Un ciclo di incontri nel Padiglione Filla ripercorre la storia di questo pezzo di città attraverso le sue architetture, dalla palestra dello Sferisterio – inaugurata negli anni venti del XIX secolo per ospitare un gioco molto particolare – fino alla Palazzina della direttissima, edificata nel 1934 per celebrare l’apertura della linea ferroviaria Bologna-Prato-Firenze e oggi sede di una scuola intitolata alla memoria di Lea Giaccaglia Betti
di Michela Venturi, Archivio Storico Comunale
Qual è il filo invisibile che lega l’antico e vibrante gioco del “Pallone al bracciale” al razionale “Padiglione della Direttissima”? Cosa dire della maestosa Scalinata del Pincio? La risposta si evince con naturalezza: questi tre luoghi emblematici sono parte integrante del Giardino Pubblico della Montagnola, teatro di un ciclo di incontri intitolato “Una Montagnola di Carte”, ospitato nel Padiglione Filla grazie alla sinergica collaborazione tra Fondazione Rusconi Ghigi Innovazione Urbana e l’Archivio Storico Comunale.
La Palazzina della Direttissima è un fulgido esempio di architettura razionale del dopoguerra. Nata nel 1934 come padiglione celebrativo dell’apertura della strategica linea ferroviaria Bologna-Prato-Firenze, oggi accoglie una scuola intitolata alla memoria di Lea Giaccaglia Betti. Quanto al giuoco del Pallone, correva l’anno 1817 quando il Conte Senatore Cesare Scarselli, facendo eco al desiderio popolare di rivedere in azione quel gioco, affidò all’ingegnere comunale Giuseppe Tubertini il compito di disegnare un’area adatta, proprio nelle vicinanze del Pubblico Giardino. Il progetto prese forma grazie al Capo Mastro Muratore Francesco Minarelli.
La scelta cadde sul Prato di San Giovanni Decollato e su terreni adiacenti, che furono oggetto di una permuta. Per finanziare l’opera, fu deliberata una sottoscrizione pubblica di 5000 “Voci”, ciascuna del valore di 2.60 scudi, pagabili in rate mensili di due paoli per tredici mesi. La spesa complessiva prevista per questo ambizioso intervento oggi si aggirerebbe intorno ai 600.000 euro, con la proprietà destinata a rimanere nelle mani del Comune.
Ma quali caratteristiche definivano il progetto ideato dall’ingegnere Tubertini? Il fulcro della struttura del Giuoco del Pallone era costituito da un imponente muro per il rimbalzo della palla, la stessa solida presenza che ancora oggi possiamo osservare, con una sequenza esterna di quindici campate scandite da colonne e coronata da un’alta cornice.
Nel disegno iniziale, le campate erano nove. Si prevedevano inoltre alcune aperture, definite «finestrelle per dar sfogo all’impeto dei venti contro il Gran Muro», che tuttavia non furono realizzate. Le tribune poste alle estremità del campo erano protette da un tetto sorretto da colonne in stile dorico e da una rassicurante rete «che protegge dalle percosse del pallone i fanciulli, le donne e i timorosi». Lungo il campo di gioco si sviluppava un ampio parterre a gradoni, pronto ad accogliere fino a 3000 appassionati.
Come ricorda la lapide incastonata all’esterno del muro, questa palestra dedicata alla Pallapugno fu inaugurata con una vibrante cerimonia il 25 maggio 1822.
Ma come si svolgeva concretamente questo affascinante Giuoco del Pallone? Due squadre, composte abitualmente da tre giocatori, si affrontavano su un campo rettangolare di generose dimensioni , il cui spazio era diviso da un cordino. Gli atleti indossavano un pesante bracciale cilindrico di legno particolarmente duro, ornato da una serie di punte sporgenti, strumento con il quale colpivano con forza la sferica palla di cuoio.
L’alto muro laterale, con i suoi imponenti 20 metri, non era un semplice sfondo, ma un elemento attivo del gioco, consentendo rimbalzi strategici secondo regole che sorprendentemente anticipavano quelle del tennis moderno.
Essendo uno spettacolo all’aria aperta, le competizioni si concentravano nei mesi estivi, generalmente da giugno a settembre. Nei suoi primi anni, lo Sferisterio fu dedicato esclusivamente al Giuoco del Pallone.
I giocatori, vere e proprie star dell’epoca e lautamente ricompensati, venivano ingaggiati con contratti di esclusiva, vincolandoli alla città e impedendo loro di partecipare a eventi in altre località.
Nel corso dei secoli e nelle diverse regioni italiane, in particolare nelle Marche, in Toscana e in Emilia-Romagna, il gioco conobbe diverse evoluzioni. Fu nel XIX secolo che il Giuoco del Pallone col Bracciale raggiunse l’apice della sua popolarità, con la costruzione di numerosi Sferisteri e l’affermazione di campioni leggendari, osannati da un pubblico entusiasta.
