La morte ha ammazzato Diego, ma Diego è vivo. Il ricordo di Mauro Collina

Dopo lunga malattia, si è spento a 73 anni Benecchi, una delle  personalità più impegnate e riconosciute del ’77 bolognese

di Redazione cB


È morta una delle anime del Movimento del ’77 bolognese. Diego Benecchi, 73 anni, si è spento dopo una lunga malattia. Lo ha annunciato su Facebook il compagno di tante battaglie del vecchio leader, Mauro Collina, con molta commozione.

E le reazioni del nucleo resistente dei vecchi movimentisti sono subito cominciate ad arrivare. «Fu anima anche del Collettivo di Giurisprudenza in cui militavo anch’io – commenta Giampiero Moscato, ora al Cantierebologna.com – e lì, più che prima, quando Diego era di Lotta Continua e poi della Jacquerie, apprezzai la sua potente intelligenza e la capacità di interpretare un mondo che cambiava. Fu uno di quelli che guidò la rivolta  settantasettina, e fu duro lo scontro con il Pci. Con cui lui e gli eredi del Partitone seppero riconciliarsi. Un ritorno di comprensione reciproca che arrivò fino a farlo diventare presidente del Gruppo Due Torri del consiglio comunale, in cui fu eletto nei primi anni ’90. Ricorderei tante cose, ma ora mi fanno troppo male. Preferisco rammentare le nottate passate a giocare a Risiko. Anche se era imbattibile. Non solo a Risiko, per altro. Addio, Diego».

Il ricordo di Diego

di Mauro Collina

La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte:
è come se fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
(Sant’Agostino)

Non chiedetemi un motivo razionale per aver cercato queste parole: forse, come milioni di persone nel mondo, sono rimasto colpito dalla nomina di Papa Leone XIV e dalla sua appartenenza all’Ordine Agostiniano o forse è semplicemente l’età che gioca con i miei pensieri… ma rassicuratevi: non sono stato “Fulminato sulla…Via San Donato!”.

Oggi provo un vuoto terribile che non riesco a colmare in nessun modo: Diego non c’è più e sarebbe stupido cercare rassicurazioni nelle frasi di circostanza. Per questo la mia mente vaga, alla ricerca di parole…

Quando conobbi Diego io ero di qualche anno più giovane e, come succede a quell’età, i compagni più grandi si guardano con ammirazione e rispetto;  frequentavo da pochissimo tempo e in maniera sporadica la sede di Lotta Continua  di via Quadri e mi sentivo spaesato, lui invece era già un leader del Collettivo Itis; un giorno si avvicinò e, prendendomi sotto braccio, mi chiese chi ero. Uscimmo sotto il portico, parlammo a lungo e da quello scambio di impressioni sul mondo nacque una profonda amicizia che, negli anni, si consolidò sempre più.

Vivemmo con smarrimento lo scioglimento della nostra organizzazione rivoluzionaria, come la amavamo definire ma, testardamente, demmo vita a Bologna a tante e significative lotte: dalle autoriduzioni alle occupazioni delle case, dalla lotta al precariato ai temi della cultura; così nacque il Collettivo Jacquerie, nel novembre del 1976. Subito dopo arrivarono anche a Bologna le occupazioni delle facoltà contro la Riforma Malfatti e Diego, naturalmente, guidava le compagne e i compagni del Collettivo di Giurisprudenza. 

A marzo del 1977 vennero i giorni terribili, dopo l’assassinio di Francesco Lorusso e la campagna di criminalizzazione nei nostri confronti da parte del gruppo dirigente del Pci: tanti arresti e altrettanti latitanti. Colpirono anche noi ex di Lotta Continua e Diego fu uno dei primi a essere rinchiuso nel carcere di Forlì. Dopo pochi mesi, a settembre, vennero a prendere anche me insieme a Giancarlo e a Lele ma, se avevano pensato di piegarci, si erano sbagliati perché  il regime di carcerazione ci aggregò ancora di più: ribaltammo il Carcere di San Giovanni in Monte semplicemente imponendo l’applicazione dei regolamenti.

Una volta usciti forse in pochi si ricorderanno che, con Diego e altri sciamannati, anticipammo in qualche modo quello che diventerà il Partito dei Verdi, presentando alle elezioni comunali la “Lista del Sole”. Fu così: dipingemmo un vecchio autobus con colori stupendi e affrontammo già allora le tematiche che riguardavano l’ambiente anche se sia Diego capolista sia io, secondo, non fummo eletti per pochissimi voti.    

Quando nel 1990 Diego decise di entrare nel partito Democratico della Sinistra il nostro rapporto fu messo seriamente in discussione ma non si spezzò; io lo accusavo di essersi venduto ma il volergli bene mi aiutò a stemperare la sua scelta, non dico di averlo perdonato però ho continuato sempre a ricordarglielo.

Non voglio dilungarmi sulle cose che con Diego, insieme a tante e tanti compagni, abbiamo fatto in questi anni perché sono davvero tante e le porterò per sempre nella memoria e nel cuore. Caro compagno Benecchi, ovunque tu sia sono convinto che avrai già trovato il modo di impezzare qualche nostro amico: sbrigati a dar vita ad un bel Collettivo!


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