Una modesta proposta per il Comunale Nouveau

Per tirare avanti fino alla fine dei lavori e alla riapertura del Teatro di via Zamboni, ci si chiede se non sia possibile spostare gli spettacoli dall’ex hub vaccinale del comparto fieristico, in cui sono stati ospitati fino a ora, all’ Europa Auditorium progettato da Melchiorre Bega nel 1975 e distante solo pochi metri. Perché un teatro va sostituito con un teatro non con un capannone fieristico, per quanto “truccato”

di Silvia Camerini, cittadina


Le ultimissime notizie sullo stato dei lavori di ristrutturazione del settecentesco edificio del nostro magnifico Teatro Comunale in via Zamboni, quelli che interessano la zona di via del Guasto, ci fanno sapere che i tempi di riconsegna alla città di uno dei suoi luoghi più importanti, attivi e conosciuti internazionalmente slitteranno di mesi (un anno, minimo) perché si sono trovati i fondi aggiuntivi per ammodernare il palcoscenico e forse restaurare il deterioramento della sala, lavori non previsti in partenza.

Dopo poco, altra doccia fredda: sono stati rinvenuti reperti archeologici sotto via del Guasto in adiacenza allo stabile del Teatro. E quindi, fermi tutti. La Sovrintendenza Archeologica deve espletare le sue opportune e sacrosante indagini. Un altro annetto? Dal 2026 passiamo in un battito di ciglia al 2028, e se ci va bene.

Visto che è questo quello che ci aspetta, perché non pensare di migliorare la situazione attuale, che tante critiche solleva? Dal 2023 il pubblico, abbonati e non, bolognesi e non, devono sopportare il caldo afoso che produce la struttura, le polveri della moquette, la cattiva acustica che sommerge le voci con la preponderanza dell’orchestra che non ha la buca dove stare, i rumori esterni, la scomodità delle poltroncine. Per non parlare poi della pericolosità dei bassi ma insidiosi scalini, e soprattutto delle file interminabili ai bagni perché sottodimensionati.

Tra l’altro le produzioni  teatral-musicali ne risentono perché lo spazio scenico non consente allestimenti di qualità che incidono anche sulla resa dei cantanti. Ecco che emerge la verità: le rappresentazioni vengono fatte a “misura” di un non teatro.

Questa la situazione attuale, mentre a pochi metri dal Comunale Nouveau (ex hub vaccinale per il Covid nel 2020) sorge un vero teatro, nato con tutti i crismi: ingresso, biglietteria, foyer spazioso e mosso, guardaroba ampissimo, bar, toilette ben distribuite, per non parlare della sala.

È il Teatro Europa Auditorium, progettato da Melchiorre Bega nel 1975. Ed è il più grande dell’Emilia-Romagna: ha una capienza variabile da 550 a 830, a 1200 fino a 1750, dipende dai settori che possono essere coinvolti. Le poltrone sono larghe e comode e buona l’acustica. La cavea è disposta a ventaglio. Il palcoscenico è un vero palcoscenico, anche avanzato per tecnologia: profondo 14 metri, largo 36 metri e alto 15 metri. Tutt’altra cosa dal risicato, derelitto e schiacciato palco del Nouveau, che potrebbe essere solo un cinemone come in tanti dicono. Anche il golfo mistico del teatro di Bega è imparagonabile: largo 20 metri e profondo tre, può ospitare fino a 80 orchestrali.

Già nel lontano 1980 l’Ente Lirico Teatro Comunale si trasferì lì, sempre a causa di impellenti ragioni di restauro. Perché un teatro va sostituito con un teatro non con un capannone fieristico per quanto “truccato”.

Sappiamo che la proprietà dell’Europa Auditorium è del Comune di Bologna che lo ha dato in gestione a Bologna Congressi S.p.a., che a sua volta lo ha affittato agli impresari Alberto e Sergio Vernassa, i quali programmano una fitta e fortunata stagione di musical, concerti pop, balletto moderno.

Senza nulla togliere a questo tipo di spettacolo che riscuote largo consenso, pensiamo che la Fondazione Teatro Comunale di Bologna si meriti una situazione logistica migliore, la migliore reperibile. Quindi senza perdere il cliente, il Comune potrebbe chiedere uno scambio: il Musical al Nouveau e l’Opera all’Europa Auditorium.

Il sogno poi sarebbe che Fondazione Teatro Comunale di Bologna potesse tornare a quei livelli che l’hanno vista in un lontano passato tra i migliori teatri europei e uscire così dalla “gabbia” del terz’ultimo teatro (su quattordici Enti Lirici) finanziato dal Ministero.


8 pensieri riguardo “Una modesta proposta per il Comunale Nouveau

  1. A volte si ha l’impressione che Bologna sia più a suo agio nel decidere cose provvisorie. Il parcheggio staveco provvisorio da decenni, il comunale nouveau (e non l’auditorium di Piano), lo stadio provvisorio per risistemare il vecchio (e non uno nuovo fuori città, come lo era il Dall’Ara quando fu costruito), una tangenziale rimpinzata invece di un passante esterno.

    1. Sì può non essere d’accordo con Silvia Camerini? Il luogo è sgradevole, così ne risentono inevitabilmente anche gli allestimenti. Davvero: perché non l’Europa Auditorium così spazioso e coinvolgente?
      Sembra che Bologna scelga le situazioni più dimesse, complicate e costose, quando a due passi, in questo caso, potrebbe avere un’ eccellenza a sostegno e in assenza del nostro glorioso Comunale.
      Perché?
      E i “perché” si allungano sempre di più!…
      Laura Falqui

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