a volte un disegno, a volte uno sguardo silenzioso, a volte una richiesta diretta». (Stazione XI: Gesù è inchiodato sulla croce).

A volte, aggiungo, anche un gesto di ribellione, che va prima di tutto interpretato non solo (come accadrà temo per i fatti di questi giorni al Pratello) aprioristicamente punito. «Noi sappiamo rispondere a queste preghiere?» (Stazione XI: Gesù è inchiodato sulla croce).


2 pensieri riguardo “Spes Ultima Dea

  1. Grazie per questo articolo. Sui ragazzi chiusi negli Ipm
    vorrei richiamare la suggestione offertami durante la messa di ieri (Chiesa di San Sigismondo). Semplifico: Gesù risorto. Le donne arrivano alla sua tomba e la trovano vuota. Corrono a chiamare persone per mostrare ciò che hanno visto. Non c’è prova della Resurrezione, il corpo di Gesù può essere stato trasportato altrove per perseverare nell’illusione della sua Santità. Lui non è nei paraggi, apparirà solo più tardi.
    La tomba vuota invita a cercare il senso. Siamo circondati da tombe aperte, che ci chiamano ad un coinvolgimento, ad una riflessione più approfondita. Cosa è successo? Oltre lo sguardo che sfiora: ragioniamo, interroghiamoci, scaviamo, non accontentiamoci.

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