È questo il modello turistico per Bologna?

Dodici euro per un bicchiere di vino in un bar del centro. Attenzione a non snaturare, per ingordigia, una delle caratteristiche fondamentali della vita sotto le Due torri, la socialità

di Aldo Balzanelli, condirettore cB


Quando si sente dire che a Bologna con il boom del turismo i prezzi sono impazziti sembra un luogo comune. Ma basta sedersi a un tavolino del centro storico (genericamente in centro, non in piazza Maggiore) per rendersi conto che non si tratta affatto di una falsa sensazione. La prova? Uno scontrino di un locale qualsiasi un sabato qualsiasi: quattro persone, una breve pausa per bere qualcosa, e il conto è…32 euro. Un bicchiere di prosecco alla modesta cifra di 12 euro, due spremute molto annacquate e se ne vanno altri 12, un caffè può costare meno di 3 euro? e un micro-pasticcino non giustifica almeno 5 euro? Il totale fa 32. 

D’accordo, gli affitti dei locali sono aumentati, la materia prima costa, il personale pure (anche se un’infinità di locali del centro coltivano con ostinazione il precariato). Ma sembra ragionevole far pagare un bicchiere di vino quanto l’intera bottiglia? Con un ricarico approssimativamente del 600 per cento?

Si dirà: se ne stia a casa se non vuol spendere quelle cifre, non è obbligatorio sedersi nei bar del centro. Non è questo il punto. Il punto è se è davvero questo il modello che vogliamo per Bologna. Un modello che assomiglia sempre più a quello delle aree ad alta intensità turistica, Firenze, Venezia… Aree che rendono moltissimo sul piano economico a chi affitta o gestisce esercizi commerciali, ma nelle quali i “locali” non mettono più piede perché sono diventate invivibili. 

Il centro storico di Bologna è sempre stato il luogo dove ritrovarsi per fare due chiacchiere, dove passeggiare e fermarsi a bere un caffè o una birra, dove socializzare, incontrare gli amici, scambiare idee. E ci piacerebbe potesse continuare a essere (anche) questo. Il turismo è certamente uno straordinario motore per l’economia locale, ma attenzione a non snaturare, per ingordigia, una delle caratteristiche fondamentali della vita sotto le Due torri, la socialità. E a togliere a chi vive in città il piacere di godersela, senza dove accendere ogni volta un mutuo.

Quale possa essere la soluzione, confesso, non lo so. So però che una riflessione appare quanto mai opportuna per evitare che “il mercato” decida lui da solo e senza regole quale debba essere il futuro del centro storico di questa città.


6 pensieri riguardo “È questo il modello turistico per Bologna?

  1. Gentile Balzanelli,
    credo che la situazione andrà sempre più peggiorando finché continueremo a pensare al turismo come ad uno “straordinario motore per l’economia” oppure un “volano per l’economia” etc:
    in che senso? E per chi?
    In breve una storia che non è solo la mia:
    Sono un lavoratore che da qualche tempo ha dovuto lasciare la sua casa (i prezzi sono impazziti non è un luogo comune), sono stato escluso dal centro storico della città che Amo; ogni volta che lascio la città prendendo la via della mia nuova “casa” o abitazione, mi prende un senso di sconfitta e di ansia perché nonostante un buon lavoro non ho potuto continuare a permettermi uno stile di vita che ho cercato, voluto e amato. In tutto questo vedo che la città è utilizzata da alcuni come una vacca da mungere per i quali i residenti sono un fastidio e da altri come fosse un parco a tema e non un luogo in cui vivono delle persone. Altro che socialità!
    A me quindi- questo turismo- pare più una voliera, una gabbia, che un volano.

    Detto questo il Suo invito finale a riflettere sul tema è pienamente da abbracciare e più che sperabile: io ci sono!
    Grazie!
    S.

  2. Ciao a tutti

    Posso citare (se volete faccio un altro post con i nomi) tre locali dove vado spesso nel e attorno al centro dove con 3,50-4,00 € prendo caffè e pasta (media/grande).

    Comune/Bologna Welcome/ExtraBO avvisino su social/app/ecc. che chiunque abbia pagato cifre simili tenga lo scontrino e chiami (o faccia chiamare se straniero) il 117 (Guardia di Finanza).

    Agire subito, prima che la “piazza” sia rovinata

    Un caro saluto

  3. Bologna la mia città non la riconosco più in centro storico solo locali dove si mangia a tutte le ore e che offrono nella maggior parte dei casi solo taglieri e primi piatti spesso scadenti. Non parliamo poi del vino già è demenziale proporre sempre prosecco e non i nostri vini locali come ad esempio il pignoletto se poi te lo fanno pagare 12 euro un bicchiere di champagne a 15 euro è a buon mercato. Come hanno già fatto notare altre persone qui intervenute affitti (quando si trovano) a prezzi folli, mega studentati a 700 euro posto letto gestiti dai soliti noti insomma sta diventando una città solo per ricchi e tante famiglie stanno facendo salti mortali per arrivare a fine mese? È questa la città che hanno in mente il podestà Lepore e la giunta più progressista d’ Italia?? È questa la città più green d’Italia dove si cementifica a tutto spiano si tagliano alberi e si elimina il verde per poi desigillizzare ( gia’ il termine è inquietante) le aree abbandonate e dove si spende circa un milione di euro per quella minchiata della fontana inaugurata pochi giorni fa in via Fioravanti dove prima c’era un bel prato verde?? Dovremmo essere fieri di vivere in una città che è stata definita dalla magistratura una delle più importanti lavatrici di denaro sporco del nord Italia??? Ci sono inoltre alcune zone della città ( guarda caso sempre nei soliti quartieri) dove la malavita la fa da padrone sfruttando come manovalanza gli ultimi della società quelli senza speranza e senza futuro. Da elettore di quella sinistra che ormai non esiste più sono disgustato e stanco di questa aria fritta al potere .

  4. Signor Balzanelli si chieda come si può tenere insieme il suo accorato auspicio con l’avidità di un’amministrazione che chiagna e fotte essendo partecipe e facilitatrice di una politica che se ne sbatte alla grande di quanti euro escono dal suo portafoglio poiché lascia campo libero alla società aeroporto che si frega le mani in una espansione senza limiti, limiti che appunto nessuno mette e che sta puntando a raggiungere 20 milioni di passeggeri che devono transitare per il paesone Bologna. Le conseguenze sono queste e ringrazi che sono solo soldi cioè pezzi di carta perché ci sono studi medici che rilevano aggravamenti di problemi legati alla salute di chi vive nella zona nord di Bologna, zona che sempre il caro sindaco sta gentrificando a tutto spiano.

  5. Mi sembra di rileggere le medesime perplessità espresse sui costi degli hotel in occasione di fiere oppure di concerti di “big” sia a Bologna sia a Casalecchio di Reno. In entrambe le circostanze non leggo proposte o soluzioni se non quelle che scaturiscono dalle leggi della domanda e dell’offerta. Ho la fortuna di viaggiare e posso affermare che quello che accade a Bologna non è diverso da quello che accade in qualsiasi altra città italiana a prescindere dal colore politico del Sindaco che governa. L’alternativa alle leggi del mercato credo sia una economia con regole in cui i servizi, inclusi quelli di intrattenimento e di socialità, possano essere “tariffati” secondo parametri che prescindono dai costi degli affitti dei locali dal costo delle professionalità impiegate e dal glamour (io lo chiamo così) che alcuni luoghi riescono ad esprimere. Bologna è una città a vocazione turistica e sempre più internazionale. Non solo è un polo attrattivo scientifico e culturale, sto pensando all’Università di Bologna all’università Johns Hopkins alla cittadella della scienza dal Tecnopolo al supercomputer Leonardo al Cineca alla Fondazione Cineteca di Bologna solo per citarne alcuni. Queste forze di attrazione condizionano e lo faranno sempre di più in futuro tutti i costi dei servizi dell’indotto, ovvero la ricettività, l’ospitalità inclusi quindi i costi delle abitazioni e soprattutto gli affitti nonché delle serate nelle osterie. Come a Berlino, Londra Parigi Francoforte, Monaco, Bordeaux, Nizza, Utrech, Vienna, Salisburgo ecc. ecc. Con l’unica aggravante che gli stipendi a Bologna e in generale in Italia non sono comparabili con le altre città europee. Ma questo non dipende certo dal Sindaco…

  6. Credo che oramai sia una partita persa. Non ci restano che una epicurea imperturbabilità oppure la pazienza di chi, seduto sulla riva del fiume, aspetta che passi il cadavere.

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