“Figure Resistenti”. Ricordare per immagini

Fino al 2 giugno, nelle sale della Libreria Giannino Stoppani a Palazzo Re Enzo, in mostra quattordici illustratori italiani che raccontano, con loro segno, la Resistenza

di Vincenzo De Girolamo, giornalista


Riguarda un sogno collettivo che ha dato forma e colore al mondo della nostra storia, terreno sul quale si è radicata la Repubblica. Chi partecipò a liberare l’Italia dal giogo fascista continuò a sognare, con determinazione ed emozioni profonde, ma circondato anche da sensazioni piene di dubbi, paure e gioie.

A guardarle oggi, le storie delle donne e degli uomini che si avvicinarono e contribuirono alla Liberazione, messe in fila una dopo l’altra, compongono, mostrano i contorni di quello che si contraddistinguerà come segno del carattere nazionale del Paese. Dalle nostre emozioni più profonde, dalle nostre sensazioni più vere che suscitano queste storie, come può essere riletto il punto cruciale, riconosciuto nella data del 25 aprile 1945, pilastro della Repubblica Italiana?

Per continuare sulla scia di chi ha pensato e partecipato a liberare la nazione non si può prescindere da ciò che caratterizzò quel tempo: un cambiamento, un punto di svolta, un inizio e una fine. E siamo ancora disposti a perseguire la via della giustizia?

Hannah Arendt affermava che la giustizia è un concetto fondamentale nella vita politica e sociale, legato rigorosamente alla libertà e al diritto di avere diritti. Dio solo sa cosa potettero pensare e vivere le persone che si videro liberate dal giogo del ventennio.

In occasione dell’ottantesimo anniversario della Liberazione, quattordici illustratrici e illustratori italiani raccontano, attraverso il loro segno, la Resistenza. Ricordare, non celebrare.

Davanti alla mostra“Figure Resistenti”, mi sono chiesto quale sorpresa volevano riservare al visitatore le curatrici e curatori della Libreria Giannino Stoppani, quando l’hanno preparata e allestita. Non ho avuto dubbi: rintraccio i loro segni nella sorpresa che si vivifica al ritrovamento di una scatola persa nel tempo e riapparsa miracolosamente, un piccolo scrigno dove a essere racchiuso è un tesoro in cui trova posto una piuma colorata, un fiore essiccato, una pietra di fiume un foglietto con un elenco di nomi, un bottone, una fionda. La stessa sorpresa che trovo quando davanti ai miei occhi si spalanca la tavola di Giulia Pastorino. Un invito al visitatore a sconfinare nel vibrante mondo interiore, fatto di riletture di momenti felici espressi attraverso il segno che sintetizza la felicità nel gesto delle braccia svolazzanti delle staffette partigiane, nel sorriso del bambino, nelle chiacchiere sguaiate, nella striscia di strada solcata da un fantomatico multi tandem scattante e agile al chiarore della luna piena e alla luce del faro della bici. Un insieme che trova la sua energia dentro il movimento fatto di attesa e inizio del cambiamento.

E come non emozionarsi davanti alla delicatezza dei papaveri di Francesca Ballarini che portano contemporaneamente bellezza e l’aspetto fragile espresso nei petali delicati, nei colori vividi ravvivati dall’acqua che la figura umana spruzza su di loro. O come non intenerirsi davanti  al pudore della figura femminile, illustrata da Sara Cimarosti, fatta spogliare a un posto di blocco tedesco alla ricerca di messaggi nascosti? E dove porre la parsimonia del gesto e l’accuratezza della formica di Andrea Antinori che si cura di annaffiare anch’essa i papaveri, quasi come a dire attenzione alla fragilità della democrazia, bisogna curarla per non farla sfiorire.

Questi alcuni tra gli illustratori che compongono l’elenco di chi ricorda la Resistenza con il loro lavoro visivo nella mostra “Figure Resistenti”, visitabile fino al 2 giugno, dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 19.30 e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.30 presso la Libreria Giannino Stoppani, via Rizzoli 1/ Bologna. Di questi qualcuno è stato uno studente, altri docenti all’Isia di Urbino.

Un augurio, a conclusione, in questo tempo dove il cannone ha ripreso a tuonare forte. Dobbiamo far in modo che la felicità provata da chi ha vissuto la nostra Liberazione possa trovare al più presto certezze sui visi dei popoli di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e di tutti gli altri Paesi dove la guerra non trova riposo e porta con sé sempre un’ombra nera, fatta di boati e sangue che tutto avvolge e tutto sbriciola.


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