In occasione della prima, storica, puntata di Wwe Smackdown su territorio italiano, Bologna è stata invasa dagli spettatori di ogni parte d’Europa e del mondo, soprattutto grazie all’enorme hype generato dalle ultime azioni che hanno visto protagonista John Cena. Le conseguenze sul sistema dei taxi sono state aberranti. E no, alla fine John Cena neppure era presente
di Andrea Femia, digital strategist cB
Non so da quanto tempo speravo di scrivere di uno spettacolo di wrestling, materia che generalmente contrasta con il profilo di una persona che prova a posizionarsi nel mondo degli adulti come un individuo che tende a leggere, ad ascoltare musica ricercata e tutte quelle diavolerie tipiche dei radical chic. Però sì, essere (stati) appassionati di wrestling in Italia è una croce identificativa che ogni tanto devi tirare fuori, per fare i conti con quel substrato di vergogna mista all’astio per l’interlocutore che ti prova a spiegare la vita con la massima “ma è tutto finto!”. Grazie per avermelo detto, negli ultimi 36 anni evidentemente non me ne devo essere accorto.
Venerdì 21 marzo per la prima volta in Italia si è tenuta una puntata di Wwe Smackdown, che fino a ora era arrivato nella penisola solo sotto forma di House Show, ovvero a dire spettacoli non destinati alla distribuzione televisiva. Negli ultimi mesi a meno che non viviate su pianeti ancora da scoprire potreste avere letto, anche solo distrattamente, del Turn Heel di John Cena. Certo, detta così, se non sapete nulla di wrestling ci sta che non capiate cosa voglia dire: essenzialmente, per la prima volta nella sua carriera più che ventennale, John Cena interpreta il ruolo del cattivo. Dico che interpreta perché, appunto, il wrestling vive di dinamiche scritturate, come se vedeste un film o una serie tv, che però durano da decenni.
Un po’ come “Un Posto Al Sole”, però si menano.
Questo passaggio al mondo dei cattivi, insieme all’altra superstar The Rock, che nel frattempo negli ultimi anni è sempre stato nel podio degli attori più pagati di Hollywood, ha fatto parlare tutti i giornali di wrestling e gioco forza ha contribuito all’impennata della vendita dei biglietti per lo spettacolo all’Unipol Arena. Conosco persone che hanno affrontato viaggi da ogni lato dell’Italia e letto storie di persone arrivate dagli Stati Uniti per seguire questo tour europeo della Wwe, proprio perché si sa che il pubblico europeo è estremamente più caldo di quello statunitense, e un pubblico elettrizzante fa tutta la differenza del mondo non solo per la riuscita dello spettacolo, ma anche per gli spettatori a casa.
Motivo per il quale non vi sarà difficile cogliere che il sistema dei taxi bolognese è andato in tilt. Ero personalmente a fianco di una persona che ha provato per 30 minuti a prenotare un taxi, senza successo. Sapete, probabilmente, che navigando su Google Maps e selezionando la destinazione (in quel caso l’Unipol Arena), potete scegliere le opzioni offerte da FreeNow, un’applicazione presente in diverse parti del mondo, che qui in Italia coadiuva il mercato di chi ha la licenza di Taxi e Ncc (nel resto del mondo è uno strumento che contribuisce a creare lavoro, ma ci torniamo).
FreeNow, così come Uber, funzionano in un modo semplice da spiegare. Tante più persone chiedono il servizio in quel momento specifico, tanto più costa il servizio stesso. Il paradosso è che in linea teorica i taxi avrebbero un tariffario bloccato, dovrebbero avere un tassametro, ma se chiami il taxi con FreeNow ti adegui alle regole del mercato e quindi dell’algoritmo che lo guida.
Motivo per il quale, chiedendo alle 18 un taxi per l’Unipol Arena, dalla zona ovest di bologna, per un tragitto di 11 minuti il costo previsto dall’applicazione oscillava tra i 34€ e i 40€.
Non è il compito di nessuno giudicare questa cosa, se non degli amministratori, però una cosa va detta, altrimenti si rischia di dare per scontato che tutto sia accettabile finché accade.
La distorsione di un mercato che fa il prezzo a seconda della domanda del singolo istante è accettabile solo se la stessa impostazione porta tutti a potersi garantire una fetta della torta. Per i grandi eventi non ci sono auto che bastino, e ci sono migliaia di disoccupati che con la propria automobile, adeguatamente licenziati, potrebbero fare molto più di quanto gli servirebbe nella giornata. Non si può accettare che l’arrivo delle piattaforme abbia soltanto prodotto il risultato che gli utenti paghino molto di più senza avere il conforto del vantaggio che generalmente questo costo più alto comporta. Banalmente, posti di lavoro.
Soprattutto se poi arrivi al palazzetto e dopo aver speso centinaia di euro non c’è neppure John Cena. Che nel frattempo a Wrestlemania è tornato campione Wwe, primo nella storia a farlo per 17 volte.
Quasi quante le telefonate da fare per trovare un taxi in città.

E’ un bell’articolo Andrea, complimenti.
Ammetto di non essermi neppure accorto di questo evento, ma ciò non toglie che il tema taxi mi interessa come utente, ma sempre meno considerate le condizioni dei taxi bolognesi, al punto che preferisco prendere il treno, andare a Milano dove trovo sempre un taxi e arrivare a Linate anziché al Marconi.
C’è un paradosso dal punto di vista delle “regole del mercato”: valgono per taxisti bolognesi solo quando sono troppo pochi rispetto alla domanda (quindi quasi sempre), ma non valgono (come invece in altri Paesi) rispetto al numero di licenze, a causa della debolezza contrattuale del Comune.